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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Auguri vietati? Inutile zizzania

Camille Eid
28 gennaio 2013
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Ogni volta che si avvicinano le festività cristiane, torna puntuale un dibattito tra i musulmani: è lecito fare gli auguri ai cristiani? Una fatwa emanata alla fine del 2012 dal cosiddetto «Comitato sharaitico per i diritti e la riforma», che riunisce predicatori ed esponenti islamisti in Egitto, aveva infatti considerato illecito fare gli auguri per Natale, affermando che le feste religiose toccano la dottrina propria di ogni fede e riguardano quindi i soli appartenenti a quella. Tale divieto, precisava la fatwa, non riguarda invece le ricorrenze civili, come presentare gli auguri o le condoglianze ai non musulmani in occasione di matrimoni, nascite oppure per la mancanza di un caro, «specialmente se questi gesti riconciliano i cuori di tutti sull’islam e mostrano le sue qualità». 

Quel pronunciamento ha ovviamente suscitato vive reazioni, dentro e fuori l’Egitto. Parlando in un programma televisivo, il papa copto-ortodosso Tawadros ha considerato la fatwa «una grande ferita», «una nota stonata» e una vergogna. L’attivista copto George Isaac ha definito la fatwa una «radicalizzazione inaccettabile» della società egiziana, accusando il Comitato di seminare zizania nella nazione. Simili reazioni sono state espresse anche dalle confraternite sufi le quali hanno deciso di inviare delle delegazioni il 7 gennaio, data del Natale copto, per congratularsi con i cristiani. Questo gesto – ha detto il loro coordinatore – «rappresenta una forma di cittadinanza ed esprime lo spirito di amore del prossimo nell’islam», ma anche «una deplorazione della fatwa e degli appelli che conducono il Paese alla guerra civile e alla divisione».

Per fortuna, il primo a contraddire le indicazioni della fatwa è stato Muhammad Badie, guida (murshid) dei Fratelli musulmani, nonostante un suo vice figurasse tra i membri del suddetto Comitato. Badie ha inviato dei telegrammi ai capi delle Chiese egiziane in cui esprimeva «sentiti auguri in occasione della nascita di Cristo, pace a voi e a tutti i nostri fratelli cristiani. Invoco Dio affinché sia un anno di bene, di benedizione, di progresso e di prosperità per il nostro Egitto e per il mondo intero».

Peccato però che il vento della zizzania sia arrivato anche in Occidente. Su diversi siti (italiani, inglesi e francesi) specializzati nelle fatwa-online si leggono frasi scioccanti del tipo: «Non è lecito per i musulmani frequentare le feste degli infedeli»; «Non entrare nelle loro chiese il giorno della loro festa, poiché l’ira divina sta scendendo su di loro»; «Congratularsi con gli infedeli è haram (proibito) perché implica che si accettino o approvino i loro rituali»; «È come congratularsi con qualcuno perché beve vino»; «Chiunque si congratuli con una persona per la sua disobbedienza si espone all’ira di Allah»; «È haram per un musulmano accettare gli inviti in queste occasioni. Allo stesso modo, ai musulmani è proibito imitare i miscredenti scambiando doni in tali occasioni o prendendo vacanze dal lavoro».

Non mi ero mai posto la domanda se fare gli auguri ai musulmani in occasione di Eid al-Fitr o della Festa del Sacrificio mi rendesse «meno cristiano». Ho viceversa sempre ricevuto messaggi di auguri da parte di amici musulmani. Forse tra i più belli. «Il Natale – recita uno di essi – è la nascita dell’amore, del dono e del sacrificio. A Natale la luce dell’amore brilla oltre le tenebre dell’odio…», per concludere invitando a «costruire ponti di convivialità tra i popoli e le comunità divise». Aveva ragione Cicerone quando affermava: «Sembrano privare il mondo del sole coloro che privano la vita dell’amicizia, di cui non abbiamo avuto niente di meglio dagli dei immortali, niente di più dolce».

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