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In Terra Santa, quando due persone s'incontrano, il saluto diventa un'occasione di lode nei confronti del Signore. Uno stimolo ad onorare Dio ogni giorno con la nostra vita.

«Sia lodato il nome del Signore»

fra Alberto Joan Pari ofm
28 aprile 2014
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«Sia lodato il nome del Signore»
Gaudenzio Ferrari, Concerto degli angeli (dettaglio), affresco della cupola del santuario della Beata Vergine dei Miracoli, a Saronno (Varese).

Con queste parole il salmista nel Salmo 113 inizia la sua preghiera: «Lodate il nome del Signore. Sia Benedetto il nome del Signore, da ora e per sempre. Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore» (Sal 113,1-2). Queste soavi parole spesso risuonano nelle nostre chiese con il canto o nelle nostre case mentre preghiamo i salmi, ma poche volte ci colpiscono e parlano. Da quando vivo in Terra Santa però, non poche volte, sono stato sorpreso dalla concretezza che assumono qui certe espressioni della Scrittura. L’autore sacro proclama che il Nome del Signore sia lodato sempre, dall’alba al tramonto, e mi chiedo: lo facciamo? Riusciamo a lodare il Suo nome senza sosta? Eppure a Gerusalemme questa è una realtà. Una delle cose che mi hanno maggiormente impressionato positivamente della cultura locale è il modo di salutare della gente. Alla domanda spontanea che nasce quando due persone si incontrano per strada: «Come stai?», ogni abitante della Terra Santa, sia cristiano, musulmano o ebreo, risponde «Grazie a Dio» o «Benedetto il Nome». Questo è molto particolare! Nella loro risposta, e da alcuni anni anche nella mia, alla domanda che vorrebbe sapere se si sta bene o male, si benedice il Nome di Dio, perché in quella risposta è contenuta tutta la nostra fede: che si stia bene o che si stia meno bene, sia benedetto il Nome del Signore, che sa cosa è meglio per noi. È la stessa risposta che diede Giobbe dopo aver appreso delle innumerevoli sciagure che si erano abbattute sulla sua famiglia e sui suoi averi: «Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!» (Giobbe 1,21).

Come si fa a santificare il Nome di Dio e cosa significa? La frase «santificazione del Nome» non appare nell’Antico Testamento, ma l’istruzione di «santificare il Suo Nome», e il contrario «non profanare il Suo Nome» che leggiamo nel libro del Levitico (22, 32) vengono frequentemente espresse nel Testo Sacro. Qualsiasi azione compiuta da un ebreo che porti onore, rispetto e gloria a Dio è considerata una santificazione del Suo Nome, mentre qualsiasi comportamento o azione che disonori, danneggi o profani il Nome di Dio e la sua legge è considerato una profanazione del Nome. Anche il morire a causa del Nome di Dio (il martirio), è l’atto supremo di santificazione del Nome.

In un altro passaggio molto bello di un salmo, il 148, leggiamo: «I re della terra e i popoli tutti, i governanti e i giudici della terra, i giovani e le ragazze, i vecchi insieme ai bambini lodino il nome del Signore, perché solo il suo nome è sublime» (Sal 148,11-13). Immaginiamo un mondo dove tutti, in ogni momento lodano e benedicono il Nome del Signore… che mondo sarebbe! In piccola parte, anche questo avviene in Terra Santa. Quante volte passeggiando per le strade di Gerusalemme mi sono incantato vedendo un uomo pregare nel suo negozio con un tappeto a terra, rivolto a Oriente; o nel vedere un giovane o una ragazzina con il libro delle preghiere in mano, lodando Dio con i salmi, dondolando lentamente mentre leggevano, come prevede la Scrittura, perché tutto il corpo sia in preghiera. Adolescenti e giovani, adulti e anziani, senza vergogna di essere visti, ma anche senza il desiderio di essere lodati per aver pregato dove si trovavano, tutti con la volontà di santificare il Nome. In un mondo in cui tutto ci distrae e non ci parla di Dio, benedirlo nei saluti, pregando sul proprio posto di lavoro, nelle proprie case, sull’autobus tornando a casa da scuola, quanto bene farebbe a noi e a tutto il mondo. Nella preghiera che Gesù ci ha insegnato la prima richiesta che rivolgiamo al Padre è proprio questa: «sia santificato il Tuo Nome»; ma lui è già santo, santificarne il Nome è allora rendere a lui gloria con la nostra vita, le azioni quotidiane e ogni nostro pensiero e progetto. Un padre della Chiesa del secondo secolo, Tertulliano, così descrive il commando del Signore: «Quando diciamo: “Sia santificato il tuo Nome”, chiediamo che venga santificato in noi, che siamo in lui, ma anche negli altri che non si sono ancora lasciati raggiungere dalla grazia di Dio; ciò per conformarci al precetto che ci obbliga a pregare per tutti, perfino per i nostri nemici. Ecco perché non diciamo espressamente: “il tuo Nome sia santificato in noi”; non lo diciamo perché chiediamo che sia santificato in tutti gli uomini». Quest’estate avrò l’occasione di tornare in visita in Italia e penso a quanto sarebbe bello sentire che anche nel mio Paese è benedetto il Nome del Signore, da tutti e in ogni occasione, «ora e per sempre».

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