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Ad Haifa un Natale speciale

22/12/2006  |  Haifa
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Ad Haifa un Natale speciale
I piccoli ospiti della festa di Natale alla scuola materna Sant'Anna di Haifa. (foto S. Fornari)

Tre suore di Sant'Anna e la loro scuola materna nella città di Haifa, in Alta Galilea. Insieme con i loro bambini organizzano una festa di Natale tutta speciale. Ospiti d'onore sono i piccoli alunni di altri due istituti, uno per bimbi ebrei e l'altro per bimbi musulmani. Ognuna delle tre piccole comunità ha un buon motivo per far festa. E qualcuno dei piccoli sente parlare per la prima volta d'un altro bambino, di nome Gesù.


Dove in luglio e agosto cadevano i razzi katiuscia bambini ebrei, cristiani ed arabi, festeggiano il Natale insieme.
È un piccolo passo verso la pacificazione dei cuori a partire da quelli dei più piccoli, realizzato grazie ad un’iniziativa semplice ma piena di significato: la scuola materna cristiana di Haifa, retta da appena tre suore – Figlie di Sant’Anna – ha invitato a festeggiare insieme la nascita di Gesù le classi di un asilo musulmano ed uno ebraico. Occasione dell’invito erano anche le altre due festività, Hanukka – la dedicazione del tempio – per gli ebrei, ed El-Adcha – la festa del sacrificio – per i musulmani.

La festa centrale è il Natale, e quale occasione migliore per costruire pace? Gli scolaretti della scuola Sant’Anna, su due file, vestiti di rosso, hanno accolto i loro coetanei con allegri canti natalizi. E dopo l’arrivo dei piccoli ospiti, si sono riuniti tutti in una bella aula addobbata per una merenda festosa, e ancora canti, mentre mamme e maestre sorridevano sorprese della bella accoglienza.

Soddisfazione nelle parole di suor Anna Salwa, la coordinatrice dei programmi, che ha ideato l’invito. Commozione anche nel saluto della responsabile dei programmi educativi per le scuole materne ebraiche della citta di Haifa. Eva Levi ha detto: «È alla scuola materna che si educa al dialogo, da qui si deve cominciare. Questa iniziativa è davvero lodevole e per tutto questo dico grazie».

Eventi come questi aiutano a estinguere la tensione e l’odio che si sono accumulati nei giorni della guerra. Promuovono l’amicizia tra le nuove generazioni. Aiutano a sperare. Anche la direttrice delle scuole musulmane è stata molto felice.
Tutte le maestre si sono dette stupite di trovarsi insieme: «Poco tempo fa qui cadevano i katiuscia (nella scuola c’è un rifugio – ndr) e noi siamo felici che ora che viene il Natale, possiamo stare insieme in pace».

In grande armonia, i bambini hanno addobbato l’albero a turno, una decorazione ciascuno. Tanta allegria, poi la visita di Babbo Natale che ha distribuito dolciumi a tutti.

Ma come «spiegare» la festa cristiana, occasione alla base di questo incontro? Al centro della lavagna c’era un bel disegno della Sacra famiglia, e molti di questi bambini, probabilmente, questa immagine la vedevano per la prima volta nella loro vita. Ma le figlie di Sant’Anna il Natale hanno saputo indicarla con grande dolcezza, guidando i bambini giù per le scale fino all’atrio: una lunga fila preceduta da Gesù bambino, tenuto tra le mani dalla superiora, suor Anna Elisa. Sotto gli occhi di tutti il Bambinello è stato posto nel grande presepe all’ingresso della scuola.

Un particolare carisma materno sostiene e ispira le tre figlie di sant’Anna nel loro compito: sono due italiane (suor Anna Elisa Assentato da Napoli e suor Anna Arcangela Labbate) e una palestinese, suor Anna Salwa.

La loro scuola viene incontro anche ai più poveri. Le famiglie di alcuni bambini non hanno i soldi per pagare la retta, ma la Provvidenza ha fatto trovare dei benefattori. Il governo di Israele da poco tempo contribuisce in piccola parte solo alle spese di istruzione per i bambini dell’ultimo anno.

L’istituto è sorto nel 1923 e conta oggi circa 300 alunni tra gli uno e i cinque anni, di cui un terzo musulmani.

Per la festa di Natale suor Anna Salwa ha preparato una semplice coreografia per salutare tutti: alcune bambine in bianco e rosa, con frange di carta sulle braccia, simboleggianti le ali, hanno mimano il significato di un canto arabo che dice: «Sono palestinese, ma credo che un mondo molto ma molto migliore di questo verrà».

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