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Nel segno della semplicità

Giuseppe Caffulli
25 marzo 2013
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Dicono di lui che ami viaggiare con i mezzi pubblici e, da vescovo, abbia adottato uno stile decisamente poco formale, vicino alla gente della sua diocesi di Buenos Aires. Dicono che il nuovo Papa Jorge Mario Bergoglio, classe 1936, figlio di immigrati piemontesi, psicologo e letterato prima che teologo, il Giovedì Santo non abbia mai celebrato la lavanda dei piedi in cattedrale, come da tradizione, ma nell’ospedale Muñiz per malati di Aids, o nelle cliniche della città, vicino ai più deboli.

La scelta del nome dice già una novità: Francesco, il Poverello di Assisi, il santo che vivendo il Vangelo sine glossa in spirito di servizio ed accoglienza, ha aperto nuovi orizzonti alla Chiesa del suo (e del nostro) tempo. Ma anche Francesco Saverio, gesuita compagno di sant’Ignazio di Loyola, il santo patrono delle missioni, fulgido esempio di un modo di annunciare il Vangelo «oltre le frontiere» geografiche ma anche culturali e ideologiche.

Lo stile del nuovo Papa è parso evidente fin dalle sue prime parole: preghiera, accoglienza, fraternità, amore, fiducia, dialogo, benedizione, misericordia.

Il richiamo ripetuto all’essere vescovo di Roma (la Chiesa «che presiede nella carità tutte le Chiese») prima che Papa, apre anche ad una visione più collegiale dell’esercizio del ministero petrino, in un frangente storico decisamente non facile per la Chiesa, travolta a diversi livelli da scandali e faide interne che, come disse Benedetto XVI, ne «deturpano il volto». Un segnale rivolto pure alle Chiese sorelle di tradizione orientale, che Papa Bergoglio ben conosce anche per essere stato, in Argentina,  l’ordinario per i fedeli di rito orientale.

Dalla Terra Santa si sono levate le voci di saluto verso il nuovo pastore universale. Il Patriarca latino di Gerusalemme ha salutato l’elezione con gioia. Il Custode di Terra Santa ne ha messo in luce la semplicità, il suo amore per i più poveri, l’apertura al dialogo con le religioni, Islam ed ebraismo in testa.

A noi non resta che dare al nuovo Papa il nostro benvenuto, offrendogli la nostra preghiera quotidiana. E augurandoci di vederlo presto camminare sulle strade d’Israele e Palestina. Nel gennaio prossimo la Chiesa intera ricorderà il cinquantesimo anniversario dello storico pellegrinaggio di Paolo VI ai Luoghi Santi. Potrebbe essere l’occasione…

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