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Il Commissariato di Napoli vanta una tradizione particolare, che resiste ancora oggi: quella dei «frati collettori» che, con il gelo e con il sole, visitano ogni contrada per raccontare le meraviglie di Terra Santa.

I monaci di Gerusalemme

Carlo Giorgi
3 luglio 2013
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I monaci di Gerusalemme
I frati del Commissariato di Napoli. Al centro fra Carlo Cecchitelli, già Custode di Terra Santa.

Quando fra Francesco Maria Manzo, 78 anni, una fredda mattina di marzo raggiunge con la sua macchina il paesino di Baselice, sull’Appennino beneventano, rimane senza parole: «Dappertutto leggo manifesti con scritto “Viva Francesco!”, “Benvenuto Francesco!” – racconta il religioso della Custodia -. Lì per lì penso che siano in onore del nuovo Papa…, ma poi, quando mi avvicino, leggo meglio: “Frate Francesco torna a Baselice. La comunità si prepara ad accogliere il missionario che da 50 anni serve la Chiesa”. Una sorpresa organizzata apposta per me! Un ringraziamento per la mia attività di collettore che va avanti da cinquant’anni… Mi sono commosso!»

Fra Francesco è un frate del Commissariato generale di Terra Santa di Napoli. Assieme a due confratelli frati minori, fra Giuseppe e fra Antonio, porta avanti un’attività davvero unica. I tre sono infatti «collettori» di Terra Santa: ovvero, dedicano tutto il loro tempo a diffondere, nel territorio del Commissariato, la conoscenza della Terra Santa, chiedendo preghiere ed offerte alle persone che incontrano. In un’epoca in cui la raccolta fondi è gestita con l’invio di bollettini postali o messaggi sms, desta meraviglia la notizia di qualcuno che ti viene ad incontrare. Sembra una cosa d’altri tempi. Ma, pensando al recente invito di Papa Francesco alla Chiesa, di uscire dal proprio recinto e raggiungere le periferie dell’esistenza di ogni uomo, la loro attività sembra più moderna e attuale che mai.

«Purtroppo oggi i collettori di Terra Santa sono rimasti in tre – racconta fra Carlo Cecchitelli, commissario di Napoli -. Ma un tempo erano moltissimi! La loro attività inizia coi Borbone, nel ‘700, quando i frati giravano tutto il Regno delle Due Sicilie, con la benedizione del re, per raccogliere offerte; li chiamavano – e li chiamano ancora – i “monaci di Gerusalemme”: entravano nei villaggi suonando un campanello, la gente li riconosceva e accorreva per ricevere una benedizione o dare un’offerta; nell’archivio del Commissariato ho trovato la lista dei fratelli collettori a fine ‘800: erano una sessantina! Ma ancora nel 1975 i frati collettori erano più di venti».

La vita dei frati collettori, ieri come oggi, è dettata da una intensa attività d’itineranza. I frati escono dal convento di Capodimonte, ogni lunedì mattina molto presto, per recarsi in macchina fuori città; e tornano al commissariato solo il venerdì sera. Ciascuno di loro ha una sua area di attività: fra Francesco in un anno riesce a visitare ben 180 comuni: le province quasi complete di Avellino e Benevento, molti paesi intorno al Matese, del Cilento e del Salernitano, oltre all’isola di Procida. Fra Antonio si occupa del territorio di Aversa, di Nola, dei grandi paesi sotto il Vesuvio, della zona di Marcianisi e dell’isola di Capri. Fra Antonio, invece, visita le zone di Salerno, Caserta, Pozzuoli e Napoli.

«Giriamo continuamente: io, ad esempio, faccio fino a 40 mila chilometri all’anno, di paese in paese, spostandomi sulle statali – racconta fra Francesco -. Per la notte chiediamo ospitalità ai nostri conventi. Per ogni paese che visitiamo abbiamo un registro su cui conserviamo il nome e l’indirizzo delle persone che ci hanno accolto. Così torniamo a visitarle ogni anno. La nostra è una attività da itineranti: entrati in un paese andiamo dal parroco a presentarci, nei bar, nei negozi. La gente ci saluta e ci ferma per strada. Il nostro lavoro non è solo una raccolta di soldi ma un vero e proprio apostolato – spiega fra Francesco -: parliamo con tutti, i giovani, gli anziani, gli ammalati, e per tutti c’è una parola; siamo missionari di Terra Santa, la gente non bada se sei sacerdote o no, si confida e chiede consiglio; a noi in fondo manca solo di dare l’assoluzione, ma una buona parola sempre la possiamo dire… nella mia vita di collettore, poi, ho conosciuto anche tante anime sante».

«Io soprattutto vado dalle famiglie – racconta fra Antonio -: molti mi aspettano con confidarsi, per raccontare i loro problemi; e noi ci facciamo carico delle situazioni che abbiamo conosciuto, portiamo con noi la sofferenza e la solitudine che abbiamo visto. Il lavoro è faticoso: giriamo con ogni tempo, tutto l’anno, ma abbiamo anche tante soddisfazioni, tanti incontri preziosi. E poi è un lavoro che ci costringe ad essere liberi e poveri: a non avere orticelli o nidi in cui nasconderci».

L’attività dei collettori di Napoli è sempre stata preziosa per la Custodia, per diversi motivi. Di certo per le offerte raccolte in un modo così umile e semplice, che ancora oggi sostengono la missione della Custodia. Ma anche per un altro motivo, forse meno evidente: le vocazioni. «Non sono pochi i ragazzi che si sono sentiti chiamati ad entrare nella Custodia guardando questi frati collettori – racconta padre Carlo, il commissario -. Quando arriva il monaco di Gerusalemme nei paesini, visita le case, viene accolto, incontra le persone e fa anche una promozione vocazionale».

