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Maroniti e siriaci, un tesoro di fede

Giulio Carulli
3 gennaio 2020
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Maroniti e siriaci, un tesoro di fede
In questa foto del dicembre 2009 il patriarca siro-cattolico Ignace Joseph III Younan (a destra) in visita alla comunità dei siro-cattolici a Gerusalemme.

Un’intera giornata dedicata all’approfondimento della Chiesa cattolica maronita e della Chiesa siriaca; l’occasione per accostare e conoscere il patrimonio spirituale dell’unica Chiesa di Cristo.


Quali sono i rapporti storici tra la comunità dei cristiani maroniti e la Santa Sede, a cui essi sono legati da sempre? E qual è il ruolo dei frati minori di Terra Santa. Dopo il primo volume I francescani e i maroniti (1233-1516), fra Halim Noujaim e il professor Bartolomeo Pirone tornano sul tema per completare la ricerca con il secondo tomo intitolato I Francescani e i Maroniti. Dall’anno 1516 fino alla fine del diciannovesimo secolo.

Seguendo le orme e gli ammaestramenti di san Francesco d’Assisi, i francescani giunsero sulle sponde sud-orientali del Mediterraneo già nel Tredicesimo secolo, all’indomani della fallimentare stagione delle Crociate. E ben presto aprirono conventi nelle principali città del litorale e dell’entroterra in Libano, Siria e Palestina, curandosi del bene delle comunità cristiane locali e rimanendo in tutto «obbedienti e sottomessi» alle legittime autorità ecclesiastiche, oltre che alla Sede di Pietro.

In un’epoca già caratterizzata dal predominio musulmano (e dal conseguente arroccamento dei maroniti nelle zone montuose dove potevano meglio autotutelarsi), i figli di san Francesco «non si accontentarono di visitare i maroniti nei loro nascondigli disseminati fra le montagne e nelle valli e di arrampicarsi lungo i loro impervi sentieri – spiegano gli autori –. Anzi. Vissero in mezzo a loro, condividendo le ristrettezze di vita, l’umiliazione dell’occupazione, con loro soffrirono e insieme patirono disagi e oltraggi per confermarli nella fede e rafforzare le relazioni con la Sede apostolica».

Contigua alla realtà della Chiesa maronita (cattolica), quella della Chiesa siriaca, sia ortodossa che cattolica, diffusa dalla città di Antiochia all’entroterra della Siria, dalla Mesopotamia fino alle regioni prospicienti il Golfo Persico.

Una Chiesa che ha alimentato un’imponente tradizione monastica e ha sviluppato una liturgia propria. E che dopo la conquista musulmana è stata per secoli una Chiesa segnata dal martirio.

Per cogliere le ricchezze e il lascito spirituale della tradizione maronita e siriaca, il 24 gennaio, presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, si svolge il convegno Il Levante cristiano. Si tratta di una giornata di studio su Libano e Siria a partire dalla pubblicazione di due monografie della collana Studia orientalia christiana (Edizioni Terra Santa 2019): il già citato I Francescani e i Maroniti di Halim Noujaim e Bartolomeo Pirone, e Simboli cristiani nell’antica Siria di Romualdo Fernández Ferreira.

La giornata, aperta a tutti, si inserisce nella scia indicata da san Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Orientale Lumen del 1995: «La luce dell’Oriente ha illuminato la Chiesa universale, sin da quando è apparso su di noi «un sole che sorge» (Vangelo di Luca 1,78), Gesù Cristo, nostro Signore, che tutti i cristiani invocano quale Redentore dell’uomo e speranza del mondo».


Due antiche Chiese d’Oriente

Si svolge Milano, venerdì 24 gennaio, presso la Sala delle Accademie della Veneranda Biblioteca Ambrosiana (piazza Pio XI), il Convegno dal titolo Il Levante cristiano. Giornata di studio su Libano e Siria. Due le sessioni. Quella mattutina sarà dedicata alla Chiesa maronita con relazioni di Alberto Elli, Camille Eid, Bartolomeo Pirone e padre Paolo Nicelli. Nel pomeriggio si parlerà di Chiesa siriaca, con relazioni di padre Željko Paša, Danilo Mazzoleni, Elias Kas Hanna e padre Marco Pavan.

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