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Famiglia, Medio Oriente e passato che non passa

mons. David M. Jaeger ofm
20 maggio 2015
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«Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi; era la stagione della saggezza e la stagione della stoltezza, l’epoca della fede e l’epoca dell’incredulità, la stagione della Luce e la stagione delle Tenebre, la primavera della speranza e l’inverno della disperazione. Gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni… sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo». Così Charles Dickens introduce il suo Racconto di due città (1859) riferito al tempo della Rivoluzione francese. Così sembra essere il nostro tempo. Grandissimi progressi di civiltà in alcuni Paesi, dilaganti Tenebre in diverse altre regioni, in parti del Medio Oriente (ma non solo). Non di rado è il chiaroscuro che domina, mentre Luce e Tenebre si compenetrano o si danno battaglia a vicenda.

Tra i cattolici sembra in atto una colluttazione (pacifica) su matrimonio e famiglia. Chi chiama alle armi (spirituali) per difendere intatta la dottrina che abbiamo sempre conosciuto e insegnato, per distinguerci, senza «se» e senza «ma», dal galoppante secolarismo che la disconosce. Chi invece proporrebbe qualche eccezione «in deroga», per far fronte al mutato vissuto. Chi si adopera per «quadrare il cerchio», perché la Buona Novella non si può ridurre ad un sillogismo perfetto. Chi piuttosto ammonisce contro lo scivolare sul piano inclinato verso il nulla. Chi ricorda come non ci sia giustizia senza misericordia, e chi invece fa presente come non ci sia misericordia senza giustizia. Non interveniamo, e affidiamoci tranquilli alla sicura guida di Papa Francesco, garante di giustizia e verità, profeta e apostolo della Misericordia.

Teniamo presente che gli eccessi «liberalizzanti» in Occidente rappresentano comunque degli sviluppi, seppur certamente abnormi, di intuizioni suggerite dalla Parola di Verità, che «illumina ogni essere umano». Si pensi, in particolare, all’eguaglianza delle donne e degli uomini, all’essere il matrimonio una «comunità di vita e amore» tra pari, alla libertà di religione e coscienza. Nella Parigi di fine Settecento, il rigetto della fede da parte dei rivoluzionari portò al Terrore. Ma non per questo è venuta meno la proclamazione dei principi di libertà, eguaglianza e fraternità, che sono stati più forti dell’ateo Terrore che li voleva sfigurare.

Oggi, mentre in Occidente ci preoccupano gli eccessi, in Medio Oriente (e altrove) preoccupano i deficit. Il diritto di famiglia è fermo ad un passato che passare non vuole. La donna resta proprietà dell’uomo, e così pure i figli, specie le figlie. E non solo il matrimonio e il suo perdurare, ma anche un’infinità di questioni di diverso ordine, dagli alimenti fino alla custodia dei minori, rimangono in potere di autorità, leggi e tribunali privi della sana laicità dello Stato. Laddove l’ordinamento lo consente, la Chiesa cattolica sapientemente mitiga questi effetti, applicando i propri valori, grata di vedere i suoi fedeli non sottoposti all’altrui dominio, e di poter essere anche per gli altri un esempio di un diritto di famiglia ben più all’altezza. Sono riflessioni suggerite dalla recente decisione della corte di cassazione di uno dei Paesi più evoluti della regione di confermare, per la maggioranza dei cittadini, la proibizione alla donna colta in adulterio di unirsi mai più, non solo al complice, ma anche al proprio coniuge (senza che simile proibizione gravi sul marito adultero). Altrove l’adultera viene ancora lapidata, e così pure la donna vittima di stupro. Quanto distano tali norme dall’esempio di Gesù e dalla norma canonica che esorta il coniuge tradito a perdonare e a riaccogliere l’altro coniuge che ha sbagliato!

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