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Commissario di Terra Santa per le Marche dal 1999, padre Roberto Mancinelli racconta il suo amore per i Luoghi Santi ed esorta a non abbandonare quella terra martoriata.

Io, «folgorato» sulla via di Gerusalemme

Giuseppe Caffulli
11 agosto 2006
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Io, «folgorato» sulla via di Gerusalemme

Per padre Roberto Mancinelli questa del 2006 è un’estate decisamente movimentata. È infatti alle prese con il trasloco della sede: «Da poco i nuovi uffici del Commissariato si trovano a Scapezzano di Senigallia. Una sede molto bella, comoda e facile da raggiungere». La voce arriva squillante al telefono, mentre racconta tutto d’un fiato la sua avventura e il suo impegno per la Terra Santa.

Nato nel 1941 a Jesi (Ancona), padre Roberto entra giovanissimo in noviziato, affascinato dalla vita francescana che impara ad apprezzare presso il convento locale. «Vedevo la gioia e la serenità dei giovani che studiavano in quella casa. Capii che volevo vivere come loro». Una volta diventato sacerdote, padre Roberto gira in lungo e in largo le Marche, come parroco e assistente degli scout. «Ne avevo centinaia. Un’esperienza molto importante, quella del contatto con i ragazzi». Da Pesaro a Fabriano, da Jesi a Matelica, padre Roberto trova nella pastorale e nella predicazione il senso quotidiano alla sua vocazione sacerdotale.

Nel 1995, in occasione dei trent’anni di sacerdozio, chiede ed ottiene dal padre provinciale di fare un pellegrinaggio in Terra Santa. Ed è l’esperienza che gli cambia la vita.
«Trascorsi due mesi in Terra Santa, facendo gli esercizi spirituali, predicando e frequentando anche il corso per guide. Rimasi "folgorato" da quella esperienza esaltante, che mi diede la possibilità di conoscere i Luoghi Santi e le comunità cristiane delle diverse confessioni. Una volta rientrato nella mia provincia, scrissi all’allora Custode di Terra Santa padre Giuseppe Nazzaro, attuale vicario apostolico di Aleppo, per chiedergli di essere accolto nella Custodia. Di lì a pochi mesi venne raggiunto l’accordo tra il provinciale delle Marche e la Custodia per l’inizio del mio servizio a Gerusalemme».

Nell’ottobre del 1996 padre Roberto parte per la Terra Santa, passando prima da Alessandria d’Egitto e dal Cairo, dove ha occasione di conoscere la situazione locale e di predicare giornate d’esercizi. Poi, per un anno, a Gerusalemme, presso il convento di San Salvatore, dove è incaricato di tenere ogni mese la giornata di esercizi per la comunità. «Al termine di quell’esperienza, una parentesi come direttore di Casa Nova a Gerusalemme, la casa per pellegrini della Custodia. E poi cinque mesi di servizio a Palermo, presso il Convento di Terra Santa. Infine di nuovo in Israele, al Monte Tabor. Per problemi di salute dovetti però abbandonare l’incarico. Decisi alla fine di rientrare in Italia».

Il sogno della Terra Santa sembrava svanito per sempre. E invece di lì a poco si apre una nuova opportunità, che padre Roberto coglie al volo con grande gioia. «Al termine del capitolo provinciale il padre superiore mi propose di assumere l’incarico di Commissario di Terra Santa. Dall’ottobre del 1999 svolgo dunque questo servizio con grande dedizione. Servo la Terra Santa e la Custodia dalle retrovie, ma sono convinto di svolgere un compito importante e utile».

Il Commissario delle Marche ha strette relazioni con molti dei vescovi della regione, con i quali organizza giornate in favore dei Luoghi Santi e pellegrinaggi. In particolare ricorda il viaggio compiuto con nove vescovi della regione in Terra Santa: un evento importante per tutta la Chiesa marchigiana. E poi tanti pellegrinaggi organizzati con parrocchie e movimenti ecclesiali.

La cronaca di queste settimane dice però che, a causa della guerra, il flusso di pellegrini è molto diminuito. Padre Roberto è profondamente addolorato: «Ogni giorno celebro una messa per la pace. E non mi stanco di esortare i parroci che incontro a fare altrettanto. Dobbiamo pregare, perché davvero il Signore converta i cuori e spinga quei popoli a deporre le armi e a diventare fratelli. Per la Terra Santa sono momenti non facili, ma non dobbiamo scoraggiarci. Dobbiamo guardare avanti. Con un gruppo parrocchiale stiamo pensando ad un viaggio in ottobre… Lo faremo, anche in pochi. Sarà il nostro modo di rendere testimonianza e di non abbandonare le comunità cristiane di quella terra».

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