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Tra i cristiani di Turchia

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1 febbraio 2007
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Tra i cristiani di Turchia

La Turchia si può considerare, dopo la Terra Santa, la seconda culla del cristianesimo. Eppure oggi i cristiani che vi abitano sono meno dello 0,1 per cento. Questa desolante situazione è il risultato del rapporto con l'islam o dipende anche dalle divisioni interne dei cristiani? Bisogna parlare di sconfitta o in questa condizione di minorità e di sofferenza si manifesta un disegno provvidenziale? Con questo suo diario di viaggio in Turchia il vaticanista Aldo Maria Valli, volto noto del giornalismo Rai, tenta di rispondere a queste domande.


Sono fantasmi o realtà i pochi cristiani, di molti riti, rimasti oggi in Turchia? Se lo chiede Andrea Riccardi nella prefazione a questo libro del vaticanista del Tg3 Rai, Aldo Maria Valli. Sembra rispondergli, poche pagine dopo, uno di loro: il domenicano Claudio Monge, che vive a Istanbul. Scrive: «Noi, cristiani semiclandestini nella Turchia del XXI secolo, non ci accontentiamo di essere custodi di una memoria archeologica, di ricordi solo e necessariamente limitati a un passato nostalgicamente rimpianto. Non crediamo neppure in un poco realistico ritorno a uno splendore che fu, ma sogniamo semplicemente di poter convivere pacificamente in questa terra che da sempre ha fatto i conti con la diversità».

Cinque mesi prima che Benedetto XVI, nel novembre scorso, si recasse ad incontrare Bartolomeo I nella sua sede di Costantinopoli, Valli s’è fatto pellegrino in quel Paese cerniera tra Europa ed Asia con l’intento di disegnare un profilo delle locali comunità cristiane.

Il suo viaggio tocca varie località – Istanbul, Efeso, Pammukkale, Konya – e consente di entrare in contatto con volti ed esperienze. Il primo è un volto noto che torna a noi dal passato, quello di Angelo Giuseppe Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII, che fu nunzio apostolico qui, per alcuni anni, a partire dal 1934. Tra gli altri, nostri contemporanei, vi è il patriarca ecumenico Bartolomeo I, al quale si affiancano volti meno noti ma non per questo meno eloquenti nel pennellare l’oggi del cristianesimo turco.

Dopo averne osservato più da vicino la vita, il vaticanista commenta: «I cristiani sono pochissimi, e per loro la vita non è facile. Non ci sono discriminazioni nella legge, ma di fatto per un non musulmano far valere i propri diritti è un’impresa. E ci sono rigurgiti di fanatismo che li espongono a gravi rischi (…). Accanto a questa realtà ci sono però anche bellissime esperienze di condivisione. Dedico un capitolo del libro all’esperienza della Caritas turca, un gruppo piccolo come dimensioni ma grandissimo per l’azione che svolge: autentica solidarietà rivolta a tutti e grande palestra di dialogo fra cristiani di confessioni diverse».

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