Questo imperativo ha spinto fra Massimo Fusarelli, ministro generale dei Frati minori, a pubblicare, il 13 giugno, una lettera aperta sul Medio Oriente. La pace come scelta e responsabilità personale, non un generico auspicio.
Confessa di averci pensato su parecchio fra Massimo Fusarelli, ministro generale dell’Ordine dei Frati minori. «Da lungo tempo mi accompagna una domanda: fino a quando è possibile tacere davanti al male che ferisce il mondo?».
Con questo interrogativo si apre la sua lettera sulla guerra in Medio Oriente, intitolata Per amore di Sion non tacerò e resa pubblica lo scorso 13 giugno, in occasione della festa liturgica di sant’Antonio di Padova, patrono della Custodia di Terra Santa.
Fusarelli rompe gli indugi – «sento che è giunto il momento di parlare» – e soggiunge, senza spingersi troppo oltre: «Mi assumo pienamente la responsabilità di queste parole, pronunciandole con timore e con libertà di coscienza ».
Di questi tempi, lo sappiamo bene, il rischio di essere tirati da una parte o dall’altra, di trovarsi contro l’una o l’altra tifoseria, è reale. Su certi temi gli animi si accendono e le menti si arroccano, chiudendosi al confronto. I traumi pesano, ma non giustificano tutto.
Come credente, frate minore e ministro generale del suo Ordine religioso, fra Fusarelli dice di avvertire «l’imperativo evangelico di parlare a nome dei miei fratelli sparsi per il mondo, soprattutto per le situazioni che agitano ormai da anni il Medio Oriente, dove noi Frati Minori siamo presenti: da Israele alla Palestina, dalla Giordania e dal Libano alla Siria».
«Sono stato più volte in questi paesi – soggiunge il francescano –, anche negli ultimi anni. Ho incontrato madri che piangono i figli, famiglie costrette ad abbandonare le proprie case, persone che continuano a sperare nonostante tutto. Mi ha toccato in particolare la situazione dei giovani, che non vedono futuro e spesso desiderano solo fuggire. Come biasimarli?».
Davanti a ciò che accade in Israele, nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania o nel Libano meridionale, fra Fusarelli prende in prestito le parole che il profeta Isaia pronuncia su Gerusalemme e, allargandole a tutta la realtà della regione, scrive: «Vorrei che nessuno chiamasse più Gerusalemme “abbandonata”, né “devastata” la sua terra. E davanti alla distruzione totale di case e di persone la domanda sale forte e dolorosa: fino a quando? Fino a quando il potere pretenderà di poter distruggere impunemente e pochi decideranno chi deve vivere e chi deve morire – i piccoli, i giovani a un rave, le famiglie in Israele, a Gaza, in Cisgiordania, in Libano? Fino a quando i bambini continueranno a pagare il prezzo delle guerre degli adulti?».
La lettera resta sul piano dei princìpi e degli appelli alla coscienza, lasciando ad altri – individui e comunità, secondo il proprio posto e ruolo – il compito di declinarne le conseguenze. Un appello ampio, che non entra nel merito delle singole situazioni.
Della Terra Santa fra Fusarelli dice che nessun popolo le è estraneo: né gli ebrei (il popolo dell’Alleanza), né i cristiani, né i musulmani. I frati minori restano in quella terra «da quando vi sono giunti ai tempi di san Francesco d’Assisi. Fedeli ai popoli che la abitano – dediti alla custodia dei santuari e all’accoglienza dei pellegrini, alla pastorale e all’educazione nelle scuole, al dialogo, a opere sociali e culturali – vogliamo continuare a percorrere quella strada, a liberarla dalle pietre, a innalzare un vessillo di pace».
«Non possiamo e non vogliamo restare neutrali – prosegue il frate –, ma essere costruttori di pace, operatori di giustizia, capaci di denunciare il male da qualunque parte venga. Nessuna ragione politica, religiosa, strategica o militare può giustificare la negazione della dignità inviolabile di ogni persona umana, senza eccezioni. Scegliamo di restare, anche quando la nostra presenza potrà sembrare non più gradita. Scegliamo di restare con l’umiltà dei piccoli e con la franchezza di chi ha imparato da Gesù di Nazareth a dare a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare».
Anche chi – come tanti di noi – non vive in Terra Santa, ma l’ama e la fa conoscere nel mondo come terra di pace, continua fra Massimo Fusarelli, non può restare neutrale: «Impariamo da tanti fratelli e sorelle che, con i passi della pace e della riconciliazione, calcano terre imbevute del sangue dei piccoli, dove risuona la tracotanza dei pochi prepotenti che pretendono di governare il mondo, sfidando l’unico potere: quello dell’amore di Dio onnipotente e misericordioso, che vuole la pace e la felicità di tutti i suoi figli. Non vogliamo soltanto richiamare genericamente la pace, ma chiamare per nome ciò che la impedisce e può perfino renderla impossibile».
«Oggi – conclude il messaggio del ministro generale dei Frati minori – la pace non può essere soltanto un augurio. Deve diventare una scelta, una responsabilità, una presa di posizione a favore della vita di ogni persona e contro tutto ciò che la umilia e la distrugge. Impegniamoci, ciascuno secondo la propria responsabilità, a trasformare questa scelta in gesti concreti».
Eco di Terrasanta 4/2026
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