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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Il piccolo arcipelago nel cuore del Mediterraneo è passato nei secoli di mano in mano. Ma il suo splendore si deve ai 250 anni in cui l'Ordine di San Giovanni ne resse le sorti.

Malta terra di cavalieri

Edward Pentin
25 giugno 2010
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Malta terra di cavalieri
Benedetto XVI con alcuni giovani ed ecclesiastici maltesi durante la sua visita all'isola nell'aprile scorso.

Arrivando a La Valletta, si rimane subito colpiti dalla bellezza dell’architettura di una città immersa nella storia medievale. Alte mura di pietra, imponenti bastioni, torrette e torri di guardia sono solo alcune delle meraviglie che racchiudono la capitale di Malta. La loro costruzione risale quasi sempre al periodo in cui le isole maltesi – così spesso conquistate nella storia – vivevano sotto uno tra i suoi più illustri dominatori: il sovrano Ordine Militare Ospedaliero di San Giovanni, di Gerusalemme, Rodi e Malta.

I membri di quest’Ordine cavalleresco, riconosciuto con una bolla di Papa Pasquale II nel 1113, durante le crociate erano famosi per essere soldati dediti alla cura dei malati e alla difesa dei territori della cristianità. Ma non solo per questo: i cavalieri governarono le isole di Malta e di Gozo per 250 anni, giungendovi nel 1530, dopo essere stati cacciati dall’isola greca di Rodi dal sultano Solimano il Magnifico.

Indeboliti e incapaci di riconquistare Rodi, i cavalieri accettarono l’offerta dell’imperatore Carlo V e di Papa Clemente VII di stabilirsi su quelle isole del Mediterraneo. Ma lo fecero senza entusiasmo, viste le condizioni penose in cui si trovava Malta: le fortificazioni erano in rovina, mentre la popolazione poteva vivere solo grazie all’importazione di grano dalla Sicilia. L’arrivo dei cavalieri era visto male dagli autoctoni: molti temevano, infatti, che si sarebbe trattato dell’ennesima dominazione volta a sfruttare le risorse dell’isola. Un’altra promessa non mantenuta da parte del re di Sicilia, che aveva assicurato che l’isola non sarebbe più stata concessa a nessuno come feudo.

Invece l’Ordine si mise subito all’opera, fissando il suo quartiere generale nel porto più grande dell’isola, costruendovi un’università e impegnandosi a sostenere i diritti e le prerogative del popolo maltese. I cavalieri iniziarono a ristrutturare l’apparato difensivo dell’isola, costruendo anche due nuove fortezze, una delle quali è forte Sant’Elmo, ancora oggi intatto e situato sulla punta della penisola de La Valletta.

Malta, a causa della sua posizione strategica, nel corso dei secoli ha sempre suscitato gli appetiti delle potenze straniere, desiderose di assicurarsi una base nell’Europa meridionale. Così nessuno si stupì quando, nel 1565, le isole vennero di nuovo prese d’assalto, questa volta dagli Ottomani. I turchi schierarono un’armata di 200 vascelli, con molte migliaia di fanti pronti a conquistare l’isola. Scatenarono battaglie epiche con imponenti perdite di uomini, soprattutto da parte ottomana. Molte volte i turchi ebbero la vittoria in pugno ma furono ostacolati dal valore della schiera dei difensori, composta dai cavalieri e dagli abitanti dell’isola. Fino a quando, dopo l’arrivo di rinforzi cristiani dalla Sicilia, i turchi finalmente si ritirarono.

Conosciuto come il «Grande Assedio», questo fu uno degli episodi più gloriosi della storia di Malta e dello stesso Ordine. Naturalmente gli ottomani non desistettero dai loro intenti di conquista: solo sei anni più tardi organizzarono un’enorme flotta che venne però sconfitta nella celeberrima battaglia di Lepanto. Battaglia in cui proprio i cavalieri giocarono un ruolo chiave per conquistare la vittoria. Oltre al rispetto dai re di tutt’Europa, l’ordine guadagnò così i fondi per la ricostruzione, garanzia dell’inizio di un’epoca d’oro per tutta l’isola.

