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«Il dono di trovare strade sempre nuove»

Francesco Pistocchini
23 aprile 2024
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«Il dono di trovare strade sempre nuove»
Il Commissario di Terra Santa per il Nord Italia, fra Gianluigi Ameglio.

Fra Gianluigi Ameglio da luglio assumerà a tempo pieno le funzioni di Commissario di Terra Santa del Nord Italia. Un incarico accolto con entusiasmo, dopo anni di servizio ai poveri, per continuare a dare alle persone segni e gesti di speranza.


«Essere diventato il nuovo Commissario di Terra Santa è un dono che la nostra vocazione ci dà, il dono di trovare strade sempre nuove». In queste parole fra Gianluigi Ameglio riassume il senso e la gioia del nuovo incarico assunto e che da luglio 2024 lo impegnerà a tempo pieno: portare la Terra Santa in mezzo alle persone, in un’area grande come tutto il Nord Italia. Genovese, 59 anni, fra Gianluigi lascia l’incarico di superiore della fraternità dei frati minori di Gaggiola alla Spezia e prende il posto di fra Francesco Ielpo, che per un decennio è stato Commissario e oggi è il delegato per l’Italia del Custode di Terra Santa.

«Nella nostra vita – racconta a Eco di Terrasanta – quando proviamo a essere attenti e ricettivi, in ascolto della storia e dell’incontro con il Signore, lui ci apre strade nuove e ci arricchisce continuamente». Fra Gianluigi osserva che spesso questo accade nell’obbedienza, un termine oggi tra i più ostili perché prevalgono l’autorealizzazione e il senso del protagonismo. «La nostra vocazione prova a far fiorire l’umano. Lo fa con lo strumento dell’obbedienza, innanzitutto al Signore, come gli uomini di Emmaus: camminano e si accorgono che qualcosa li ha cambiati dentro. È il senso profondo della vocazione».

In quasi 25 anni di vita sacerdotale, fra Gianluigi si è occupato di pastorale dei matrimoni e della vita del santuario di Nostra Signora del Monte a Genova, la città dove si è formato. Poi, a Voltri, a ovest di Genova, in una delle periferie più fragili dell’Italia settentrionale, ha avuto la responsabilità di una parrocchia, ha creato con giovani e laici progetti di aiuto. Esperienze di pastorale della carità che sono continuate alla Spezia. Dal 2016, dopo avere terminato l’incarico di economo provinciale, è stato chiamato a guidare la comunità e il progetto di carità sulla collina prospicente la città. Dapprima i frati rispondevano ai bisogni di diverse persone sotto una tenda. Poi, grazie a un lascito, è sorta una struttura che può accogliere nella mensa fino a 90 persone. Sono stati creati un centro di ascolto, un piccolo dormitorio, un servizio di docce, attività importanti per la città, in un’esperienza di collaborazione tra frati e laici che ha coinvolto tanti benefattori.

Ma in che modo i superiori sono arrivati a sceglierlo come nuovo Commissario? «Mi trovavo in Val Gardena a prestare un servizio per le missioni popolari – ci spiega –, quando ricevo una telefonata e capisco che avrei lasciato una realtà in cui ho lavorato, ho dato e ricevuto tanto. Nel mio cuore pensavo che forse avrei fatto di nuovo il parroco, in un’altra città, o che sarei stato destinato a un’infermeria. Pensavo, cioè, di dovere svolgere un servizio più legato alla comunità che al territorio. Poi il padre provinciale mi ha detto che, a fronte dell’impegno nel terzo settore, il coinvolgimento con i laici, l’esperienza nel raccogliere fondi e promuovere il volontariato, la facilità nell’entrare in relazione con le persone, “potevi essere adatto a rilevare questo ufficio”». Quanto tempo ti sei preso per dare una risposta? «Tre secondi! Certo, ho pensato: non sono più un ragazzino, avrò la forza?»

Eccolo, dunque, a domandarsi che cosa si troverà davanti. «È un tempo particolare, in cui gran parte dei pellegrinaggi sono sospesi per il conflitto in Terra Santa. Certo, è importante accompagnare i pellegrini, ma conta anche far conoscere qui quella Chiesa, la storia, la gente, le opere religiose in Terra Santa. Oggi le persone hanno bisogno di ricevere segni e gesti di speranza. Puoi conoscere anche attraverso le riviste o internet realtà della Custodia: ad esempio, la scuola di musica, gli orfanotrofi, le opere in Siria, uno stile che era di Francesco e ovviamente di Gesù. Cercare l’assoluto di Dio nel quotidiano. Trovare il modo di rileggere la storia con uno sguardo diverso. Il Commissario è un facilitatore del processo: conta il coinvolgimento, non può fare tutto da solo, ma con frati, laici, realtà che oggi sono sul territorio e attendono una progettualità. Serve lo sguardo della comunione, con le persone cui offri un orientamento, uno stile dello stare insieme».

E i giovani? «Altre religioni – osserva fra Gianluigi – impongono un’esperienza di pellegrinaggio, mentre per i cristiani non c’è questa dimensione di precetto. Molti giovani sono isolati, chiusi in casa, vivono un grande deficit di speranza, perché non siamo riusciti a trasmettere un’esperienza o incontro. Serve tornare a essere capaci di vivere insieme esperienze».

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