
Nel nord di Israele c'è un distretto dove la presenza araba cristiana - specialmente ortodossa e cattolica melchita - non solo è antica e radicata, ma è parte viva della società.
Dimenticate la Galilea che conoscete, quella di Nazaret, del Tabor e delle rive del lago di Tiberiade. I galilei di oggi non sono pescatori, ma medici, avvocati, insegnanti o imprenditori, e formano, in questo distretto settentrionale di Israele, la comunità cristiana araba più numerosa e meglio radicata del Paese, tre volte più numerosa di quella della Cisgiordania.
I dati e le testimonianze raccolte descrivono una presenza al tempo stesso antica e fragile. Antica, perché risale ininterrottamente all’epoca bizantina, strutturata attorno a un mosaico confessionale – principalmente greco-ortodossi e greco-cattolici melchiti, ma anche maroniti e latini – distribuito tra città miste, come Haifa o Acri, e villaggi cristiani come Mi’ilya o Fassuta. Fragile, perché i numeri raccontano un’altra storia: il loro peso relativo sta crollando. Diverse voci si intrecciano per spiegare tale paradosso: tra loro, lo storico Johnny Mansour, che evoca una «crisi nel rapporto tra l’uomo e la sua terra»; monsignor Youssef Matta, arcivescovo melchita di Galilea, che teme di non vedere più un giorno «che le pietre dei luoghi santi… e non più le pietre vive»; fra Zaher Aboud, francescano di Shefa- Amr, che denuncia l’ascesa di una criminalità mafiosa tanto destabilizzante quanto le tensioni politiche.
Cristiani che devono fare i conti con identità molteplici e talvolta in concorrenza – israeliana, palestinese, araba, aramaica – che attraversano una stessa comunità, e perfino le stesse famiglie. Ma restano una realtà ecclesiale viva della società israeliana.
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Ecco l’indice del Dossier:
• Cristiani in un distretto israeliano atipico
Marie-Armelle Beaulieu
Se si pensa che Israele sia uno Stato solo per gli ebrei si resta sorpresi: tra i sei distretti amministrativi, ce n’è uno che va contro le aspettative. La sua composizione sociologica forgia la comunità cristiana che ci vive. Ciò è tanto più importante in quanto ospita i due terzi dei cristiani di lingua araba che risiedono nel Paese.
• Una presenza antica, una crescita anomala
Marie-Armelle Beaulieu
Israele è l’unico Paese del Medio Oriente in cui il cristianesimo è in crescita. Ma questa affermazione, pur essendo in sé corretta, non tiene conto del fatto che il suo sviluppo è molto meno pronunciato rispetto a quello di altri gruppi sociali all’interno del mosaico israeliano. Lo storico Johnny Mansour, docente al Beir Berl College, ne spiega l’evoluzione nella società.
• Matta: «Una presenza attiva nella società che cambia»
Intervista di Marie-Armelle Beaulieu
A capo della più grande comunità cattolica in Terra Santa, l’arcivescovo greco-melchita Youssef Matta osserva una società in transizione e una comunità alle prese con questioni di identità ed emigrazione. In questa intervista discute della missione dei cristiani.
• Nei villaggi cristiani, nonostante tutto
Marie-Caroline e Pierre Lacaulle
Ogni comunità ha un’identità unica, ma tutte condividono difficoltà economiche, sicurezza precari
e la sfida di preservare la fede e le tradizioni, pur restando fedeli alla propria terra. Per i giovani, stretti tra la cultura ebraica israeliana e quella araba musulmana, non è facile collocarsi.
• Tre amiche: il cristianesimo galileo dai molti volti
• «Facendoci nascere qui, Dio si fida di noi»
Marie-Armelle Beaulieu
Fra Zaher Aboud, francescano della Custodia, è originario di Shefa-Amr, una delle grandi città arabe della Galilea. È là che ha costruito la sua identità, ma oggi sente vacillare le certezze della comunità.
Terrasanta 4/2026
Il sommario dei temi toccati nel numero di luglio-agosto 2026 di Terrasanta su carta. Nelle sedici pagine centrali del Dossier una dimensione poco conosciuta del nord di Israele: la realtà degli arabi cristiani della Galilea.
Indagine sul Santo Sepolcro
Un volume fresco di stampa sul progetto e i metodi d’indagine apre la collana scientifica con cui, nell’arco dei prossimi anni, l’équipe della Sapienza Università di Roma renderà conto agli studiosi di tutto il mondo della campagna archeologica nella basilica di Gerusalemme.
«Rimanere e custodire, sempre»
Nel dramma della guerra, la presenza dei cristiani in Terra Santa è segno di un’irriducibile speranza che non si nutre di risultati immediati. Lo ribadisce il Custode che porta al Meeting di Rimini 2026 la sua testimonianza insieme al parroco di Gaza padre Gabriel Romanelli. «Il Santo Sepolcro ci ricorda ogni giorno che l’ultima parola non appartiene alla morte»


























