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Tel Aviv. A teatro per riconciliare due narrazioni storiche

09/05/2008  |  Milano
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Tel Aviv. A teatro per riconciliare due narrazioni storiche
Un'immagine di repertorio che rimanda all'esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi dai loro villaggi occupati dalle forze israeliane nel 1948.

Ritorno ad Haifa è uno spettacolo teatrale messo in scena a Tel Aviv in occasione del sessantesimo anniversario della nascita dello Stato israeliano. L'opera sta suscitando aspre polemiche, e persino appelli di boicottaggio. Basato su un romanzo dello scrittore palestinese Ghassan Kanafami, assassinato in un attentato a Beirut nel 1972, Ritorno ad Haifa descrive l'angoscia di una coppia palestinese, Said e Safiyeh, costretta a fuggire dalla propria terra, dopo aver smarrito il figlio neonato. Nel 1968 la coppia fa ritorno ad Haifa e scopre che nella propria casa vivono due coniugi ebrei, Myriam ed Ephraim, con il loro figlio ormai ventenne, che in realtà è il bimbo perduto dagli sposi palestinesi, ritrovato e adottato dalla coppia ebrea.


Ritorno ad Haifa. È il titolo dello spettacolo teatrale messo in scena al teatro Kameri di Tel Aviv in occasione del sessantesimo anniversario della nascita dello Stato israeliano e che sta suscitando aspre polemiche, e persino appelli di boicottaggio.

Basato su un romanzo dello scrittore palestinese Ghassan Kanafami, assassinato in un attentato a Beirut nel 1972, Ritorno ad Haifa descrive l’angoscia di una coppia palestinese, Said e Safiyeh, costretta a fuggire dalla propria terra, dopo aver smarrito il figlio neonato. Said e Safiyeh furono tra i 700 mila profughi palestinesi che dovettero abbandonare le loro case durante la guerra del 1948 che portò alla nascita dello Stato di Israele.

Nel 1968 la coppia fa ritorno ad Haifa e scopre che nella propria casa vivono due coniugi ebrei, Myriam ed Ephraim, con il loro figlio ormai ventenne. Myriam ed Ephraim erano a loro volta sfuggiti all’Olocausto. Anche loro avevano un figlio piccolo, che persero nei campi di sterminio tedeschi. Terminata la seconda guerra mondiale raggiunsero Haifa e si sistemarono nella casa abbandonata da Said e Safiyeh. Qui trovarono il piccolo Khaldun e lo adottarono. Khaldun, nato dalla coppia palestinese, ora si chiama Dov ed è arruolato nell’esercito israeliano. Dopo vent’anni i cinque sono costretti a parlarsi e a confrontarsi. Dov, in presenza dei due veri genitori, si mostra freddo, impassibile e feroce. Non ha mai incontrato suo fratello Khaled, altro figlio della coppia palestinese, che come il primo è deciso a lottare per la sua terra, sul fronte opposto.

Il romanzo di Kanafami, da cui è tratto lo spettacolo, è considerato molto importante perché mette a confronto il dramma della Nakba (la «catastrofe» dell’emigrazione forzata in massa del 1948) con quello della Shoah. Attraverso le due coppie e il bambino, la rappresentazione teatrale è in grado di evocare comprensione sia da parte degli ebrei sopravissuti all’Olocausto che da parte dei profughi palestinesi.

Ma alcuni militanti della destra israeliana non vogliono accettare che un teatro pubblico israeliano dia spazio al lavoro di Kanafami, che fu portavoce del Fronte popolare per la liberazione della Palestina durante gli anni caldi dei dirottamenti aerei. La rappresentazione teatrale è stata adattata dal commediografo Boaz Gaon, con la regia di Sinai Peter. È uno spettacolo ricco di simboli e allegorie, che si snoda come un sogno onirico, tra continui passaggi, tra realtà e dimensioni surreali, raccontando attraverso le vicende di due famiglie temi ancora molto attuali.

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