È proprio in questo periodo che inizia a prendere forma la Malta medievale il cui incredibile skyline è rimasto intatto fino ai nostri giorni, tanto da essere tutelata dall’Unesco. Nel 1566, per onorare l’eroe del Grande Assedio, il Gran Maestro La Vallette, la penisola, chiamata fino a quel momento Scebberas, prese il nome di La Valletta. Vennero costruite fortificazioni spettacolari, grandi Auberge (le dimore per i cavalieri di diverse lingue e provenienza), chiese, abitazioni e residenze ufficiali. Le fortificazioni di quel periodo, in particolare, oggi sono considerate tra gli esempi migliori di architettura militare del sedicesimo secolo. E i cavalieri si misero all’opera per rinforzare anche il resto della difesa di Malta, incluse le isole di Gozo e Medina.

Con la crescita della popolazione dell’isola di Malta, i villaggi e le città iniziarono a competere tra loro per bellezze architettoniche; alla fine del XVII secolo vennero costruite molte chiese barocche mentre le chiese più antiche, come la cattedrale di Medina, vennero restaurate.

Sia che costruissero acquedotti o cantieri navali, industrie tessili o oreficerie, i cavalieri furono per Malta quello che i romani furono per Roma. Malta fu anche una capitale del mercato degli schiavi, ma la sua ricchezza proviene principalmente dall’agricoltura, attività che l’ordine introdusse sull’isola dopo il suo arrivo, nel 1565.

La fortuna di Malta cominciò però a declinare verso la fine del XVIII secolo. Nel 1775 un’insurrezione contro la classe dominante, che era vista come cortigiana e dispotica, venne presto sedata. Ma una minaccia più grave era all’orizzonte: con il declino dell’impero ottomano, tramontava anche il ruolo che era la ragion stessa dell’esistenza dell’Ordine, quello di difensore della cristianità. La Francia, uno dei più generosi sostenitori dei cavalieri, in clima rivoluzionario incominciò a limitare il sostegno che assicurava all’isola. Nel 1792 i beni francesi dell’Ordine vennero confiscati e, nel 1797, venne sferrato un altro duro colpo, rendendo Malta sempre più vulnerabile.

Napoleone Bonaparte, con l’obiettivo di prevenire altre invasioni da parte di potenze europee ostili, nel 1798 occupò il territorio senza colpo ferire. Ironia della sorte, l’invasione non trovò alcuna forma di resistenza poiché i cavalieri avevano come regola quella di non combattere contro altri cristiani. Così Napoleone potè tranquillamente marciare sulla capitale il 12 giugno del 1798, sistemando la propria residenza nel Palazzo Parisio, proprio di fronte alla fortezza dei cavalieri, l’Auberge de Castille.

Il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch e un drappello di cavalieri salpò ignominiosamente dal porto di Grand Harbour portando con sé molte ricchezze. La storia dei 250 anni di dominio dell’Ordine di Malta sul Paese ebbe una fine rapida e umiliante. Nel 1834 l’Ordine si stabilì a Roma, ponendo il suo quartier generale nella villa Magistrale e il Gran Magistero in centro città, in via Condotti, dove si trova ancora oggi.

Sull’isola esistono ancora molte testimonianze architettoniche e storiche della presenza dell’Ordine di Malta. Una delle più imponenti è l’Auberge de Castille. La più grande ed elegante delle otto dimore di Cavalieri dell’isola, venne costruita nel 1574 e apparteneva ai cavalieri di lingua «spagnola e portoghese».

Un altro gioiello dell’Ordine è la co-cattedrale di San Giovanni, a La Valletta, costruita dai cavalieri sotto il Gran Maestro Jean De Cassier nel 1573, chiesa in cui era ospitato il capolavoro di Caravaggio La decollazione di San Giovanni Battista. Infine, l’antico palazzo del Gran Maestro costruito alle fine del XVI secolo a La Valletta, oggi sede del palazzo del presidente della Repubblica.

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