Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Il «calvario ebraico» nell’Italia (e nell’Europa) del Cinquecento

Enrico Danesi
15 aprile 2006
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Nel 1492 la regina Isabella di Castiglia espelle dalla Spagna musulmani ed ebrei, che da secoli convivevano con gli autoctoni. L'odio antigiudaico attraversa un po' tutta l'Europa e quindi anche l'Italia, dove è nel frattempo approdato, in fuga proprio dalla Spagna, Giosuè con la sua famiglia. Raccontandone la vicenda, il film di Pasquale Scimeca riporta l'attenzione su aspetti meno noti del millenario calvario ebraico.


Nel 1492, anno della scoperta dell’America, la regina Isabella di Castiglia espelle dalla Spagna musulmani ed ebrei, che da secoli convivevano con gli autoctoni nella penisola iberica. Ma l’odio antigiudaico attraversa un po’ tutta l’Europa e quindi anche l’Italia, dove è nel frattempo approdato, in fuga proprio dalla Spagna, Giosuè con la sua famiglia.

Costui è un ebreo a cui è stato preconizzato dai rabbini un futuro da Messia; colui che, ancora atteso dai Giudei, condurrà nella Terra Promessa il suo popolo disperso. La sorte di quest’uomo colto e religioso, che predica l’amore, è infine la crocifissione, che dovrebbe avvenire soltanto nella finzione scenica (in Sicilia, dove è giunto dopo una sosta a Napoli, è stato prescelto per interpretare Gesù in una sacra rappresentazione pasquale), ma che si realizza davvero, sotto gli occhi inconsapevoli dei fedeli spettatori, per mano di due sicari armati dall’Inquisizione, che ne ha seguito preoccupata il fervore predicatorio. 

L’intento ecumenico di Pasquale Scimeca, regista dalla messa in scena rigorosa e dalla indubbia tensione morale, discendente da Ebrei spagnoli (dichiarata quindi la matrice autobiografica e familiare della storia), parte forse dalla presunzione di dire qualcosa di nuovo in ordine alla appartenenza di Cristo al popolo ebraico e perciò banalizza un poco il senso e la ricchezza di un dialogo che da mezzo secolo coinvolge le Chiese cristiane e le comunità ebraiche; ma ha il merito di riportare l’attenzione su aspetti meno noti del millenario calvario ebraico, raccontando, attraverso il filtro della rappresentazione teatrale che interseca la realtà (nel suo primo film, Placido Rizzotto, era invece il teatro dei «pupi» a consentire il distacco da una materia ancora più scottante, la mafia), episodi che le cronache del tempo documentano come frequenti e tollerati.

Sostenuto dalle musiche travolgenti di Miriam Meghnagi, La passione di Giosuè l’ebreo è un film complesso e dal ritmo diseguale, ma capace di regalare allo spettatore momenti di grande intensità. Da recuperare (anche sul piccolo schermo).

La passione di Giosuè l’ebreo
Regia:
Pasquale Scimeca (Italia/Spagna 2005)
Interpreti:
Leonardo Cesare Abude, Anna Bonaiuto, Toni Bertorelli
Durata:
90′
Distribuzione:
Istituto Luce 

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