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In Libano la cannabis torna alla grande

26/10/2007  |  Milano
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In Libano la cannabis torna alla grande
Una piantina di cannabis.

Nella valle libanese della Bekaa aumentano le coltivazioni di cannabis. Un guadagno facile e redditizio che lucra sulla paralisi istituzionale del Paese e spinge la popolazione a scegliere la via più breve per uscire dalla crisi economica.  Ai conflitti interni dell'autorità libanese tra fazioni anti-siriane e alleati di Damasco, si sono aggiunti quest'estate i disordini nei campi profughi palestinesi del nord. L'esercito è stato così impegnato a combattere i militanti islamici senza poter appoggiare le incursioni della polizia nelle piantagioni illegali.


Mentre a Beirut si discute di politica, nella valle della Bekaa aumentano i contadini che scelgono di coltivare cannabis invece di grano. Un guadagno facile e redditizio che confida nella paralisi istituzionale del Libano e spinge la popolazione a scegliere la via più breve per uscire dalla crisi economica. Sicura che nessuno verrà a rovinare i raccolti.

Ai conflitti interni dell’autorità libanese tra fazioni anti-siriane e alleati di Damasco, si sono aggiunti quest’estate i disordini nei campi profughi palestinesi del nord. L’esercito è stato così impegnato a combattere i militanti islamici senza poter appoggiare le incursioni della polizia nelle piantagioni illegali. E gli agricoltori non si sono lasciati intimorire dalle retate dei poliziotti. Il tenente colonnello Adel Machmouchi, capo dell’Ufficio libanese sulle droghe, ha raccontato di come i suoi uomini siano stati allontanati a colpi di granate quando hanno iniziato a distruggere un campo di cannabis nel villaggio di Bouday. «Quando siamo riusciti a trovare due trattori per iniziare il programma di eradicazione, i contadini hanno iniziato a spararci e siamo stati costretti a tornare indietro. Volevamo ritornare il giorno successivo ma abbiamo lasciato perdere per evitare che la situazione diventasse ancora più critica» ha dichiarato l’ufficiale.

Malgrado le minacce della polizia, il ritorno finanziario giustifica il rischio corso dagli agricoltori. Da un chilogrammo di hashish, la resina che si estrae dalla cannabis, si possono ricavare tra i 1.000 e i 1.500 dollari, a seconda della qualità. E visto che un chilogrammo di semi costa circa 7 dollari, i ricavi superano di gran lunga quelli ottenuti da ogni altro tipo di coltivazione. Le piantine di marijuana non hanno poi bisogno di fertilizzanti o pesticidi e richiedono poca acqua. Solo quest’anno le autorità calcolano che siano stati coltivati a cannabis più di 7.000 ettari in grado di fruttare ai signori della droga 225 milioni di dollari. Una somma considerevole anche se lontana dai 500 milioni degli anni ’80. Per secoli infatti la marijuana è cresciuta nella fertile valle della Bekaa, ma è solo negli anni della guerra civile (1975-1990), che ha incominciato ha incidere significativamente nell’agricoltura della regione. Secondo l’Ufficio droga e crimine delle Nazioni Unite, grazie al caos dei combattimenti, il Libano emerse in quegli anni come la maggiore fonte per il Medio Oriente di narcotici. Produceva più di 10.000 tonnellate di cannabis e dalle 30 alle 50 tonnellate di oppio, da cui si ricava l’eroina.

Alla fine della guerra, il governo lanciò un programma per sradicare le piantagioni di droga promettendo ai contadini un supporto statale e fondi internazionali. Ma dei 300 milioni di dollari stanziati dalle Nazioni Unite, solo 17 milioni sono arrivati a destinazione. E mentre i progetti per incoraggiare la coltura di piante medicinali, giacciono sulle scrivanie dei politici, i contadini scelgono di sconfiggere la povertà con l’unica alternativa che conoscono.

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