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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.

Vedere come vede Gesù

fra Francesco Ielpo ofm *
1 luglio 2019
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Vedere come vede Gesù
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Vocazione di san Matteo (dettaglio), 1599-1600, olio su tela, Cappella Contarelli, San Luigi dei Francesi, Roma

La Terra Santa è una grande scuola di vita cristiana, un’esperienza unica, perché ci insegna a guardare come guardava Gesù. La sua prospettiva sul mondo, carica di misericordia, è capace di cambiare il cuore degli uomini.


Tutte le volte che arrivo in Galilea, presso il lago di Tiberiade, e percorro la strada che costeggia il lato occidentale verso Cafarnao, poco prima di Tabgha, mi ricordo del mio primo viaggio, come studente, e delle parole della nostra guida: «“Uscì il seminatore a seminare. Parte del seme cadde lungo la strada, parte sul suolo sassoso, parte tra le spine e parte sul terreno buono” (cfr. Vangelo di Marco 4,3-9). Questo è il paesaggio che avevano davanti agli occhi gli uditori di Gesù. Queste colline, questi campi, queste rocce, questi rovi». È uno dei ricordi più vivi e forti del mio «corso per guide» in Terra Santa. Potevo vedere quello che vedeva Gesù e quello che vedevano i suoi discepoli. In duemila anni non è cambiato molto. Infatti, il lago e le sue rive sono tra i luoghi meno «contaminati» e ascoltando quella parola evangelica potevo vedere lo stesso contesto agricolo nel quale la maggior parte delle parabole è ambientata.

Si va in Terra Santa per vedere quello che vedeva Gesù. Con gli occhi degli apostoli. In quei luoghi, tra quelle colline, immersi nei medesimi paesaggi evangelici, l’immedesimazione con i discepoli, con le folle, con i bisognosi che si rivolgevano a Gesù, risulta più facile.

Tuttavia, questa esperienza, anche se emotivamente forte, non è sufficiente.

Il pellegrinaggio in Terra Santa è occasione per vedere quello che vedeva Gesù ma soprattutto per vedere come vedeva Gesù. Lo sguardo di Gesù è uno sguardo profondo che si posa su ogni categoria di persona con amore e misericordia tali da cambiare il cuore degli uomini. È uno sguardo che costringe al cambiamento di cuore degli apostoli.

Mi ha sempre fatto riflettere l’episodio della vocazione di Matteo. Racconta il primo evangelista che Gesù ritorna a Cafarnao e dopo la guarigione del paralitico, «vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse “seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì» (Mt 9, 9). Come Gesù ha guardato Matteo? E come si è sentito guardare per alzarsi immediatamente e seguirlo? Mi sembra, però, interessante immedesimarsi anche con Pietro e gli altri discepoli. Chissà quante volte Pietro si sarà recato a quel banco delle imposte per pagare le tasse e chissà quante volte avrà guardato con disprezzo Matteo. Era un pubblicano, un peccatore pubblico e certamente, anche se non espresso verbalmente, qualche giudizio negativo, nel momento di pagare, Pietro e gli altri lo avranno sicuramente formulato. Giudizio che inevitabilmente si leggeva sul volto e si percepiva nello sguardo. Ma quel giorno un cambiamento decisivo era chiesto anche allo stesso Pietro. Nel momento in cui Gesù si ferma e guarda Matteo, Pietro, con un pizzico di orgoglio, avrà pensato tra sé: «Povero peccatore! Noi siamo stati scelti dal Maestro, stiamo con Lui giorno e notte. Questo disgraziato è già condannato». E immagino anche la lotta interiore suscitata in Pietro da quell’imperativo di Gesù rivolto a Matteo: «Seguimi». «Maestro ti stai sbagliando! Quest’uomo non può essere dei nostri! È un peccatore, come può seguirti? Non possiamo accoglierlo nel nostro gruppo! Come facciamo?», avrà pensato Pietro.

In effetti la vocazione di Matteo segna una chiamata anche per Pietro e per gli altri. Una conversione del cuore e dello sguardo. Stare con Gesù, seguirlo, implica un cambiamento, a volte doloroso, di prospettiva. Cosa ha visto Gesù in Matteo che Pietro non vedeva? Come lo ha guardato? Che desiderio muoveva Gesù? Pietro e gli altri erano in qualche modo «costretti» ad avere gli stessi sentimenti e lo stesso cuore di Gesù.

Potremmo quindi concludere che si va in Terra Santa per vedere quello che vedeva Gesù ma anche e soprattutto per imparare a vedere come vedeva Gesù.

Il banco di prova che stiamo compiendo un cammino di vera immedesimazione con gli apostoli è il volto dei nostri compagni di pellegrinaggio. Come li guardiamo? Cosa desideriamo per loro?

Non solo. Un altro grande banco di prova è il volto dei fratelli che abitano la Terra Santa. Culture, fedi e tradizioni lontane dalle nostre. Siamo spesso tentati dal giudizio impietoso e dal sottolineare quello che non va, quello che non sopportiamo. Forse è proprio questa una grande occasione per domandarci come Gesù guarda queste diversità, quali sono i Suoi sentimenti nei confronti di questi popoli, cosa desidera per questa gente. Il pellegrinaggio in Terra Santa diventa così una grande occasione per convertire il nostro sguardo e lasciarci educare a vedere come vede Gesù.

(* Commissario di Terra Santa del Nord Italia)

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