Il Commissariato (cioè la struttura che opera per il sostegno e la promozione dei Luoghi Santi) che vanta i più antichi e profondi legami con la Terra Santa, è di certo quello di Napoli. «Sono proprio Roberto e Sancia di Maiorca, i sovrani di Napoli, a comprare dal Sultano d’Egitto, nel 1333, il luogo del Cenacolo – racconta fra Carlo Cecchitelli, già Custode di Terra Santa (1992-98) e oggi Commissario – e a donarlo ai francescani, permettendo loro così di insediarsi a Gerusalemme; in più, da subito i sovrani si impegnano ad assicurare una specie di budget annuale, per il sostentamento dei frati là residenti. Ora, gli incaricati a portare questi denari a Gerusalemme erano proprio i frati di Napoli, di cui i sovrani si fidavano. Ecco: il Commissariato di Napoli, si può dire, nasce così, già nel ‘300, intorno a questo servizio di consegna…».

Durante il periodo di massimo splendore della casa d’Aragona, il Commissariato di Napoli sposta la sua sede in un palazzo dei quartieri spagnoli appena costruiti (1602), in via Monte Calvario, dove rimane ben quattro secoli, fino all’anno 2000. In quel periodo il Commissariato estendeva la sua azione su un territorio vastissimo: tutto il Sud Italia, comprese Sicilia e Puglia oggi aree di competenza di Commissariati autonomi. «Purtroppo nel corso del tempo, i quartier spagnoli sono diventati sempre più popolari e degradati – spiega fra Carlo – con tutto ciò che questo comporta… Molti amici della Custodia, compresi i Cavalieri del Santo Sepolcro che avevano la sede da noi, hanno iniziato a non venire più…; quando i frati collettori, alla fine di una settimana di questua, tornavano in convento, non riuscivano a riposarsi a causa del chiasso del quartiere. Così alla fine abbiamo deciso di spostarci».

Oggi il Commissariato ha trovato sede in una bella palazzina degli anni Venti, più tranquilla e silenziosa, nelle vicinanze del parco di Capodimonte. «L’attività principale del Commissariato è quella dei collettori. Ma da qui organizziamo e guidiamo anche numerosi pellegrinaggi in Terra Santa – spiega fra Carlo –; facciamo moltissime adozioni a distanza, soprattutto per i bambini di Betlemme; la domenica distribuiamo sacchetti di cibo ai poveri e la coda alla porta del convento, composta anche di molti italiani, purtroppo ultimamente si sta allungando… inoltre i nostri locali sono a disposizione di gruppi che vogliano fare ritiri, pregare, incontrarsi… In particolare abbiamo un’ottima collaborazione con la parrocchia vicina, Nostra Signora della Misericordia, il cui parroco è davvero un uomo appassionato della Terra Santa». 


 

Il primo dei Commissariati 

Il Commissariato (cioè la struttura che opera per il sostegno e la promozione dei Luoghi Santi) che vanta i più antichi e profondi legami con la Terra Santa, è di certo quello di Napoli. «Sono proprio Roberto e Sancia di Maiorca, i sovrani di Napoli, a comprare dal Sultano d’Egitto, nel 1333, il luogo del Cenacolo – racconta fra Carlo Cecchitelli, già Custode di Terra Santa (1992-98) e oggi Commissario – e a donarlo ai francescani, permettendo loro così di insediarsi a Gerusalemme; in più, da subito i sovrani si impegnano ad assicurare una specie di budget annuale, per il sostentamento dei frati là residenti. Ora, gli incaricati a portare questi denari a Gerusalemme erano proprio i frati di Napoli, di cui i sovrani si fidavano. Ecco: il Commissariato di Napoli, si può dire, nasce così, già nel ‘300, intorno a questo servizio di consegna…».

Durante il periodo di massimo splendore della casa d’Aragona, il Commissariato di Napoli sposta la sua sede in un palazzo dei quartieri spagnoli appena costruiti (1602), in via Monte Calvario, dove rimane ben quattro secoli, fino all’anno 2000. In quel periodo il Commissariato estendeva la sua azione su un territorio vastissimo: tutto il Sud Italia, comprese Sicilia e Puglia oggi aree di competenza di Commissariati autonomi. «Purtroppo nel corso del tempo, i quartier spagnoli sono diventati sempre più popolari e degradati – spiega fra Carlo – con tutto ciò che questo comporta… Molti amici della Custodia, compresi i Cavalieri del Santo Sepolcro che avevano la sede da noi, hanno iniziato a non venire più…; quando i frati collettori, alla fine di una settimana di questua, tornavano in convento, non riuscivano a riposarsi a causa del chiasso del quartiere. Così alla fine abbiamo deciso di spostarci».

Oggi il Commissariato ha trovato sede in una bella palazzina degli anni Venti, più tranquilla e silenziosa, nelle vicinanze del parco di Capodimonte. «L’attività principale del Commissariato è quella dei collettori. Ma da qui organizziamo e guidiamo anche numerosi pellegrinaggi in Terra Santa – spiega fra Carlo -; facciamo moltissime adozioni a distanza, soprattutto per i bambini di Betlemme; la domenica distribuiamo sacchetti di cibo ai poveri e la coda alla porta del convento, composta anche di molti italiani, purtroppo ultimamente si sta allungando… inoltre i nostri locali sono a disposizione di gruppi che vogliano fare ritiri, pregare, incontrarsi… In particolare abbiamo un’ottima collaborazione con la parrocchia vicina, Nostra Signora della Misericordia, il cui parroco è davvero un uomo appassionato della Terra Santa».

 

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