Terrasanta.net - Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.
Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Da Gerusalemme a Roma. Una maratona sulle orme di san Paolo

01/08/2008  |  Roma
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile
Da Gerusalemme a Roma. Una maratona sulle orme di san Paolo

«L'anno paolino ci dà l'opportunità di rilanciare il legame tra sport e fede sull'esempio dell'Apostolo che parlò della vita cristiana come di una gara sportiva. E ci permette di farlo partendo dalla Terra Santa». Edio Costantini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, ci spiega così il senso della maratona "Correre sulle orme di San Paolo" che nella primavera del 2009 unirà Gerusalemme a Roma: migliaia di chilometri e migliaia di partecipanti per un mese di corsa seguendo l'itinerario dei viaggi di Paolo di Tarso.


«L’anno paolino ci dà l’opportunità di rilanciare il legame tra sport e fede sull’esempio dell’Apostolo che parlò della vita cristiana come di una gara sportiva. E ci permette di farlo partendo dalla Terra Santa». Edio Costantini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, ci spiega così il senso della maratona «Correre sulle orme di San Paolo» che nella primavera del 2009 unirà Gerusalemme a Roma: migliaia di chilometri e migliaia di partecipanti per un mese di corsa seguendo l’itinerario dei viaggi di Paolo di Tarso.

Si parte da Gerusalemme il 29 aprile, in marcia fino a Cesarea. Poi il sogno è quello di andare in nave ad Atene («Ci stiamo ancora lavorando – ammette Costantini – c’è una trattativa in corso con l’arcidiocesi latina della capitale greca e con il patriarcato ortodosso») e da lì, e questo è già sicuro, a Malta. Poi lo sbarco in Italia: Siracusa, Catania, Reggio Calabria, Pozzuoli, fino a piazza San Pietro. A Roma il 21 giugno, ad accogliere i maratoneti, ci sarà Benedetto XVI.

«Il progetto è in continuità con l’ormai tradizionale maratona del Centro sportivo italiano, la Betlemme-Gerusalemme, e verrà usata la stessa “fiaccola della pace”», precisa Costantini, che del Csi è stato presidente per otto anni, fino al giugno scorso. La Fondazione Giovanni Paolo II è appena nata proprio con il contributo della più grande associazione sportiva italiana, insieme a Mab.q, Credito Sportivo, Qui Group, Studio Ghiretti&Associati e al supporto dell’ufficio Sport della Cei e della sezione Sport del Pontificio consiglio per i laici. Obiettivo: esportare nel mondo il modello italiano di pastorale dello sport e costruire nuove occasioni educative.

Ma, chiediamo a Costantini, chi prenderà parte alla maratona? «Oltre a una ventina di maratoneti veri e propri, la staffetta coinvolgerà circa duemila partecipanti provenienti dai Paesi che ospiteranno l’evento. Al termine di ognuna delle tappe ci fermeremo per alcuni giorni sul posto con un “villaggio dello sport”, una proposta educativa pensata soprattutto per gli studenti e per i giovani e realizzata intorno a un grande campo sportivo per giocare a calcio a 3, calcio balilla umano, pallavolo, pallacanestro e per fare musica insieme. In ogni luogo le sinergie saranno tante: in Terra Santa siamo in contatto con l’Opera romana pellegrinaggi, il Patriarcato latino, la Custodia, i sindaci di Betlemme e Gerusalemme e il ministero israeliano del Turismo». Il progetto è di evitare di transitare semplicemente sul territorio ma di incidere in termini educativi usando lo sport come occasione di dialogo tra i diversi e come terreno di costruzione della pace. «Lo sport, quello vero – conclude Costantini – ha in sé tutte queste potenzialità».

(English Version)

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

Vai alla pagina
dell'Ufficio pellegrinaggi
Newsletter

Ricevi i nostri aggiornamenti

Iscriviti
Finalmente libera!
Asia Naurīn Bibi, Anne-Isabelle Tollet

Finalmente libera!

I bambini non perdonano
Vanessa Niri

I bambini non perdonano

Che fine ha fatto l’infanzia al tempo del coronavirus?
Perché la politica non ha più bisogno dei cattolici
Fabio Pizzul

Perché la politica non ha più bisogno dei cattolici

La democrazia dopo il Covid-19