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Shoah. Tramandare la memoria ai più piccoli

29/01/2008  |  Milano
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<i>Shoah.</i> Tramandare la memoria ai più piccoli
L'accesso al sito Internet Bambini nel ghetto.

Perché non vada perso il ricordo della Shoah, le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata della memoria dell'Olocausto nella data in cui ricorre la liberazione dal campo di concentramento di Auschwitz. Eppure la trasmissione alle nuove generazioni dello sterminio di sei milioni di ebrei è un impegno che non si limita alle celebrazioni del 27 gennaio appena concluse. Del tema si occupano un'indagine da poco realizzata in Israele tra gli studenti delle superiori e un sito Internet rivolto ai bambini.


Perché non vada perso il ricordo della Shoah, le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata della memoria dell’Olocausto nella data in cui ricorre la liberazione dal campo di concentramento di Auschwitz. Eppure la trasmissione alle nuove generazioni dello sterminio di sei milioni di ebrei è un impegno che non si limita alle celebrazioni del 27 gennaio appena concluse. La memoria di quanto accaduto è serbata nei ricordi dei pochi sopravvissuti, nelle fotografie, nei luoghi, nei documenti che testimoniano l’Olocausto. Persone e cose a cui si cerca di avvicinare ogni giorno i giovani, che a loro volta possono diventare custodi della memoria.

Ecco allora che, proprio quando il mondo è impegnato a commemorare le vittime dello sterminio attuato dal nazismo, il Massuah Institute for the Study of the Holocaust (fondato nel 1972 nel kibbutz Tel Itzhak) ha condotto una ricerca per capire che cosa ne sanno della Shoah proprio i ragazzi, gli studenti delle scuole superiori israeliane. Il primo dato che colpisce è che ben l’82 per cento di loro crede che l’Olocausto possa accadere di nuovo. Il 74 per cento è convinto poi che i sopravvissuti siano abbandonati senza aiuti e sussidi, mentre il 26 sostiene che siano riusciti a ricostruirsi una vita in Israele. Il riferimento è alle critiche che recentemente sono state rivolte al governo dello Stato ebraico, accusato di non occuparsi abbastanza dei superstiti dei campi di sterminio che possono contare solo su una scarsa assistenza sanitaria ed economica.

Significativi i dati sull’apprendimento. Il 54 per cento degli studenti dichiara di aver imparato e studiato l’Olocausto da un viaggio d’istruzione in Polonia, il 18 per cento attraverso documentari e solo il 12 durante le lezioni di storia. A dimostrazione che non bastano i banchi di scuola per conservare la memoria della Shoah. In questo senso è importante l’iniziativa dell’International School for Holocaust Studies dello Yad Vashem realizzata in collaborazione con un’organizzazione no-profit per l’educazione online.

Si tratta di un sito Internet (in inglese, ebraico e tedesco) dedicato ai più piccoli e che ricostruisce la vita in un ghetto. Non solo si rivolge ai bambini, ma è visto con gli occhi dei bambini, in modo da avvicinarsi alla loro sensibilità. Sono quindi raccontate le difficoltà, come la vita separata dagli altri e la stella appuntata sui vestiti, ma anche la quotidianità. I giochi ad esempio: bastava poco per trovare un passatempo, anche una semplice palla di neve. A volte gli stessi giochi erano dedicati alla vita nel quartiere ebreo, come un monopoli, mostrato sul sito, che riproduce un ghetto cecoslovacco. Oppure le recite teatrali e i piccoli giornali realizzati dai ragazzi che continuarono a crescere e imparare nonostante le limitazioni imposte dalle leggi razziali. Navigare nel sito è come navigare nella storia dei tanti bambini ebrei che nel ghetto furono costretti a vivere e a morire. La memoria fortunatamente non ha limiti, né di spazio, né di tempo e può essere, anche tramite la Rete, tramandata alle nuove generazioni.

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