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Esperienza pilota per biblisti cinesi

02/03/2007  |  Milano
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Esperienza pilota per biblisti cinesi
Il gruppo dei biblisti cinesi che ha preso parte al corso di aggiornamento recentemente svoltosi in Terra Santa.

Hanno trascorso in Terra Santa poco meno di un mese, a cavallo tra gennaio e febbraio. Non erano pellegrini come gli altri e neppure studenti come i tanti che trascorrono anni nelle varie istituzioni accademiche di Gerusalemme. Questi venti uomini venivano dalla Cina e, autorizzati anche da quelle autorità politiche che ancora consentono alla Chiesa cattolica solo una «libertà vigilata» (quando va bene), hanno preso parte a uno speciale corso di Sacra Scrittura organizzato dalla Federazione biblica cattolica e dai benedettini missionari dell'abbazia tedesca di Sankt Ottilien. Abbiamo chiesto al segretario della Federazione biblica, Alexander Schweitzer, di spiegarci l'importanza dell'iniziativa e i possibili sviluppi che questa «prima volta in Terra Santa» potrà avere per la Chiesa di Cina.


Alle tante lingue che si possono ascoltare in Terra Santa si è aggiunto nelle scorse settimane anche il cinese. A Gerusalemme, dal 27 gennaio al 23 febbraio, una ventina di sacerdoti cinesi ha preso parte a un corso di Sacra Scrittura organizzato dalla Federazione biblica cattolica. I partecipanti, tutti provenienti dalla Cina continentale, insegnano in vari seminari cattolici (Pechino, Jilin, Shandong, Shenyang, Shanxi, Hebei, Shanghai, Cina centro-meridionale, Mongolia Interna).

Stante la situazione particolare della Chiesa cattolica nel Paese di Mezzo, i venti sacerdoti hanno dovuto ricevere l’autorizzazione dall’Associazione patriottica dei cattolici cinesi (l’organismo che controlla la Chiesa per conto del governo).

Nel viaggio in Terra Santa i pellegrini-docenti sono stati accompagnati da due benedettini – padre Cyrill Schäfer, che parla cinese, e l’arci-abate di Sankt Ottilien, Jeremias Schröder – e da due laici della Federazione biblica cattolica: Claudio Ettl e Alexander Schweitzer, segretario della federazione.

Numerosi e qualificati gli insegnanti e le guide del corso. Tra gli altri la salesiana suor Maria Ko Hafong; il verbita Ludger Feldkamper, per anni segretario della Federazione biblica; padre Thomas Maier, dei padri bianchi, esperto di ecumenismo; don Michele Ferrero, salesiano; padre Lionel Goh, frate minore e padre Joseph Wong, monaco camaldolese.

Nel programma erano inclusi anche la visita ai santuari e l’incontro con le comunità cristiane e le Chiese di Terra Santa.

Abbiamo chiesto al segretario della Federazione biblica, Alexander Schweitzer, di spiegarci l’importanza dell’iniziativa e i possibili sviluppi che questa «prima volta in Terra Santa» potrà avere per la Chiesa di Cina.

Come nasce l’idea di un viaggio-pellegrinaggio per i sacerdoti cinesi?
Già nel 2005 l’arci-abbazia benedettina di Sankt Ottilien (Germania) ha organizzato un corso di formazione di un mese per i rettori e padri spirituali dei seminari cinesi in Germania ed Italia. Il culmine è stata la partecipazione a un’udienza con il Santo Padre. La Federazione biblica cattolica, ente mondiale della Chiesa cattolica per la pastorale biblica, mantiene buoni contatti con la Cina continentale e allo stesso tempo ha collaborato varie volte con i religiosi di Sankt Ottilien. Così è nata l’idea di organizzare un secondo corso, rispondendo all’urgente bisogno di formazione biblica e teologica per i formatori nei seminari. Sono stati necessari mesi di lavoro per ottenere il permesso delle autorità cinesi.

Chi ha partecipato e qual è l’importanza dell’iniziativa?
Hanno partecipato sedici docenti di Bibbia e Cristologia provenienti da nove seminari diocesani o regionali di tutta la Cina, e dal seminario nazionale di Pechino. Inoltre hanno partecipato quattro studenti cinesi (post-graduate) che attualmente studiano in Germania e Spagna. In Cina c’è un urgente bisogno di formazione; manca una intera generazione di professori e sacerdoti (a causa della Rivoluzione culturale, che imperversò tra il 1966 e il ‘76). Manca la letteratura in lingua cinese e mancano le strutture. Solo pochi studenti/insegnanti finora avevano avuto la possibilità di uscire dal Paese per gli studi. Questa esperienza è stata un’occasione unica per i partecipanti che a loro volta si faranno portavoce di ciò che hanno vissuto nei loro seminari e nella Chiesa cinese. Tra gli aspetti più importanti contano l’esperienza del contesto storico della Bibbia e lo studio della Bibbia nella terra della Bibbia, cosa che facilita molto la comprensione delle immagini e i racconti biblici. E poi c’è l’esperienza tangibile che la fede cristiana esiste solo in forma incarnata. Per molti vi è stato anche il toccare con mano il pluralismo cristiano all’interno della stessa tradizione cattolica (alludo ai contatti con le diverse Chiese orientali), come anche del pluralismo religioso (nel confronto con il monoteismo di ebraismo e islam vissuto nel quotidiano, soprattutto a Gerusalemme).

Quale ricaduta può avere questa esperienza per la Chiesa di Cina?

La nostra intenzione è che questo possa essere un progetto pilota, un «apripista» per altri simili progetti futuri. Durante la valutazione del corso da parte dei partecipanti, è stata messa in evidenza la necessità di intensificare la collaborazione nel campo della formazione. Il corso ha contribuito a consolidare i contatti e a creare una base di fiducia con la Chiesa cattolica in Cina, presupposto necessario per una tale collaborazione nel futuro. Per molti dei partecipanti il corso ha dato forti stimoli ad approfondire lo studio della Bibbia dal punto di vista scientifico e ha fornito spunti per la formazione.

Sono previste nuove iniziative a servizio della Cina in Terra Santa?
Tra un paio d’anni riproporremo l’iniziativa. Quello del sostegno ai seminari di Cina e alla formazione permanente dei docenti è un impegno davvero cruciale se si ha a cuore la sorte del cattolicesimo cinese.

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