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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Combatti l’indifferenza per costruire la pace

Giuseppe Caffulli
21 gennaio 2016
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Papa Francesco usa un linguaggio semplice ma profondo, capace di toccare la sensibilità di ogni uomo e di ogni donna. È così anche il suo testo scritto per la Giornata mondiale della pace, che ricorre il primo gennaio.


I testi di Papa Francesco hanno la capacità di parlare al cuore degli uomini. Sono messaggi che si tengono debitamente alla larga dall’«ecclesialese», quel frasario un poco trito e per «addetti ai lavori» al quale siamo a volte rassegnati dentro e fuori le nostre chiese. Papa Francesco usa un linguaggio semplice ma profondo, capace di toccare la sensibilità di ogni uomo e di ogni donna.

Il testo scritto per la Giornata mondiale della pace, che si è celebrata il primo gennaio, non è da meno. Inizia con un forte messaggio di speranza: «Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona! All’inizio del nuovo anno, vorrei accompagnare con questo mio profondo convincimento gli auguri di abbondanti benedizioni e di pace, nel segno della speranza, per il futuro di ogni uomo e ogni donna, di ogni famiglia, popolo e nazione del mondo, come pure dei capi di Stato e di governo e dei responsabili delle religioni. Non perdiamo, infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte le donne, che sono chiamati a realizzarlo».

Articolato in otto paragrafi, il testo per la Giornata mondiale della pace (intitolato Vinci l’indifferenza e conquista la pace) non trascura affatto le difficoltà che l’umanità attraversa («Le guerre e le azioni terroristiche, con le loro tragiche conseguenze, i sequestri di persona, le persecuzioni per motivi etnici o religiosi, le prevaricazioni, hanno segnato dall’inizio alla fine lo scorso anno moltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una “terza guerra mondiale a pezzi”». n. 2), ma invita prima di tutto a «custodire le ragioni della speranza» e a valorizzare «le ragioni per credere nella capacità dell’umanità di agire insieme in solidarietà, nel riconoscimento della propria interconnessione e interdipendenza, avendo a cuore i membri più fragili e la salvaguardia del bene comune». Ma ugualmente mette in guardia dal vero pericolo che ci assedia: l’indifferenza, che è la «minaccia per la famiglia umana». Una indifferenza verso gli altri, verso la società, verso il bene comune, verso il creato, verso Dio… Un atteggiamento che, elevato a sistema (il Papa parla di «globalizzazione dell’indifferenza») mina alle basi qualsiasi relazione umana e qualsiasi possibilità di pace.

Guardando alla Terra Santa e al Medio Oriente d’oggi, le parole di Papa Francesco risuonano in tutta la loro portata. Oggi quelle regioni sono letteralmente distrutte da un atteggiamento d’indifferenza verso la dignità dell’uomo, dei suoi diritti fondamentali e della sua libertà. Il germe del fondamentalismo (di qualsiasi matrice) cancella la cura verso il fratello e bestemmia Dio in nome di un’ideologia. Altra strada non ci può essere, per evitare il baratro, se non quella della conversione del cuore e di un affidamento alla misericordia che «è il cuore di Dio. (…); un cuore che batte forte dovunque la dignità umana – riflesso del volto di Dio nelle sue creature – sia in gioco».

Un appello che si deve tradurre anche nel sostegno a quelle comunità cristiane («oasi di misericordia», le definisce il Papa), che non smettono di testimoniare in quelle terre, pur patendo soprusi e persecuzione, come «l’amore per gli altri – gli stranieri, i malati, i prigionieri, i senza fissa dimora, perfino i nemici – sia l’unità di misura di Dio per giudicare le nostre azioni».

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