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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Il santuario benedettino della Dormizione della Beata Vergine Maria a Gerusalemme celebra i cent'anni dela sua consacrazione. Abbiamo incontrato l'abate.

Per amore di Sion

Gudrun Nassauer
28 aprile 2010
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Per amore di Sion
Una veduta della basilica della Dormizione, appena fuori le mura di Gerusalemme vecchia, sul colle di Sion. (foto M. Gottardo)

Quando l’imperatore Guglielmo II nel 1898, durante il suo viaggio in Oriente, visitò la città santa di Gerusalemme, il terreno sul Monte Sion dove ora sorge l’imponente abbazia dei benedettini tedeschi, la chiesa della Dormizione, non era ancora utilizzato. Sin dall’antichità il Monte Sion è legato al luogo della memoria dell’ultima cena di Gesù, dell’effusione dello Spirito Santo sui discepoli e della dormizione di Maria, madre di Dio. La chiesa, che dall’età bizantina ha fatto memoria di questa tradizione, è stata però edificata solo nel tardo Medioevo.

Dopo l’espulsione dei francescani dal Cenacolo nel XVI secolo, anche l’area circostante venne abbandonata. Durante la sua visita, l’imperatore Guglielmo II trovò il Sion, così ricco di tradizione cristiana, desolato e trascurato.

Il 31 ottobre 1898 Guglielmo II inaugurò la chiesa evangelica del Redentore che sorge nei pressi della basilica del Santo Sepolcro. Il pomeriggio dello stesso giorno ottenne dal sultano il terreno confinante con il Cenacolo sul Monte Sion e lo concesse all’Unione tedesca per la Terra Santa con lo scopo di costruirvi una Chiesa destinata ai suoi sudditi cattolici.

Il 7 ottobre 1900 fu posta la prima pietra della chiesa della Dormizione di Maria; il 10 aprile 1910, giusto cent’anni fa, l’edificio venne consacrato. Guglielmo II affidò il luogo ai benedettini della Congregazione di Beuron e il 21 marzo 1906 arrivarono i primi monaci.

Oggi l’abbazia, contando la comunità di Tabgha sul Lago di Galilea, nel luogo dove si fa memoria della moltiplicazione dei pani e dei pesci, e a Hildesheim (Germania) conta quasi due dozzine di monaci.

Dal 1995 a capo della piccola comunità è l’abate Benedikt Maria Lindemann. «La scelta di servire come abate qui alla Dormizione – racconta – l’ho sentita come chiamata. Quando arrivai qui a Gerusalemme, le speranze di pace erano molto concrete. Il giorno dopo la mia elezione, però, fu assassinato Yitzak Rabin e l’euforia per la pace crollò. Tuttavia vivere qui è una grazia particolare, anche se in questa terra il dolore e l’amore sono intrecciati in maniera inestricabile. Eppure proprio qui siamo chiamati a vivere il nostro carisma di benedettini: diventare benedetti per benedire. Questa è la più grande sfida della nostra vita qui in Terra Santa».

La storia della presenza dei monaci benedettini al Sion ha risentito fin dall’inizio delle vicende belliche legate a Gerusalemme e al Medio Oriente. In un secolo i monaci sono stati cacciati dalla Dormizione ben tre volte.

Dopo la proclamazione dello Stato d’Israele e lo scoppio della guerra arabo-israeliana, i monaci benedettini per un paio di anni hanno vissuto in un quartiere di Gerusalemme chiamato German Colony. In quel periodo il Sion si trovava nella terra di nessuno, al confine tra la zona israeliana e la zona sotto il controllo giordano.

La pace per la Terra Santa è una richiesta costante nelle preghiere e nel lavoro dei benedettini. «Il fatto di vivere vicino alla sala del Cenacolo per noi significa anche assumerci la missione di pregare per la pace, oltre all’impegno di rafforzarla attraverso iniziative concrete: a Tabgha con incontri per i giovani a cui invitiamo israeliani e palestinesi; qui al Sion con concerti di musica sacra, ai quali partecipano molti ebrei e grazie ai quali viviamo l’ospitalità benedettina. Ogni due anni con il conferimento del Premio Monte Sion, che vuol essere un segno di riconciliazione. Come abitanti neutrali in questa terra, sentiamo di poter aiutare gli uomini ad incontrarsi, a far crollare i pregiudizi. Per questa ragione desideriamo costruire qui sul Sion anche un’accademia della pace, la Beit Benedikt».

Nel corso della loro presenza in Terra Santa i benedettini del Sion hanno voluto fin dall’inizio mettersi al servizio delle esigenze della Chiesa locale. Negli anni Venti assunsero la guida del seminario diocesano di Beit Jala. Negli anni Trenta fu loro affidata la cura del santuario di Tabgha, nel luogo del miracolo della moltiplicazione dei pani.

Oltre a lavorare per la pace e il dialogo interreligioso, anche l’impegno ecumenico costituisce un punto forte del lavoro dei benedettini della Dormizione. Durante il superiorato dell’abate Laurentius Klein fu fondata l’Ecumenical Research Fraternity di Gerusalemme, una realtà di dialogo e ascolto con le Chiese sorelle ancor oggi esistente. Ancora grazie all’abate Laurentius, nel 1973, nacque l’anno di studi teologici. Da allora sul Sion, ogni anno, studenti tedeschi protestanti e cattolici, si dedicano a studi intensivi di teologia ed ecumenismo.

A cent’anni dalla sua consacrazione, l’abbazia benedettina del Sion è particolarmente impegnata per la riconciliazione tra le confessioni cristiane e nel dialogo tra le tre religioni monoteiste. «In questo giubileo – dice l’Abate Lindemann – mi auguro che la nostra comunità possa riconoscere in modo sempre più chiaro la chiamata del Signore, il nostro compito qui, in questo luogo. Alla Chiesa in Terra Santa, una Chiesa che patisce costantemente la croce, auguro che possa godere di pace e libertà. E che possa fortificarsi spiritualmente e ed essere luce per la Chiesa di tutto il mondo anche sul versante dell’ecumenismo. Le “dispute” tra i discepoli continuano a offrire una cattiva testimonianza, che ci riempie di tristezza. Ma non dobbiamo scoraggiarci».

Un ultimo aspetto preoccupa l’abate: «A causa della situazione politica crescono anche a Gerusalemme spinte fondamentaliste che mi preoccupano. Le ricerche demoscopiche ci dicono che cresce l’ignoranza e con essa l’intolleranza tra gli giovani ebrei nei confronti del cristianesimo. Io spero di essere una guida coraggiosa e capace di offrire a tutti gli uomini e donne di buona volontà spazi di riconciliazione e dialogo».

(traduzione dal tedesco di Barbara Zonato)

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