Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

La vita, un tempo da «abitare»

fra Matteo Brena ofm
25 ottobre 2022
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La vita, un tempo da «abitare»
«La mano del Signore fu sopra di me», la visione del profeta Ezechiele (cap. 37) in un dipinto murario (III sec.), rinvenuto nell’antica città di Dura Europos, in Siria.

Il profeta Ezechiele ci ricorda che Dio non abbandona mai il suo popolo e annuncia la futura salvezza. È accaduto al tempo degli israeliti esuli a Babilonia e avviene oggi, in questo tempo da vivere come custodi di speranza.


l tempo storico che stiamo vivendo non è per niente facile. Assistiamo ogni giorno a eventi di rabbia, opinioni contrastanti, disagi psichici e sociali causati dall’esperienza della pandemia e ora le conseguenze di una nuova crisi, quella energetica, in parte causata dal conflitto in Ucraina che sta facendo vivere a molti un clima di incertezza.

Il credente si pone inevitabilmente una domanda: «possiamo sentire questo tempo come una Storia di Salvezza?». La Sacra Scrittura ci dona sempre la sua luce sulle domande di senso dell’esistenza e ci illumina per comprendere quello che accade dentro di noi, ma anche la realtà che ci circonda.

Ad esempio il profeta Ezechiele, nel VII secolo a.C., è chiamato a profetizzare al popolo d’Israele che è stato deportato in Babilonia dopo la distruzione di Gerusalemme e del Tempio. La causa di questa tragedia sta nel comportamento del popolo e dei suoi regnanti che sono venuti meno alla legge del Signore e alla sua Alleanza, non praticando più la solidarietà verso i poveri, le vedove, gli orfani e gli stranieri.

Nella Bibbia, ma anche nella nostra vita, quando le relazioni con ciò che ci circonda si interrompono o diventano ambigue e strumentali, l’ambiente diventa nemico: l’uomo, l’economia, la società, il clima. Ciò che ci circonda diventa avverso, decisamente o dichiaratamente contrario, di fronte e opposto. Anche noi come Israele, ma nel nostro tempo, ci siamo ripiegati su noi stessi forse un po’ troppo dimentichi della «casa comune» bisognosa di cura e attenzione.

La Bibbia ci racconta che la conseguenza di questo disordine è la deportazione in una terra lontana che corrisponde all’impossibilità di una vita libera, in pace e prosperità.

Sempre la Bibbia ci racconta di un Dio che non abbandona per sempre il suo popolo e per bocca di Ezechiele annuncia la futura salvezza d’Israele: «Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese…» (Ez 36,24). È la forte parola profetica che proclama che il Signore non resta insensibile alla sofferenza del suo popolo, e quando tutto sembra perduto, il profeta è chiamato ad annunciare la salvezza del popolo. Nella Scrittura è sempre Dio che si impegna a purificare il suo popolo mediante il dono di un nuovo cuore e di uno spirito nuovo, affinché Israele possa essere una comunità di uomini e donne che sappia servire Dio con amore e fedeltà. Nel libro di Ezechiele il Signore dice al popolo: Vi prenderò, vi radunerò, vi condurrò, vi purificherò.

E tutto questo inizia a Babilonia, durante l’esilio, dove il popolo israelita accoglie la Parola di speranza che Dio dona al suo popolo tramite Ezechiele. È una parola che trova spazio e che prima di generare speranza e futuro, genera il desiderio di fare memoria e comprendere il vissuto difficile e la situazione ostile come parte di un’unica storia.

Come affermava papa Francesco il 27 marzo 2020 nella famosa preghiera nella deserta piazza San Pietro a Roma: «L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite».

È necessario recepire nella nostra esistenza una Parola perché possa generare dentro di noi la memoria e la speranza che rimette in moto il cuore e dà occhi capaci di leggere e vivere la realtà in maniera diversa. A questo siamo chiamati, prima ancora del superamento di questo tempo così particolare, ma allo stesso tempo non così straordinario se lo paragoniamo ai tanti momenti di crisi della storia. Il Signore ci chiama quindi ad abitare il tempo, non semplicemente come dei sopravvissuti, ma come custodi di speranza.

L’esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa mira a far comprendere al pellegrino tutto questo. La Storia della Salvezza, che il pellegrino conosce attraverso la Parola di Dio e la visita dei Luoghi santi, è una storia che accade di nuovo nelle nostre vite. È una consapevolezza che il pellegrino acquisisce giorno dopo giorno e che poi, tornato a casa, continua a vivere e può mettere in pratica. Da qui il salto di qualità nella fede, nelle relazioni e nella vita in generale.

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