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Fra Mario, una vita per la Custodia

Beatrice Guarrera
3 gennaio 2020
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Fra Mario, una vita per la Custodia
Fra Mario Tangorra, in primo piano, durante una celebrazione nella chiesa di San Salvatore a Gerusalemme.

Dalla partenza, adolescente, per la Terra Santa, agli anni della formazione. Il periodo della guerra e l’ordinazione sacerdotale. E poi il lungo servizio al Centro propaganda e stampa di Milano e presso l’Ufficio pellegrinaggi di Roma.


Era una mattina di ottobre del 1937 quando fra Mario Tangorra partì per la prima volta per la Terra Santa. Aveva tredici anni e nessuna certezza in tasca, tranne il desiderio di seguire Dio, ovunque lo avesse portato. Oggi, a novantasei anni, il frate francescano rappresenta una preziosa testimonianza per ricordare il passato della Custodia.

Dalle stanze dell’infermeria nel convento di San Salvatore a Gerusalemme, fra Mario ripercorre i cambiamenti che hanno attraversato la sua vita e quella dei frati di Terra Santa.

Tutto è partito dalla vocazione a diventare francescano, che Mario sentì a dodici anni, mentre si trovava nel suo paese del Sud Italia, Valenzano (Bari). Avrebbe voluto entrare nel convento della provincia francescana locale, ma la sua numerosa famiglia non poteva permetterselo. A essere determinante per la sua vita, fu allora un frate missionario in Terra Santa, fra Bonaventura Cacucci, che girava nelle regioni del Sud raccontando l’opera dei francescani nella Terra di Gesù. Il frate spiegò che la Custodia avrebbe accettato il giovane per la formazione, senza bisogno di nessun contributo economico.

«Mia madre sapeva bene che non sarei tornato a casa per almeno dieci anni – racconta fra Mario –. Eppure, volle farmi partire.

Le scrivevo lettere due o tre volte all’anno, ma ebbi il permesso di tornare nel mio paese solo quindici anni dopo. Sceso dal treno, vidi una ragazza che non conoscevo: era una sorella che non avevo mai visto crescere».

La formazione dei giovani frati avveniva allora a Emmaus Al-Qubeybeh, dove si trovava il seminario internazionale. Ancora oggi sui muri del convento ci sono antiche foto di gruppo a testimoniare il passato. I giovani che venivano da ogni parte del mondo, studiavano tutte le materie della scuola superiore e anche la lingua locale, l’arabo.

Si faceva vita comune, vita di preghiera, vita di studio.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, un fatto inatteso sconvolse la vita dei frati. Emmaus diventò un luogo di internamento.

I frati italiani vi restarono confinati dal giugno 1940 fino al 1943. Nei santuari rimasero i frati delle altre nazionalità, appartenenti a Paesi che non avevano dichiarato guerra alla Gran Bretagna. Solo dopo l’armistizio, gli inglesi concessero più libertà di movimento, anche se limitata.

Dopo il noviziato a Betlemme e l’ordinazione a Gerusalemme, fra Mario svolse per un certo periodo servizio al Santo Sepolcro. Poi venne inviato a Milano, presso il Centro Propaganda e Stampa, dalla cui eredità sono nate le Edizioni Terra Santa. Da lì è stato poi mandato a lavorare nell’Ufficio pellegrinaggi della Delegazione di Terra Santa a Roma, con il compito di accompagnare gruppi tra l’Italia e la Terra Santa. «Sono stato poi otto anni a Nazaret a dirigere la Casa Nova, fino a che non mi hanno incaricato come Commissario di Terra Santa a Palermo – racconta ancora –. Dopo quattro anni sono tornato a Roma. E oggi mi trovo a Gerusalemme ». È insomma tornato dove la sua esperienza religiosa è iniziata.

«I cambiamenti e le difficoltà nella mia vita sono stati tanti. Se non avessi amato la Custodia, non sarei stato disponibile a spostarmi.

Ma se si ha una vera vocazione si può resistere a tutto».

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