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Il presidente Napolitano in Israele e a Betlemme

27/11/2008  |  Gerusalemme
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Una Betlemme blindata ha accolto il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, nell'ultimo giorno della sua visita in Israele e in Terra Santa. Misure di sicurezza altissime, per la presenza del capo dell'Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas, hanno praticamente svuotato le strade attorno alla residenza betlemmita di Abu Mazen, dando a tutti la sensazione di quanto la situazione in Cisgiordania sia delicata. Dopo i colloqui con il presidente palestinese, Napolitano ha visitato la basilica della Natività, dove è stato accolto dal padre Custode, Pierbattista Pizzaballa.



Una Betlemme blindata ha accolto il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, nell’ultimo giorno della sua visita in Israele e in Terra Santa. Misure di sicurezza altissime, per la presenza del capo dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas, hanno praticamente svuotato le strade attorno alla residenza betlemmita di Abu Mazen, dando a tutti la sensazione di quanto la situazione in Cisgiordania sia delicata.

Lontano dal contatto con la gente Napolitano e Abbas hanno parlato di processo di pace, dello sviluppo economico della Cisgiordania, del rafforzamento della sicurezza, dei rapporti con Israele, e anche degli attentati che – poche ore prima – avevano gettato nell’incubo la capitale economica indiana, Mumbai. Attentati fortemente condannati da entrambi i leader.

Sostegno pieno ad Abu Mazen, senza se e senza ma, quello fornito dal presidente Napolitano all’Anp di Ramallah, nel «solco della tradizione sostante di sostegno alla causa della autodeterminazione del popolo palestinese». Un supporto che viene riconfermato in una fase delicatissima, alla vigilia della scadenza del mandato presidenziale di Abu Mazen, e nel periodo di più profonda divisione politica e geografica tra i palestinesi. Alla divisione tra Fatah e Hamas, Abbas ha dedicato anche una parte delle dichiarazioni in conferenza stampa, comunicando di accettare la richiesta di una ripresa del dialogo fatta dalla Lega Araba, ma riconfermando allo stesso tempo la linea dura verso il movimento islamista palestinese.

Il colloquio tra Napolitano e Abbas è arrivato in coda a un viaggio in massima parte dedicato alla visita di Gerusalemme e ai contatti con le autorità israeliane. Era iniziato martedì scorso con l’incontro con il capo dello Stato d’Israele Shimon Peres, e proseguito, poi, con i colloqui con esponenti del governo e dell’opposizione, l’incontro con Tony Blair, con la comunità ebraica d’origine italiana, con gli scrittori italiani e israeliani riuniti al convegno, e infine il conferimento del dottorato honoris causa da parte dell’università ebraica di Gerusalemme.

Il presidente Napolitano ha speso molte parole, in questi giorni, per confermare non solo l’appoggio italiano a Israele, ma per spingere su di un tasto a lui caro. Sin dalla sua inaugurazione dell’ultima Fiera del libro di Torino, quella svoltasi lo scorso maggio, che aveva suscitato molte polemiche per la scelta del Paese ospite d’onore: Israele, appunto. Il presidente italiano ha voluto usare a Gerusalemme le stesse parole, e dire che – secondo lui – «l’antisionismo è solo un travestimento dell’antisemitismo».

Prima di andare a Tel Aviv, per salutare una conferenza ad alto livello tra industriali italiani e israeliani, si è svolta la breve visita ai Territori palestinesi occupati. Una visita non casualmente concentrata solo su Betlemme, simbolo della cristianità, mèta del turismo religioso italiano, luogo su cui Roma ha concentrato molti dei suoi aiuti e del suo impegno. E alla dimensione cristiana Napolitano ha dedicato la rapida visita alla basilica della Natività (il cui tetto verrà restaurato, per un preciso decreto appena emanato da Abu Mazen). A guidarlo, il Custode di Terra Santa, fra Pierbattista Pizzaballa, accompagnato dai francescani di Betlemme, che hanno poi accolto il presidente nell’ostello di Casanova, dove c’è stato il veloce saluto agli italiani che vivono nei Territori palestinesi. Dai carabinieri impegnati a Hebron e Rafah, ai funzionari delle organizzazioni internazionali, ai religiosi e alle religiose dei diversi ordini, ai cooperanti che hanno consegnato a Napolitano una lettera per chiedere di occuparsi anche della situazione più preoccupante dal punto di vista umanitario e umano, quella della Striscia di Gaza. I cooperanti hanno ricordato come il blocco da parte delle autorità israeliane abbia anche impedito l’ingresso del nunzio apostolico mons. Antonio Franco, che domenica 23 novembre ha invano cercato di recarsi a Gaza per celebrare la Messa assieme alla piccola comunità cristiana della Striscia.

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