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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Costruito su progetto dell'architetto Antonio Barluzzi, il santuario del Campo dei pastori, nei sobborghi di Betlemme, ci aiuta a far memoria della notte santa della nascita di Gesù.

Tra le sentinelle della Buona Novella

John Abela
10 dicembre 2010
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Ad est di Betlemme, a circa 3 chilometri dal centro abitato, il villaggio di Beit Sahur è adagiato sul fondo della valle che degrada verso il Mar Morto, nell’area dei cosiddetti «campi di Booz». Il Campo dei pastori, il villaggio delle «sentinelle» che vegliarono la nascita di Gesù, lo si può raggiungere anche a piedi, proseguendo per la strada che costeggia il fianco della basilica della Natività e conduce alla Grotta del Latte.

Già al tempo di sant’Elena  a Beit Sahur si trovava una chiesa dedicata agli Angeli che avevano annunciato ai pastori la nascita del Redentore. Dopo alterne e combattute vicende, vennero costruite, nel secolo scorso, una canonica ed una scuola, in attesa di poter avere anche una chiesa. Nel frattempo, il culto, prima tenuto in una grotta chiamata Mihwara, si svolgeva in ambienti provvisori della casa parrocchiale. Infine, nel 1952, nel villaggio fu inaugurata la chiesa che oggi vediamo, opera dell’architetto Antonio Barluzzi. L’elegante portico ha tre archi a sesto acuto e la facciata è coronata in alto da uno snello motivo di archetti, che si prolunga sui muri laterali. L’interno è diviso in tre navate da due file di quattro colonne ciascuna.

I fusti delle colonne, di pietra rosa locale, a prima vista un po’ tozzi, sono resi affusolati mediante un semplice espediente ottico: i tamburi che li compongono hanno, dalla base al capitello, altezza decrescente. Gli archi a sesto acuto, molto stretti, creano l’illusione che l’interno sia più lungo del vero. Molto originali sono i capitelli, massicci ma non pesanti.

Particolarmente degno di nota è l’altar maggiore, vero gioiello dell’arte scultorea palestinese, che, malgrado le dimensioni, più che una scultura in pietra sembra una miniatura di avorio. Tra il paliotto (parte frontale e lati) ed il gradino, sono raffigurate 15 scene, dall’Annunciazione della Vergine, all’arrivo in Egitto della Sacra Famiglia. Nella parte centrale del gradino, all’altezza del tabernacolo, si vedono le 4 statuine degli evangelisti mentre nella parte superiore i dodici Apostoli circondano la figura del Cristo. Autori dell’opera furono Issa Zmeir, betlemita, e Abdullah Haron, betsahurino.

Sebbene le parole del Vangelo non permettano di stabilire esattamente il luogo dell’apparizione angelica, la tradizione ambienta l’annuncio ai pastori a Siyar e1-Ghanam, il Campo dei Pastori, poco discosto da Beit Sahur.

Gli scavi effettuati da padre Virgilio Corbo dello Studium Biblicum Franciscanum nel 1951-52 hanno sondato a fondo le rovine, dimostrando senza possibilità di dubbio, che il luogo era abitato all’epoca della nascita di Gesù a Betlemme. Lo studioso ha avuto sotto mano materiale sufficiente per poter parlare di una piccola comunità agricola. Inoltre, a Siyar el-Ghanam esistono i resti di una torre di guardia, ora incorporati nell’ospizio francescano.

Ancora al tempo di san Girolamo la torre era visibile a «circa mille passi (romani) da Betlemme». Il santo precisa nei suoi scritti che di là gli angeli avevano annunciato ai pastori la nascita del Redentore.

Quanto rimane oggi dell’insediamento agricolo e della torre di guardia spiega molto bene un’espressione del testo originale greco di Luca. Secondo i più qualificati esegeti (tra cui M. J. Lagrange), il verbo impiegato da Luca non indica che i pastori «passavano la notte all’aperto», bensì che «vivevano nella campagna».

Gli scavi hanno anche rintracciato l’esistenza di due monasteri, uno del IV-V sec., l’altro del VI sec. Del primo abbiamo le fondazioni dell’abside della chiesa e di vari muri. Nel VI sec. la chiesa venne demolita e ricostruita nello stesso posto, con l’abside leggermente spostata verso est. Padre Corbo riteneva che molte pietre del IV sec., riusate nell’abside della chiesa del VI sec., provenissero dalla basilica constantiniana della Natività. Il monastero del VI sec. fu distrutto verso l’VIII sec. dai musulmani, che cercarono perfino di cancellare i segni cristiani scalpellando e abradendo le pietre sulle quali si trovavano.

Tra i vani del secondo monastero ne sono stati identificati alcuni, adibiti a scopi particolari: portineria, panetteria con grande macina di basalto, refettorio, frantoi, grotta-cantina, stalla. Sono stati portati alla luce anche il sistema di canalizzazione e diverse cisterne.

Proprio nelle vicinanze del monastero nel 1953 è stato costruito il santuario attuale del Campo dei pastori, sempre su progetto dell’architetto Antonio Barluzzi. Sia la posa della prima pietra che l’inaugurazione ebbero luogo il giorno di Natale. Il santuario del  Gloria in excelsis sorge sul roccione che domina le rovine. La sua architettura (questa era l’idea del Barluzzi) vuole raccontare il mistero e il messaggio di quel luogo. Rappresenta infatti l’accampamento dei pastori: un poligono a dieci lati, cinque dritti e cinque sporgenti e inclinati verso il centro, a forma di tenda. La luce, che penetra generosamente dalla cupola in vetrocemento, inonda l’interno richiamando alla mente la luce vivissima che apparve ai pastori quando l’angelo proclamò loro la lieta novella.

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