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Agorà, per allargare gli orizzonti

30/05/2008  |  Roma
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Agorà, per allargare gli orizzonti
Alcuni giovani dell'Agorà con coetanei palestinesi a Betlemme.

Mettere in relazione i giovani cattolici dei tanti Paesi del Mediterraneo perché nascano legami duraturi e una rete di sostegno tra le Chiese e le comunità che vivono intorno al Mare Nostrum: è l'obiettivo di Agorà dei giovani del Mediterraneo, un progetto della Conferenza episcopale italiana (Cei) realizzato dal Centro Giovanni Paolo II di Loreto, che ha riunito dal 2002 centinaia di giovani provenienti da 24 nazioni, dalla Spagna alla Turchia, dai Balcani alla Tunisia. Sono tante le iniziative che di anno in anno sviluppano le finalità del progetto. L'ultima risale a poco più di un mese fa: in aprile cinque giovani italiani sono sbarcati in Terra Santa.


Mettere in relazione i giovani cattolici dei tanti Paesi del Mediterraneo perché nascano legami duraturi e una rete di sostegno tra le Chiese e le comunità che vivono intorno al Mare Nostrum: è l’obiettivo di Agorà dei giovani del Mediterraneo, un progetto della Conferenza episcopale italiana (Cei) realizzato dal Centro Giovanni Paolo II di Loreto, che ha riunito dal 2002 centinaia di giovani provenienti da 24 nazioni, dalla Spagna alla Turchia, dai Balcani alla Tunisia.

Sono tante le iniziative che di anno in anno sviluppano le finalità del progetto. L’ultima risale a poco più di un mese fa: in aprile cinque giovani italiani sono sbarcati in Terra Santa insieme ai pellegrini del Centro sportivo italiano (Csi) e del vicariato di Roma per incontrare le comunità locali e partecipare alle manifestazioni sportive legate alla quinta maratona "Giovanni Paolo II".

«Ogni anno portiamo un gruppo di giovani a conoscere la realtà di uno dei Paesi dell’Agorà», ci spiega suor Stefana Bral, religiosa americana delle Oblate di Maria Vergine di Fatima, che hanno una comunità residente nel Centro Giovanni Paolo II e che si dedicano al progetto. «Dopo essere stati in Libano nel 2007 abbiamo puntato su Israele e Palestina e sul contatto con le loro comunità giovanili ed ecclesiali. Lo abbiamo fatto incontrando alcuni testimoni, come Charlie Abou Saada, direttore di Juthouruna, l’unica rivista cristiana in lingua araba di tutta la Terra Santa». E anche scendendo insieme sul campo di calcio per la pace: una squadra mista italiana, israeliana e palestinese composta dai ragazzi dell’Agorà ha gareggiato nel torneo del Csi Peace Soccer.

Molti dei giovani che partecipano alle iniziative dell’Agorà hanno un’esperienza internazionale alle spalle, ad esempio un anno di missione o un viaggio Erasmus universitario. Come Jacopo Massacesi, 29enne archeologo anconetano che è approdato in Terra Santa dopo aver trascorso due mesi nella Repubblica Democratica del Congo e in Burundi con i missionari saveriani. «In Africa ho svolto parte del mio servizio civile, e così mi è venuta voglia di aprirmi ancora all’incontro con un’altra cultura. La realtà incontrata in Israele e Palestina è impressionante per la sua durezza e affascinante proprio per la sfida della convivenza tra diversi».

Andrea Chiuri, 24 anni, di Fermo, viene invece dall’Azione Cattolica, per la quale da pochi mesi è responsabile regionale dei giovani marchigiani. Quella di aprile è stata la sua seconda partecipazione al progetto Agorà. «Ero stato in Libano l’anno scorso, colpito dal grande bisogno di speranza di quella Chiesa e dalla fatica dei suoi giovani che non riescono a rimanere nel loro Paese e sono costretti ad espatriare. Ad aprile ho deciso di tornare dall’altra parte del Mediterraneo, per camminare per la prima volta nella mia vita sulle strade della Terra Santa». Ma questa non rimarrà soltanto un’esperienza personale: «Adesso lavoreremo per rafforzare i contatti tra l’Ac delle Marche e le comunità cristiane israelo-palestinesi. Il mio sogno è un grande gemellaggio, perché è solo l’incontro che ci permette di capire davvero l’universalità della Chiesa e la ricchezza che nasce dalla diversità dei riti e delle culture nell’unicità della nostra fede».

«È questo che ci spinge a impegnarci nel progetto», conclude don Francesco Pierpaoli, direttore del Centro Giovanni Paolo II. «Agorà dei giovani del Mediterraneo vuole formare essenzialmente operatori di pace, mettendo in rete le esperienze ecclesiali e favorendo la cooperazione. È un’opportunità per non appiattire la nostra pastorale giovanile, a volte troppo monolitica, e per allargare gli orizzonti delle nostre comunità».

Adesso si guarda avanti. Il prossimo evento è la tradizionale settimana di Loreto, un appuntamento fisso del progetto. Dal 31 agosto al 7 settembre si ritroveranno insieme le delegazioni di tutti i Paesi dell’Agorà: la settima edizione ha per titolo «Beati quelli che diffondono la pace, perchè Dio li accoglierà come suoi figli». E poi dall’8 all’11 settembre via ai gemellaggi con le diocesi italiane: ogni gruppo nazionale sarà accolto da una Chiesa locale. L’Agorà, la piazza, continua ad allargarsi.

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