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Tre secoli fa, gli eredi dello sceicco Al Malik costruirono una sontuosa dimora nella verde pace dell'oasi di Gerico. Di quel complesso restano oggi colonnati e mosaici.

Il grande palazzo della Gerico islamica

Chiara Tamagno
3 febbraio 2010
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Il grande palazzo della Gerico islamica
Un rosone che faceva parte delle raffinate finestre del palazzo di Hisham a Gerico (foto S. Lee).

Tra i tesori della storia racchiusi nell’oasi di Gerico troneggia solitario l’Hisham, un grandioso complesso palaziale, purtroppo poco valorizzato e visitato di rado dai turisti. Sorvegliata da un guardiano indolente e sorvolata da uccelli rapaci in cerca di prede, l’area architettonica colpisce per  la sua ampiezza e per alcuni resti di notevole pregio.

La costruzione del palazzo risale alla prima età islamica (prima metà dell’VIII secolo): pare sia stato il nipote del califfo Hisham Ibn Abd al Malik, il giovane Walid Ibn Yazid, a volere fortemente la realizzazione di quest’opera grandiosa che fosse espressione del suo gusto artistico e del suo spirito edonista. C’è chi dubita che il palazzo, una volta portato a termine, fosse stato realmente abitato, anche perché il giovane Walid venne assassinato dopo appena un anno di regno. A questo fatto si aggiunse la catastrofe naturale: nel 746 un forte terremoto danneggiò gravemente la struttura dell’Hisham, che forse fu ancora abitato per qualche tempo, poi caduto in disuso, fu utilizzato come cava dagli abitanti di Gerico che hanno prelevato le pietre squadrate per la costruzione di altri edifici.

Oggi si possono ancora ben distinguere alcune sezioni dell’antico e maestoso complesso. Oltrepassata la porta monumentale, si accede al grande cortile porticato dove è stata parzialmente ricostruita una splendida finestra rotonda, decorata da una rosetta a sei lobi, che ricorda i rosoni della successiva arte gotica. Probabilmente caduta dal piano superiore durante il terremoto, è ora al centro del cortile di ingresso. Ai lati del cortile si nota la piccola moschea, individuabile grazie alla nicchia orientata nella direzione della Mecca, e a poca distanza si può scendere al bagno sotterraneo dove il sovrano soleva godere le benefiche abluzioni nell’acqua e pare anche nel vino.

A nord del palazzo si sviluppa l’ampia area dei bagni pubblici, che un tempo dovevano essere riccamente ornati da mosaici, stucchi e cupole. La sala centrale è abbellita da eleganti mosaici pavimentali a motivi geometrici policromi che creano l’effetto di un grande tappeto.

Dall’angolo nord occidentale della sala si accede al diwan o sala del ricevimento, dove si può ammirare uno dei mosaici meglio conservati della regione: rappresenta l’albero della vita, ai piedi del quale pascolano tre flessuose gazzelle, di cui una già preda tra gli artigli di un leone. L’impiego di tessere piccole spiega il dettaglio dei particolari e la resa spettacolare delle sfumature.

Tutti resti di un glorioso passato, scolpiti dal sole abbagliante del deserto, mentre un vento di malinconico abbandono avvolge l’insolito visitatore.

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