Sono il fiore all’occhiello delle Chiese e di ciascuna delle congregazioni che le gestiscono. Le scuole cristiane in Terra Santa sono il primo spazio di trasmissione della fede cristiana, ma anche luoghi per apprendere una visione cristiana della società. Perlopiù cattoliche, ma anche protestanti e ortodosse, hanno una lunga tradizione alle spalle. Solamente nelle scuole dei francescani della Custodia di Terra Santa, presenti fin dal XVI secolo, vengono accolti ogni anno più di dodicimila studenti. Affrontano difficoltà finanziarie, che gli anni della pandemia e poi i continui conflitti hanno solo peggiorato. Tante famiglie fanno sempre più fatica a sostenere le rette, per la crisi economica causata dalla guerra. E, da ultima, la minaccia per oltre duecento insegnanti che vivono in Cisgiordania di non potere raggiungere il proprio posto di lavoro nelle scuole di Gerusalemme, per le limitazioni imposte da Israele.
Tuttavia, le scuole cristiane restano un luogo privilegiato di conoscenza reciproca per immaginare la pace.
«Oggi le nostre scuole sono chiamate a fare qualcosa di più. Non sono solo luoghi di istruzione, ma vere e proprie officine di umanità nuova − ha scritto il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa nella sua recente lettera pastorale −. Immaginiamo scuole dove non si trasmettono solo nozioni, ma si educa a rileggere la storia con occhi liberi dal rancore; dove il conflitto non viene rimosso, ma affrontato con gli strumenti della conoscenza dell’altro, del dialogo e del rispetto; dove la qualità dell’insegnamento va di pari passo con la qualità delle relazioni».
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Ecco l’indice del Dossier:
• Una presenza educativa aperta a tutti
Marie-Armelle Beaulieu
In Terra Santa, le scuole cristiane costituiscono uno dei pilastri più evidenti e costanti della presenza delle Chiese. Attraverso l’istruzione, esse continuano a svolgere una missione che è allo stesso tempo spirituale, sociale e civile, spesso andando ben al di là delle sole comunità cattoliche, ortodosse e protestanti.
• Faltas: «Dobbiamo educare alla pace»
intervista di Marie-Armelle Beaulieu
Fra Ibrahim Faltas è il direttore generale delle 18 scuole della Custodia di Terra Santa e vigila sulla missione profondamente radicata in loro. E che riassume così: «Cerchiamo di offrire ai giovani un futuro migliore di quanto abbiamo vissuto noi».
• Tre religioni intorno allo stesso cortile
Charlie Deulme
A sud di Tel Aviv, la scuola dei lasalliani coltiva una singolare duplice identità: da oltre un secolo accoglie bambini ebrei, cristiani e musulmani, e insegna in francese. In un Paese in cui l’identità viene spesso assegnata prima ancora di essere scelta, questa singolare istituzione in Terra Santa compie il raro passo di credere che la coesistenza sia possibile.
• Pizzaballa: le scuole, officine di umanità nuova
• Il dilemma del curriculum israeliano
Cécile Lemoine
Dal 2018 il ministero dell’Istruzione israeliano invita le scuole palestinesi di Gerusalemme Est, comprese quelle cristiane, a offrire ai propri studenti il bagrut, il diploma israeliano, in cambio di sovvenzioni. Una scelta ardua per i dirigenti scolastici.
• A Betlemme, Effetà dà voce ai bimbi sordi
Charlie Deulme
Ispirato dal miracolo narrato nel Vangelo secondo Marco, il Pontificio istituto Effetà intitolato a Paolo VI a Betlemme accompagna da oltre cinquant’anni i bambini palestinesi sordi. Una parola che continua a risuonare, come opera paziente quotidiana e umile: aprire le orecchie, sciogliere le lingue e dare a ogni bambino il suo posto tra gli altri.
Terrasanta 3/2026
Il sommario dei temi toccati nel numero di maggio-giugno 2026 di Terrasanta su carta. Nelle sedici pagine centrali del Dossier uno sguardo alle potenzialità e alle sfide delle scuole cristiane in Terra Santa.
Settant’anni di Messa in ebraico
Il 2 maggio 2026 a Gerusalemme si è celebrato il settantesimo anniversario del Vicariato San Giacomo per i cattolici ebreofoni in Israele: una piccola, tenace comunità che prega, pensa e vive la fede in ebraico. Testimonianze.
Freya Stark, esploratrice in Oriente
Gerusalemme affascinò un secolo fa l’intrepida viaggiatrice britannica, celebre per le sue fotografie e i racconti delle sue esplorazioni in tutto il Medio Oriente. Un’eredità, la sua, legata anche ad Asolo nel trevigiano, ultima dimora che ne custodisce la memoria.
























