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Operazione fratellanza

Francesco Pistocchini
6 marzo 2019
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Operazione fratellanza
Betlemme, 30 gennaio: un momento del Convegno della fratellanza al Terra Sancta College.

Il 30 gennaio al Terra Sancta College di Betlemme è stato presentato il primo risultato di un lavoro che coinvolge centinaia di studenti cristiani e musulmani.


La conoscenza dell’altro è il fondamento per la tutela delle nostre diversità e per la fratellanza».

Sembra ovvio, ma non lo è più di tanto, se si pensa ai muri di divisione e pregiudizio che in ogni parte del mondo separano persone e comunità. Ignoranza è il contrario di fratellanza. Lo hanno scritto in un decalogo – è il punto n. 3 – gli studenti del Terra Sancta College di Betlemme, frequentato per due terzi da cristiani e un terzo da musulmani.

Pochi giorni prima della visita di papa Francesco negli Emirati Arabi (3-5 febbraio), durante la quale ha firmato il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, gli studenti del College hanno presentato uno dei risultati più significativi di un lavoro che li sta impegnando da mesi e ispirato all’incontro tra san Francesco e il sultano.

Per una scuola antica e aperta ai giovani di religioni diverse come quella dei francescani a Betlemme, riflettere sull’incontro tra il santo di Assisi e il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil significa conoscere più a fondo le proprie radici. L’occasione propizia è l’800° anniversario di quell’insolito e straordinario dialogo avvenuto nel 1219. La ricorrenza ha spinto i frati della Custodia e gli insegnanti a coinvolgere i ragazzi delle classi superiori in uno studio storico per poi calare quell’esperienza nella vita di oggi.

Il «decalogo» (nella scheda il testo completo), redatto dagli studenti stessi, è alla base del lavoro che continua con gli allievi più giovani. I ragazzi delle superiori, infatti, guideranno quelli delle medie nel percorso di riflessione che andrà avanti fino al 30 aprile, attraverso incontri e testimonianze.

«Sono coinvolti quasi 500 allievi – spiega fra Marwan Di’des, rettore del collegio –. Questo seme piantato nel loro cuore, un giorno fruttificherà nelle loro famiglie e aiuterà a cambiare una visione della coesistenza tra persone di diverse religioni nel nostro mondo, il Medio Oriente». Fra Marwan osserva che, se anche non siamo più nell’epoca delle crociate, di sicuro il fanatismo esiste ancora.

«Quello di san Francesco con il sultano è stato un incontro di fratellanza e pace in mezzo alla guerra. Il nostro scopo oggi è far incontrare i ragazzi nella pace, cristiani e musulmani insieme».

Per questo la pubblicazione del «decalogo» è solo il primo obiettivo. Si vuole diffondere questa idea di pace al di fuori della scuola, perché sia un esempio per la società.

Gli studenti si sono avvicinati al tema con la visione del film The Sultan and the Saint (2016) di Alexander Kronemer; hanno portato in scena una rappresentazione teatrale dell’evento di Damietta; hanno poi discusso il film della regista libanese Nadine Labaki, Wa Hala’ La Wein (E ora dove andiamo?), la storia di un villaggio diviso a metà fra musulmani e cristiani, dove le donne non ne possono più della litigiosità degli uomini. Queste attività, insolite rispetto ai consueti programmi didattici, hanno provocato i ragazzi spingendoli a riflettere.

«Vogliamo far capire ai ragazzi che il fanatismo religioso porta solo alla morte – spiega fra Marwan –. Per avere la pace occorre essere persone che cercano la pace; e per questo bisogna essere persone sagge.

La saggezza porta alla pace, non solo l’amore fraterno».

La presentazione ufficiale del documento in dieci punti è avvenuta il 30 gennaio. L’importanza del momento era sottolineata dalla presenza dei responsabili religiosi e dei rappresentanti dell’Autorità palestinese: il Custode di Terra Santa, fra Francesco Patton, il patriarca emerito Michel Sabbah, il gran muftì di Betlemme, Abdel Majid Ata, l’arcivescovo Atallah Hanna, del patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme; la ministra palestinese del Turismo, Rula Maayah, il ministro per gli Affari religiosi, Yousef Dias e il sindaco di Betlemme, Anton Salman.

«Penso che questi progetti contribuiscano a tenere unita la nostra comunità – ha commentato uno studente, Nader Madbouh – specialmente in questo momento di difficili condizioni politiche ed economiche.

Abbiamo molte ragioni per emigrare ma se siamo consapevoli di chi siamo potremo continuare a vivere in pace, come abbiamo sempre fatto». Dall’esempio di san Francesco e del sultano, capaci di dialogare in un momento di guerra, la scuola di Betlemme trae ispirazione per il futuro. Monsignor Sabbah ha incoraggiato i ragazzi: «Siamo un unico popolo e dobbiamo imparare a incontrarci. Speriamo che questo progetto pilota si diffonda in tutte le scuole palestinesi e che le autorità islamiche e cristiane rispondano a questa iniziativa».


 

Il decalogo di Betlemme

 

1. Noi, esseri umani siamo tutti uguali davanti a Dio.

2. L’istruzione è l’elemento base su cui costruire la pace.

3. La conoscenza dell’altro è il fondamento per la tutela delle nostre diversità e per la fratellanza.

4. La conoscenza e la consapevolezza di ciò che ci circonda, nonostante le sue difficoltà, ci dà la capacità di sopravvivere.

5. La vera esperienza di fede in Dio è la via verso la pace.

6. Le religioni monoteiste sono un messaggio celeste per la costruzione della pace.

7. La costruzione di vere relazioni umane è il principio fondamentale per la convivenza.

8. Nell’apertura mentale e nell’accettazione dell’altro prevale il rispetto reciproco e le paure scompaiono.

9. Le iniziative basate sulla saggezza sono fondamentali per rendere salda la pace.

10. Le azioni che portano risultati concreti nella vita delle persone vanno rafforzate.

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