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Francesco si affida alla Chiesa

fra Gianluigi Ameglio ofm
8 luglio 2026
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Francesco si affida alla Chiesa
Giotto di Bondone, Papa Innocenzo III approva la Regola, (dettaglio), pannello della predella di San Francesco che riceve le Stimmate, c.1295-1300, Museo del Louvre, Parigi

Il santo d’Assisi e papa Innocenzo III: due uomini molto diversi ma accomunati dal sogno di far risplendere il volto di Cristo nella Chiesa. Nonostante un primo rifiuto, Francesco convince il papa ad accettare la nascita del nuovo Ordine.


Siamo in un cammino che conclude il Centenario del commiato del Poverello ai frati e al mondo, con il sogno di Dio, su questa nostra terra, che ama la vita piccola, colma di umanità e fratellanza. E lo facciamo con piccoli frammenti: l’incontro di Francesco con la Croce di San Damiano; la sua dipartita, il suo farsi da parte; e il suo affidamento alla Chiesa. Un consegnarsi per gradi: a San Damiano, al vescovo di Assisi e, infine, quando incontra papa Innocenzo III.

Quest’ultimo sembrava il contrario del nostro Francesco: si diceva che non fosse di indole amorevole e mite e che non fosse un pastore tenero, bensì un «lottatore» e un «sovrano impetuoso» che governava con grande energia la Chiesa, tanto che l’aveva portata a essere una potenza rispettata da tutti. Ma entrambi gli uomini avevano un desiderio in comune: in un suo famoso sogno − e i sogni spesso rivelano i desideri più intensi − una chiesa, San Giovanni in Laterano, sta crollando e un uomo la sostiene. Un papa fra i più combattivi e quell’umbro buono e modesto volevano custodire il progetto di Dio: quello di far risplendere il volto di Cristo nella Chiesa. Ognuno, però, a modo proprio, con le proprie categorie culturali e religiose.

Il primo attraverso la grandezza della Chiesa, quasi a mostrare così la potenza del Cristo crocifisso e risorto. Il secondo, invece, con la via della povertà e del dialogo, della fraternità come luogo in cui il Cristo si lascia vedere e toccare.

Il primo incontro non fu positivo: Francesco non incontrò un uomo aperto al dialogo o disponibile ad ascoltare. Forse Innocenzo III si convinse di ricevere quegli uomini sia per quel sogno che fece dopo averli incontrati, sia perché Francesco rispose alle obiezioni del papa riguardo all’eccessivo rigore imposto dalla vita che proponeva, parlando di Madonna Povertà.

Ruggero di Wendover (morto nel 1236), monaco benedettino dell’abbazia inglese di Saint Albans, nella sua Chronica del monastero, racconta così: «Il papa allora, osservando attentamente in quel frate l’abito sformato, il volto spregevole, la barba lunga, i capelli incolti, le sopracciglia nere e pendenti, dopo aver fatto leggere quella sua petizione, così ardua e impossibile nella pratica comune, lo disprezzò e disse: “Va’, frate, e cercati dei porci, ai quali dovresti paragonarti più che agli uomini. E ravvoltolati insieme nel brago e, consegnando a loro la Regola che hai preparato, accollati l’ufficio della tua predicazione”. A queste parole Francesco, chinato il capo, subito se ne uscì e, trovati alla fine dei porci, si ravvoltolò con loro nel fango fino a tanto che ne fu tutto imbrattato, il corpo e il vestito, dalla pianta dei piedi alla testa. E così ridotto, tornato al concistoro, si presentò al cospetto del papa e disse: “Signore, ho fatto come mi hai comandato; ora ti prego, esaudisci la mia richiesta”. Il papa, davanti a questo fatto, pieno di ammirazione, ma molto dispiaciuto di averlo disprezzato, ritornato in sé, gli comandò di ripresentarsi a lui pulito. Francesco corse a lavarsi dal fango e in fretta ritornò. Allora il papa, preso da commozione verso di lui, accettò la sua petizione e, confermandogli mediante privilegio della Chiesa romana l’officio della predicazione e l’ordinamento richiesto, dopo averlo benedetto, lo licenziò».

Al di là della verità di questi racconti, comunque, papa Innocenzo III approva la Regola: gli scritti del tempo ci dicono che fu solo un’approvazione orale. Ma ai frati basta: lasciano il Papa e se ne vanno per le strade di Roma a predicare, ma quando non sono ascoltati si rivolgono – e qui riprendo la stessa fonte – «agli animali bruti e agli uccelli del cielo, in modo che essi, ascoltando le parole di salvezza, obbediscano a Dio e stiano in pace. (…) Solo i corvi, le gazze, gli avvoltoi e altre razze di uccelli che ruspano tra carcasse di animali putrefatti in una discarica lo stanno a sentire».

Innocenzo III intuisce che Francesco è lì non per distruggere, ma per salvare la Chiesa, nella sua scelta di essere povero e di vivere semplicemente, di vivere secondo l’insegnamento di Gesù.

Non si sa con esattezza che cosa ci fosse stato scritto nella prima Regola: conosciamo i documenti successivi. Ma la storia di Francesco è un po’ avvolta nella leggenda e ancora emoziona. Nasce con questo incontro l’Ordine francescano, questa meravigliosa avventura che arriva fino ai giorni nostri, con la Custodia in Terra Santa e nelle nostre città, nei conventi, nei monasteri e nelle tante persone che vivono nella secolarità ciò che, nella storia della cristianità, si chiama Francesco e francescanesimo.

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