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Il lievito nella pasta, l'olio della lampada, la zizzania nel campo. Il Vangelo utilizza elementi della vita quotidiana che Gesù conosce, giorno dopo giorno, a Nazaret durante i suoi primi trent'anni di vita.

Il Vangelo delle cose semplici

fratel Marco Cosini, Nazaret
22 novembre 2010
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Riascoltando i passi del Vangelo nei quali Gesù parla per immagini (le parabole, alcuni discorsi ed insegnamenti) non si può fare a meno di notare che gli organi del corpo attraverso i quali Egli le ha apprese sono gli occhi. Gli occhi di Gesù, lo sguardo intenso, profondo di cui ci è raccontato nei Vangeli. Chi lo ha scorto anche solo per un breve istante può comprendere, ma non lo può descrivere.

Gesù ha trascorso lunghi anni ad osservare, nelle colline della campagna nazaretana, gli uomini e le donne che ripetevano gli stessi gesti antichi, essenziali, necessari, normali e quotidiani.

Proprio tali gesti diventano, nell’insegnamento e nella missione del Figlio di Dio, elementi da cui partire per la predicazione, elementi di una umanità ordinaria che si rivelano portatori di un significato profondo, capace di annunciare i misteri del cuore di Dio.

L’agricoltore che semina, l’erba infestante che cresce assieme al grano, il microscopico seme di senapa, il lievito impastato dalle mani di una donna, i pescatori che lavorano nel mare, l’uomo che si imbatte in un tesoro nascosto, il pastore che guida e custodisce il suo gregge, le pecore che lo riconoscono e ascoltano la sua voce… Quante semplici e stupende immagini emergono dal Vangelo di Gesù!

Scene e figure che indubbiamente non ha improvvisato, ma che sono scese nell’animo e nella profondità della sua umanità, proprio per averle frequentate, osservate e in parte praticate nei lunghi anni della sua vita «nascosta». Probabilmente rappresentavano agli occhi di tutti il fotogramma della più banale quotidianità, quella che normalmente stanca e sfinisce per il suo ripetersi sempre uguale, giorno dopo giorno, senza nessuna novità e, apparentemente, sempre con minor significato.

Eppure proprio da quella semplicità ordinaria Gesù lascia emergere le parole-chiave per descrivere il Regno, quasi a dirci che chi più è allenato a viverle e a scorgerle, può meglio intendere i misteri di Dio, che poi non sono altro che il senso profondo dell’esistenza umana.

Ma gli occhi da soli non bastano. È necessario che lo sguardo sia capace di contemplazione, e che sia connesso con il cuore: con quello dell’uomo che guarda e con il cuore delle cose, con la dimensione profonda che sta in fondo a ogni persona, a ogni creatura, e a ogni situazione. Questo stesso sguardo di Gesù, del resto, lo ritroviamo nella vita di molti santi:«Laudato sii, mi Signore, con tutte le tue creature», ripeteva san Francesco.

Mettersi in tale disposizione di ascolto e di contemplazione della vita di tutti i giorni è sapienza, è preghiera, è annuncio, è sequela; è il requisito essenziale per essere aperti al Vangelo, ed è l’unico vero modo perché tutto questo possa incontrare la vita.

Mi domando quali sarebbero le immagini che oggi Gesù utilizzerebbe per annunciare il Regno dei cieli. Non lo sappiamo.

Viaggiando con la fantasia immagino sulle sue labbra le scene quotidiane della vita di una famiglia che cerca di rimanere unita, nonostante tutto; della vita dell’uomo che, con una creatività inesauribile si inventa modi nuovi per sviluppare le proprie capacità; le mani di un bambino che cercano quelle dei propri genitori; l’ingegnere che attraverso il suo lavoro contribuisce al miglioramento della vita e il faticoso lavoro dell’operaio che mette le sue mani a servizio degli altri… Quante altre immagini ciascuno potrebbe aggiungere a questo elenco e, forse, intuiamo che sono molte delle scene quotidiane che viviamo.

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