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L'evento fondante della storia e della spiritualità ebraica è l'occasione per approfondire i momenti vissuti da Gesù con gli apostoli nel Cenacolo

Pasqua cristiana e Pasqua ebraica

fra Alberto Joan Pari ofm
4 marzo 2013
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Pasqua cristiana e Pasqua ebraica
Rubens, Ultima Cena (dettaglio), 1632 circa, Pinacoteca di Brera, Milano

Un’esperienza nuova e molto arricchente è ciò che sto vivendo da alcuni mesi. Si tratta dell’incontro settimanale di catechismo per i piccoli che si preparano al sacramento della prima comunione nella comunità di Jaffa dei cattolici di espressione ebraica. Le famiglie sono composte per la maggior parte da cristiani proveniente dall’Europa, immigrati per motivi di lavoro, tra di loro anche alcuni di origini ebraiche e anche arabi israeliani, ma la cosa interessante è che i loro figli sono nati in questo Paese, cresciuti qui e la loro lingua quindi è l’ebraico; frequentano scuole dove si parla questa lingua e solo in famiglia ne parlano anche un’altra. Essendo inseriti nella società e cultura ebraica, a scuola l’ora di religione è lo studio dell’Antico Testamento e di tutte le tradizioni e feste ebraiche; per questo motivo oltre che in famiglia, in parrocchia hanno la buona occasione di sentir parlare di cristianesimo e delle nostre tradizioni. Spiegare loro il significato dell’Eucarestia, del rito della Santa Messa, significa capire dove è nata, come i primi cristiani sono giunti a comprendere il mistero della cena e del sacrificio perfetto di Cristo a Pasqua. Parlare di questo con loro è molto stimolante, perché spesso sono molto più preparati di me sui racconti dell’Esodo, della pasqua ebraica e dei simboli che la caratterizzano.

Nella tradizione ebraica, la stessa conosciuta e praticata da Gesù e dai suoi apostoli, centro della liturgia pasquale è la cena di Pasqua, in ebraico chiamata seder pesakh. Si tratta del più suggestivo e gioioso tra tutti i rituali familiari dell’ebraismo. In esso si celebra l’evento fondante della storia e della spiritualità ebraica, la fine della schiavitù e l’inizio della libertà e consiste nella partecipazione ad un pasto simbolico, prima del pasto reale, in cui ogni elemento ricorda qualche aspetto della notte nella quale Dio, «con mano forte» e «con braccio potente», trasse fuori il suo popolo dall’Egitto e lo introdusse nella terra promessa. Le erbe amare, il pane azzimo e altri cibi simbolici lo costituiscono. L’intero seder pasquale, nei suoi vari momenti e con le sue inesauribili componenti simboliche, rituali, gestuali e narrative, celebra l’evento fondamentale del popolo ebraico: la sua nascita alla libertà attraverso la rottura con la schiavitù; non solo del popolo ebraico ma di ogni popolo e di ogni individuo. Infatti nella parte finale del testo che si utilizza per questa liturgia famigliare si legge che «l’uomo in ogni generazione ha il diritto di considerarsi come se egli stesso fosse uscito dall’Egitto». Durante la cena ebraica si bevono tre coppe di vino, che si sorseggiano stando reclinati sul braccio destro, ad indicare un atteggiamento nobile romano antico del mangiare sdraiati, perché nessuno è schiavo in quella sera.

Ci sono ancora oggi alcune discussioni sul fatto se possa considerarsi una cena pasquale l’ultima cena che Gesù ha consumato con gli apostoli nel cenacolo a Gerusalemme la notte della sua passione e durante la quale ha istituito il sacramento dell’Eucarestia. A mio parere non c’è dubbio che si tratti proprio di questo. Anzi, seguendo l’insegnamento di alcuni teologi ed esegeti, anche io amo pensare che la cena pasquale di Gesù non si sia conclusa nel cenacolo, ma sulla croce. Durante la cena ebraica, infatti, tra la seconda e la terza coppa di vino si cantano alcuni salmi, cosa che anche Gesù e gli apostoli fecero, mentre scendevano dalla città verso l’orto del Getsemani… e la terza coppa quindi dove si trova? Possibile che la liturgia del seder pesakh non sia stata completata da Gesù e dai suoi? La terza coppa ritorna con amarezza nel Getsemani, «Padre, allontana da me questo calice», ma soprattutto sul calvario, quando in croce Gesù chiede da bere. Lì si conclude la cena delle cene, e poi «tutto è compiuto». Il vero agnello immolato è Cristo che ha compiuto il sacrificio perfetto una volta per tutte, liberandoci dalla paura più grande che abbiamo in terra, la morte. Quanto è bello scoprire le profonde radici del cristianesimo e avvicinarsi pian piano sempre in punta di piedi, balbettando con la prudenza della fede, cercando di comprendere il mistero della Pasqua, il mistero della vita e della Risurrezione. Ogni Eucarestia è tutto questo, ricordo prezioso del sacrificio di Cristo e della sua vittoria sulla morte, vivo in mezzo a noi e per noi fonte di vita.

È la Pasqua del Signore, rallegriamoci con lui e cantiamo Alleluja! Con la gioia nel cuore a tutti auguro una serena Pasqua che sia di vera risurrezione.

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