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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
L'avventura di Francesco inizia dall'incontro con il lebbroso. Un evento che lo trasforma nel profondo.

In principio, un abbraccio d’amore

padre Giorgio Vigna ofm
30 ottobre 2009
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In principio, un abbraccio d’amore
L'incontro tra Francesco d'Assisi e il lebbroso in una tavola presso il monastero delle clarisse cappuccine ad Oristano.

San Francesco consegna il suo «ricordo» (così egli definisce il Testamento) ai frati presenti e futuri richiamando innanzitutto ciò che riconosce essere il punto di partenza della sua avventura evangelica, cioè l’incontro con i lebbrosi: «Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava amaro vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con loro misericordia, e allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza dell’anima e del corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal mondo» (2Test 1-3 /FF 110).

Leggiamo in un’antica biografia: «Francesco, mentre un giorno cavalcava nei paraggi di Assisi, incontrò sulla strada un lebbroso. Di questi infelici egli provava un invincibile ribrezzo, ma stavolta, facendo violenza al proprio istinto, smontò da cavallo e offrì al lebbroso un denaro, baciandogli la mano. (…) Trascorsi pochi giorni, prese con sé molto denaro e si recò all’ospizio dei lebbrosi; li riunì e distribuì a ciascuno l’elemosina, baciandogli la mano. Nel ritorno, il contatto che dianzi gli riusciva repellente, quel vedere cioè e toccare dei lebbrosi, gli si trasformò veramente in dolcezza. (…) Per grazia di Dio diventò compagno e amico dei lebbrosi così che, come afferma nel suo Testamento, stava in mezzo a loro e li serviva umilmente» (Leggenda dei tre compagni 11 /FF 1407.1408).

Dalle scarne parole del Testamento e dalla breve descrizione della biografia si intuisce che è stata un’esperienza di tale straordinaria intensità umana che tutti i cinque sensi di Francesco ne sono stati coinvolti. Incontrando i lebbrosi, egli non solo ha avvicinato i poveri del suo tempo: molto presto entrerà nel loro mondo e lo percorrerà, povero tra i poveri, con la ricchezza della povertà evangelica e nella perfetta letizia.

Con i lebbrosi Francesco ha «usato misericordia», e in questo modo ha «incominciato a fare penitenza». Sappiamo bene quanto il cuore e la mente del santo fossero intrise della Parola che ascoltava nella liturgia. Riconosciamo dunque nella prima espressione lo sfondo evangelico della parabola del samaritano: «Chi è il mio prossimo? (…) Colui che ha fatto misericordia con lui… Va e anche tu fa’ lo stesso» (Lc 10,29.37) e delle beatitudini: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). La misericordia «fatta» da Francesco ha segnato l’inizio della penitenza che egli ha vissuto nel senso biblico di conversione a Dio e, in qualche modo, come conversione all’uomo; solo in senso derivato, la penitenza è stata per lui l’impegno ascetico delle privazioni e delle mortificazioni, senza però mai perdere di vista la centralità dell’amore per Dio e per l’uomo. Si può così concludere che il cammino di conversione è stato segnato dalla misericordia fatta e, prima ancora, ricevuta.

Fare penitenza e fare misericordia sono due aspetti dell’unico evento che ha trasformato la totalità della persona di Francesco: «Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza dell’anima e del corpo». Là infatti dove l’amore è assente c’è amarezza; l’amore invece profuma di dolcezza l’esistenza e fa superare anche gli ostacoli più ardui: «Omnia vincit amor et nos cedamus amori» (Virgilio, Egloga X).

L’incontro vissuto nella misericordia accompagnata alla dolcezza hanno dunque segnato la «uscita dal mondo». Tipica espressione della tradizione monastica, sta a indicare l’ingresso nel monastero. L’«uscita» menzionata da Francesco allude probabilmente al momento in cui consegnò tutti i propri averi al padre: «Ascoltate tutti e cercate di capirmi. Finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal momento che ho deciso di servire Dio, gli rendo il denaro che tanto lo tormenta e tutti gl’indumenti avuti da lui. D’ora in poi voglio dire: "Padre nostro, che sei nei cieli", non più "padre mio Pietro di Bernardone"». E per sapere cosa fosse per Francesco e i suoi frati il monastero rileggiamo un passo dell’antico Sacrum commercium sancti Francisci cum domina Paupertate 63: «[La Signora Povertà] chiese che le fosse mostrato il chiostro. [I frati] la condussero su di un colle e le mostrarono tutt’intorno la terra fin dove giungeva lo sguardo, dicendo: "Questo, Signora,  è il nostro chiostro"» (FF 2022).

Osserviamo infine che Francesco rilegge il momento iniziale e fondante della sua «vita di penitenza» come dono e accompagnamento del Signore, il «solo buono» (cfr Lc 18,19), il vero e primo protagonista della storia.

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