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Israele. L’Unesco vaglia nuovi siti da considerare Patrimonio dell’Umanità

13/07/2006  |  Milano
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Israele. L’Unesco vaglia nuovi siti da considerare Patrimonio dell’Umanità
Meghiddo. Resti di un altare dell'Età del Bronzo. La base ha un diametro di 10 metri (foto Pius Baranowski).

Attualmente sono sei le località o i monumenti in territorio israeliano considerati dall'Unesco «patrimonio mondiale dell'umanità». Ma il loro numero potrebbe tra breve crescere ancora, per abbracciare siti forse meno noti al grande pubblico, ma non per questo privi di interesse. Vi elenchiamo quali.


Israele non è solo la Terra Santa, ma anche una terra eccezionalmente ricca sotto il profilo storico, archeologico, artistico, naturalistico. Infatti, nella lunga lista stilata dall’Unesco, l’Organizzazione per l’educazione, la scienza e la cultura delle Nazioni Unite, che elenca i siti considerati patrimonio dell’umanità, si possono già contare cinque località o monumenti in territorio israeliano.

Un numero estremamente significativo, se si considera la severità con cui l’Unesco seleziona i suoi protetti e il breve tempo con cui il riconoscimento ufficiale ha avuto luogo. Israele, infatti, è entrato a far parte del Comitato per il Patrimonio dell’Umanità solo nel 1999, ma i suoi tesori non hanno dovuto attendere neppure un anno per essere inscritti nella lista che già nel 2000 ha accolto Masada e la città vecchia di Akko (San Giovanni d’Acri).

La prima è una antica fortezza costruita nel cuore del deserto di Giuda sulle sponde del Mar Morto: basterebbe forse l’unicità del suo paesaggio per includerla tra le meraviglie del mondo, ma è la straordinaria storia della sua lunga resistenza all’esercito romano e della sua resa eroica che la rende esemplare come «testimonianza eccezionale dell’antico regno giudaico d’Israele» oltre che come «simbolo dell’identità culturale giudaica e più universalmente della continua sfida umana tra oppressione e libertà».

Se Masada è vestigia dell’antichità, la città di Akko, oggi San Giovanni d’Acri, è invece una straordinaria eredità medievale. Importante porto sin dall’epoca fenicia, ha raggiunto il suo apogeo come capitale del Regno crociato di Gerusalmme. Nella cittadella fortificata, già degna di interesse per i suoi mosaici, khans e bagni pubblici eredità della conquista ottomana, le costruzioni del X-XI secolo, praticamente intatte, forniscono «un’immagine eccezionale dell’organizzazione dello spazio urbano e dell’architettura dell’epoca crociata».

Nel 2003, l’Unesco riconosce in Israele anche un’eredità dell’epoca moderna: la «città bianca» Tel Aviv, «sintesi di valore straordinario delle diverse tendenze del movimento moderno nell’architettura e nell’urbanistica (…) adattato alle condizioni culturali e climatiche del luogo e integrato con le tradizioni locali», ma anche simbolo della nuova società ebraica che andava costituendosi all’inizio del XX secolo facendo della linearità del Bauhaus il suo stile.

Sono invece le testimonianze della vita delle antiche civiltà e i riferimenti biblici ad avere indotto il Comitato, nel luglio 2005, a tre nuovi riconoscimenti. Meghiddo, Hazor e Beer-Sheba sono antichi insediamenti menzionati nella Bibbia che hanno lasciato consistenti tracce delle loro civiltà nei rispettivi tel, collinette formate da strati sovrapposti di insediamenti successivi tipiche del Mediterraneo Orientale, che sono, secondo l’Unesco, «testimonianze spirituali» ed esempi particolarmente efficaci di «scambi di valori umani nell’antico Medio Oriente (…) che si manifestano nello stile di costruzioni che integrano influenze differenti per creare uno stile locale peculiare».

Testimonianza di scambi «non solo di merci, ma anche di uomini e di idee» è anche la cosiddetta «Via dell’incenso» che comprende le quattro antiche città nabatee di Avdat, Haluza, Mamshit e Shivta e inoltre fortezze, caravanserragli e paesaggi agricoli del deserto del Negev, testimonianze «del modo in cui il deserto inospitale fu colonizzato per il commercio e per l’agricoltura» e segno «dell’importanza dei commerci di incenso, mirra e spezie già nel III secolo a.C.».

Certamente la lista non si chiuderà qui: altri tesori in Israele aspettano di essere riconosciuti per il loro «valore universale». Proprio in questi giorni la Commissione dell’Unesco, riunita in Lituania, sta discutendo l’ingresso nella lista delle vie migratorie degli uccelli, dell’arco di Tel Dan e dei luoghi santi Baha’i ad Haifa. Molti altri sono i luoghi che ciascuno potrebbe, a seconda dei propri interessi e della propria sensibilità, sentire come eredità da accogliere, gustare e preservare per altri occhi e altri cuori: il Mar Morto, gli ulivi del Getzemani, i siti archeologici di Bet She’an, di Qumran o di Cafarnao…

Non figura invece tra i siti israeliani Gerusalemme. Infatti, la città santa, cuore delle tre religioni monoteiste, che conta nelle sue mura ben 220 monumenti di grande importanza storica, culturale e spirituale, è inscritta tra i gioielli dell’umanità già dal 1982, ma sotto la tutela della Giordania che ne ha perorato la causa. A chi venga affidata la custodia dei patrimoni non ha poi grande rilevanza. Entrando nella lista, infatti, i siti diventano un tesoro e una responsabilità di tutti i popoli del mondo.

 

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