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Pessimisti sul dopo Annapolis

13/02/2008  |  Milano
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Pessimisti sul dopo Annapolis
Don Nandino Capovilla (a sinistra) con il direttore delle Edizioni Terra Santa, Giuseppe Caffulli, e il giornalista Ugo Tramballi (a destra) durante la serata di ieri.

Quali sono le reali prospettive di pace in Medio Oriente, dopo la conferenza di Annapolis dove Ehud Olmert, Mahmoud Abbas e George W. Bush hanno promesso di fermare le armi con un accordo forte entro la fine del 2008? Con una vena di pessimismo ne hanno discusso ieri sera, presso la sede milanese delle Edizioni Terra Santa, il giornalista Ugo Tramballi, inviato speciale de Il Sole 24 Ore in Israele e Palestina, e don Nandino Capovilla, referente per Pax Christi Italia per la campagna Ponti e non muri


Quali sono le reali prospettive di pace in Medio Oriente, dopo la conferenza di Annapolis dove il primo ministro israeliano Ehud Olmert , il presidente palestinese Mahmoud Abbas (alias Abu Mazen) e il capo della Casa Bianca, George W. Bush, hanno promesso di fermare le armi con un accordo forte entro la fine del 2008? Ne hanno discusso ieri sera, presso la sede milanese delle Edizioni Terra Santa e non senza mettere in gioco convinzioni e ricordi personali, Ugo Tramballi, inviato speciale del quotidiano Il Sole 24 Ore in Israele e Palestina e don Nandino Capovilla, referente per Pax Christi Italia per la campagna Ponti e non muri.

«Noi, come cooperanti internazionali, siamo a contatto con la base, con le persone e la gente più semplice – ha spiegato don Nandino -; e quello che possiamo testimoniare della situazione è la grande sofferenza, ma anche il grande desiderio di speranza della gente più semplice. Quel che però davvero risulta intollerabile, tutte le volte che torniamo in Italia è la superficialità della stampa. Non è possibile che un evento come la recente conferenza di Annapolis sia stata rappresentata in Italia in modo poco approfondito, senza sottolinearne abbastanza i limiti purtroppo evidenti».

«Con una battuta potrei dire che la cosa più sorprendente della conferenza di Annapolis sono stati gli sconti nei negozi, durante lo shopping serale: in effetti la conferenza è stata abbastanza deludente – ha confermato, Ugo Tramballi -. Vi partecipavano delegazioni di tutto il mondo arabo, compreso un viceministro siriano; e ciascuno aveva aspettative alte, ma molti, nonostante le promesse, sono rimasti a bocca asciutta. Il cuore dell’evento è durato solo una mezza giornata e il termometro del suo fallimento si può valutare, ad esempio, considerando l’attuale influenza siriana sul Libano: è da credere che non si riesca ad arrivare ad un accordo sulla presidenza libanese, anche per via di una opposizione siriana; e questo perché ad Annapolis non è stata trattata la questione delle colline del Golan, siriane ma ancora occupate da Israele, come invece era stato promesso».

La serata si è snodata tra i racconti gustosi anche se spesso disillusi di Tramballi, e la tensione etica di don Nandino. Per arrivare a concludere con due visioni distanti e forse incompatibili: «Dopo un percorso umano che mi ha portato da una prima forte simpatia nei confronti di Israele, vittima della Shoah – ha confessato Tramballi -, poi a una solidarietà verso i palestinesi per un genuino senso di giustizia, oggi vivo nel presentimento che una pace sia molto difficile. In primis proprio per questi due popoli, che non vogliono cedere di un millimetro rispetto alle reciproche rivendicazioni. Condannandosi a vicenda a una guerra perenne».

«Mi piace terminare – ha concluso don Capovilla – con una citazione del patriarca latino Michel Sabbah, che quest’anno concluderà il suo ventennale mandato a Gerusalemme: noi israeliani e palestinesi, dice il patriarca, siamo in grado di perdonare, di non odiare, di restituire i beni che ci hanno tolto. Dobbiamo credere che siamo in grado di amare».

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