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Iraq. Perché morì monsignor Rahho

30/06/2008  |  Milano
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Iraq. Perché morì monsignor Rahho
L'arcivescovo caldeo di Mosul (Iraq), mons. Paulos Faraj Rahho, sequestrato il 29 febbraio scorso e morto nelle mani dei suoi rapitori.

Nuove ipotesi sulla morte di monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo caldeo della città irachena di Mosul. Il presule sessantacinquenne venne rapito il 29 febbraio scorso da uomini armati, al termine di una via crucis in una parrocchia cittadina. Secondo fonti locali riportate nei giorni scorsi dal New York Times, il vescovo, ancora chiuso nel bagagliaio della macchina dei suoi rapitori, fu in grado di chiamare i suoi assistenti con il cellulare per implorarli di non pagare alcun riscatto, per non finanziare la violenza in Iraq.


Nuove ipotesi sulla morte di monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo caldeo della città irachena di Mosul. Il presule sessantacinquenne venne rapito il 29 febbraio scorso da uomini armati, al termine di una via crucis in una parrocchia cittadina. Secondo fonti locali riportate nei giorni scorsi dal New York Times, il vescovo, ancora chiuso nel bagagliaio della macchina dei suoi rapitori, fu in grado di chiamare i suoi assistenti con il cellulare per implorarli di non pagare alcun riscatto, per non finanziare la violenza in Iraq. Il vescovo, diabetico, secondo una fonte dell’esercito iracheno, sarebbe morto per mancanza di medicinali prima che il suo rilascio potesse essere negoziato.

Secondo fonti militari americane, già prima del rapimento, Rahho aveva iniziato a non pagare più la jizya, il tributo tradizionalmente richiesto a cristiani ed ebrei per la loro permanenza in un Paese islamico. Tributo che, a causa della penetrazione di Al Qaida nel territorio, dal 2004 era stato ripristinato e non era altro che una forma di taglieggiamento da parte dei gruppi di insorti che contrastavano gli americani armi in pugno. Secondo le stesse fonti, tuttavia la situazione a Mosul era migliorata con l’arresto, o l’uccisione, di importanti esponenti di Al Qaeda. Così, probabilmente, Rahho aveva deciso di opporsi pubblicamente all’obbligo del pagamento della «tassa». A gennaio infatti Rahho fece una dichiarazione in tivù denunciando i pagamenti e dicendo che non si sarebbero dovuti versare più a lungo. Un mese dopo venne rapito e perse la vita.

Va detto che il miglioramento delle condizioni generali nella città di Mosul prospettato dalle fonti americane, miglioramento che avrebbe portato monsignor Rahho a decidersi non pagare più la jizya per la comunità cristiana, secondo altre fonti internazionali presenti in Iraq non sembra essere stato così evidente nei mesi precedenti al rapimento del prelato, il cui cadavere fu fatto ritrovare il 13 marzo.

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