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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
I tre saggi d'Oriente e i più poveri: Dio sceglie di far giungere la Buona Notizia della nascita del Bambino di Betlemme con un linguaggio capace di parlare al cuore.

Guidati dalla vera luce, come i magi e i pastori

fra Alberto Joan Pari ofm
11 novembre 2013
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Guidati dalla vera luce, come i magi e i pastori
L'Epifania in una miniatura armena del XVI secolo (dettaglio).

In occasione di questo numero invernale vorrei proporvi alcune riflessioni a proposito del prossimo Natale. Come di consueto, ho pensato di condividere con voi qualche aspetto della festa che ci prepariamo a celebrare, proponendo alcune cose che ho scoperto in Terra Santa e scrutando un po’ più da vicino le Sacre Scritture, che molti tra voi iniziano a conoscere meglio frequentando i corsi biblici o i centri di ascolto organizzati in tante parrocchie… Perseverate, mi raccomando!

Ho scelto per questa nostra meditazione le due categorie di personaggi che preferisco nei racconti del periodo natalizio: i tre saggi d’Oriente e i pastori.

I re magi come saprete rappresentano tutta l’umanità, erano i «pagani» del tempo, venivano da lontano, non erano ebrei e non di Israele… come me, ecco perché mi sono simpatici. Essi arrivarono a conoscere la «vera luce» seguendo una luce, una stella, qualcosa che li appassionava, di cui erano esperti. Così mi piace pensare che Dio raggiunga ogni uomo parlandogli con le parole che può intendere, usando mezzi che ben conosce… per gli scienziati la scienza, per gli storici la storia, per i filosofi la filosofia. Nessuno è escluso. Nel Vangelo di Matteo questo è il messaggio che vuol essere trasmesso: Gesù fin dalla culla ha voluto essere il Messia atteso dai giudei, ma non per questo esclusivamente solo il loro Salvatore, bensì il Signore della storia e di tutti i popoli. I magi giungono a Gerusalemme – e non direttamente a Betlemme, un particolare interessante!- guidati dalla stella che avrebbe potuto guidarli fino al luogo preciso della nascita. Tuttavia li conduce nella città sbagliata. Come mai? Perché la stella è il simbolo della fede, che sebbene nasca nei cuori come dono gratuito di Dio ha bisogno di indicazioni chiare che i magi cercano nella «Chiesa» di quel tempo; non bastava infatti e non basta neppure oggi una fede fai da te, altrimenti ci si perde e non si arriva a Betlemme. Così, secondo il racconto dell’evangelista Matteo, essi si recarono da Erode e dai suoi esperti di Scritti e Profezie per chiedere dove andare. Anche questo è molto interessante: la conoscenza delle scritture non basta a riconoscere Gesù come il Messia tanto atteso, ma è necessaria la risposta della nostra fede, una continua e sincera adesione rinnovata con amore al dono ricevuto. Gli scribi e i sacerdoti che Erode interroga per conoscere tutto sul Messia scoprirono che non meno di 466 profezie messianiche erano contenute nella Torah e 550 conclusioni positive alle loro ricerche, circa la nascita del Re dei re, indicarono perfino con precisione che sarebbe nato a Betlemme. Nonostante ciò nessuno si mise in viaggio per andare ad incontrarlo ed adorarlo… solo i magi lo fecero e riprendendo il cammino ritrovarono anche la stella – la fede – e «provarono una grande gioia» (Mt 2,10).

Poi ci sono i pastori… che purtroppo non erano i «romantici» pastorelli che di solito rendono più bucolici i nostri presepi. Infatti erano gli esclusi dalla società ebraica, perché essendo lontani dalla città, non partecipavano ai riti giornalieri di purificazione e devozione al tempio. Spesso vivevano per lunghi periodi separati dalle loro famiglie, considerate sacre per le culture orientali, e su di loro si dicevano cose moralmente denigratorie. Insomma, erano degli impuri da allontanare. Dio mandò per primi proprio a loro degli angeli ad annunciare la nascita di suo figlio: che originale il nostro Dio! Ed essi andarono «senza indugio»! (Lc 2, 8-18)

E chi di noi non è un po’ «impuro»… Basti pensare ai nostri limiti, alle nostre debolezze, alle nostre mancanze e infedeltà… Quale messaggio migliore per questo Natale: Dio non guarda ai nostri peccati, ma viene a cercarci nella «notte» dei nostri giorni complicati, dei nostri egoismi, dei nostri dubbi ed errori, come accadde ai pastori, per annunciare «una grande gioia»: il Cristo figlio di Dio Salvatore!

Con questi pensieri auguro un Natale davvero speciale: che ognuno possa sentirsi chiamato a riconoscere il figlio di Dio che nasce per tutti. E che possa scoprire nella propria vita come Dio parli a ognuno, come la stella «parlò» ai magi mettendoli in cammino verso Betlemme!

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