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La via stretta del divorzio per i copti

21/04/2008  |  Il Cairo
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La via stretta del divorzio per i copti
Papa Shenuda III, patriarca dei copti dal 1971.

Negli ultimi anni le indicazioni pastorali della Chiesa copta in materia di divorzio si sono fatte più stringenti che in passato e i fedeli le accolgono con disagio. Taluni, guardando alle più blande norme islamiche che regolano la vita della maggioranza degli egiziani, arriva a parlare di violazione dei diritti umani. Lo registra Al-Ahram uno dei più diffusi organi di informazione del Cairo. Il patriarca copto, papa Shenuda III, ha ridotto a due soltanto i casi in cui la sua Chiesa riconosce la separazione dei coniugi come legittima.


(e.p.) – Negli ultimi anni le indicazioni pastorali della Chiesa copta in materia di divorzio si sono fatte più stringenti che in passato e i fedeli le accolgono con disagio. Taluni, guardando alle più blande norme islamiche che regolano la vita della maggioranza degli egiziani, arriva a parlare di violazione dei diritti umani.

Lo registra Al-Ahram uno dei più diffusi organi di informazione del Cairo. Il patriarca copto, papa Shenuda III, ha ridotto a due soltanto i casi in cui la sua Chiesa riconosce la separazione dei coniugi come legittima: l’adulterio e l’abiura della fede copta da parte di uno dei due sposi. Il matrimonio religioso è invece ritenuto nullo se, al momento di siglarlo, il patto coniugale sia stato inficiato da frode o simulazione.

In precedenza la prassi ecclesiale consentiva di separarsi e divorziare anche in caso di abbandono del tetto coniugale, disabilità mentale, maltrattamenti, impotenza.

Per sottrarsi al rigore delle norme canoniche accade così che molte coppie di copti preferiscano contrarre soltanto un matrimonio civile, oppure cambiare fede abbracciando quella di altre Chiese più permissive o addirittura il credo islamico, magari rientrando in seno alla comunità copta dopo aver raggiunto l’obiettivo del divorzio.

Nel febbraio scorso un tribunale ha dato ragione a dodici persone che si erano appunto convertite all’islam giusto per ottenere di separarsi agevolmente e che poi avevano chiesto di essere nuovamente riconosciute come copte e non coniugate. Papa Shenuda ha obiettato che la sentenza non ha alcun valore canonico e che, in materia, la Chiesa copta si atterrà solo agli insegnamenti della Bibbia.

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