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Non c’è Codice in Egitto

30/06/2006  |  Il Cairo
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Non c’è Codice in Egitto

Il governo del Cairo ha deciso: è il bando totale. Fuori il Codice da Vinci dalle librerie e dalle sale cinematografiche egiziane. Le autorità accolgono le richieste della Chiesa copta, avallate dai Fratelli musulmani. La fantasia di Dan Brown ha partorito un'opera offensiva per la persona di Gesù e per la sensibilità religiosa di chi lo venera, meglio oscurarla. Ma la censura fa discutere. Meglio l'esempio del Vaticano, dice qualcuno.


(g.c.) – Alla fine è arrivato il bando: «Abbiamo deciso – ha affermato il ministro della Cultura Farousk Hosni – di proibire ogni opera e ogni libro che insulti la religione». Parole, queste, pronunciate durante una seduta del Parlamento egiziano la scorsa settimana. Il provvedimento colpisce in particolare, e da subito, il discusso Codice da Vinci, anche nella sua versione cinematografica. Una vittoria, sostiene la deputata copta Georgette Sobhi, che costituisce un punto di vanto per l’Egitto: «Il libro è basato su un mito sionista, va combattuto». Concorde l’esponente dei Fratelli musulmani Hussein Ibrahim: «Ci siamo opposti alle vignette satiriche pubblicate in Daminarca per il loro contenuto offensivo nei confronti di Maometto; ci opponiamo oggi contro quest’opera che insulta il nome di Gesù Cristo. La creatività non può essere senza limiti e dobbiamo condannare ciò che è dannoso o blasfemo».

La strana convergenza tra l’ala islamista e i rappresentanti cristiani, insieme alla decisione governativa di mettere all’indice il Codice, sta alimentando da diversi giorni un vivace dibattito interno sulla libertà di opinione e di espressione. È davvero giusto proibire? O non è meglio piuttosto confidare sul buon senso della gente, rafforzando semmai gli sforzi per la formazione religiosa?

Mohamed Badawi, professore di letteratura presso l’Università Americana del Cairo, ha confidato il suo punto di vista al magazine Al-Ahram Weekly: «La religione c’entra poco. Una decisione spiccatamente politica. La Chiesa copta ha chiesto allo Stato di ritirare libro e film. Resta da capire in cambio di che cosa».

A preoccupare molti intellettuali ed esponenti religiosi del Paese è però l’appoggio avuto all’operazione da parte dei Fratelli musulmani, la formazione integralista islamica che è entrata con prepotenza anche sulla scena politica grazie alle recenti elezioni. «È singolare che proprio loro si ergano a guardiani dell’ortodossia e della libertà in questo Paese», spiega lo scrittore e critico letterario Mohamed Salmawy. «E che i leader dell’estremismo islamico si siano fatti portavoce delle posizioni dei cristiani copti. Il bello è che nessuno di questi paladini della censura ha mai visto il film o letto il Codice Da Vinci. La maggior parte dei musulmani non conosce nulla della storia e non è in grado di distinguere tra la figura di Maria Vergine e di Maria Maddalena.

Sul contenuto del libro lo scrittore non si pronuncia, ritenendolo un’opera di pura fantasia. Ma è convinto che sia davvero «curioso e ridicolo proibire agli egiziani di leggere un’opera che è stata tradotta in 42 lingue».

L’atteggiamento del Vaticano e del Papa è indicato dall’intellettuale egiziano come un esempio che meritava di essere emulato anche dalle autorità sia civili sia religiose del Cairo. «Il Papa non ha chiesto che il film o il libro venissero messi al bando. La Chiesa cattolica ha avuto fiducia nella capacità di discernimento dei propri fedeli».

 

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