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È stato fondato nel 1999 grazie all'aiuto dell'Unesco ed è oggi alla ricerca di un rilancio, dopo la chiusura determinata dalla seconda intifada. È il Museo del Presepio di Betlemme.

Betlemme. Arte e fede del Natale

Giuseppe Caffulli
5 dicembre 2008
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Betlemme. Arte e fede del Natale
Una delle artistiche realizzazioni esposte nel Museo del Presepio di Betlemme. (foto G. Caffulli)

Le strade di Betlemme sono ricolme di pellegrini provenienti da ogni angolo del mondo. I venditori ambulanti che sostano agli angoli della piazza della Mangiatoia lanciano ai passanti le loro voci, mentre un intenso profumo di falafel (una sorta di frittella) invade l’aria. Il Natale si avvicina a grandi passi e nei vicoli è tutto un fermento. Le botteghe artigiane sono ricolme di presepi in legno d’ulivo, statue di Gesù Bambino dagli occhi dolci e preziosi ricami realizzati secondo la moda palestinese. Le luci che adornano gli edifici e i campanili rendono ancora più festosa l’attesa della notte santa. I fedeli locali e i pellegrini si affrettano sul sagrato e si infilano, presi da sempre nuovo stupore, nella piccola porta che conduce nella basilica. La grotta della Natività risuona ad ogni ora del giorno di canti e di preghiere in tutte le lingue del mondo.

Betlemme, sotto il cielo di dicembre, appare più che mai come la città del presepio. Le sue antiche strade richiamano già dal nome le scene evangeliche legate alla nascita di Gesù: la via della Stella (l’antica strada che collegava Betlemme con Gerusalemme), la via della Mangiatoria, la via dei Pastori, la via della Grotta del Latte (dove si ricorda Maria che allatta il Bambino).

Tra i tanti luoghi legati alla Natività, ce n’è uno speciale, che ci aiuta a vivere tutta la magia del Natale: il Museo internazionale della Natività, una delle collezioni più ricche e interessanti di presepi provenienti da tutto il mondo. La sede del museo si trova a pochi minuti dalla basilica, nel complesso dell’Opera salesiana di Betlemme. L’edificio che ospita oltre 200 rappresentazioni della natività vanta una storia secolare e particolarmente significativa per Betlemme. Si tratta infatti del vecchio orfanotrofio cattolico voluto da don Antonio Belloni nel 1863, uno dei luoghi dove per oltre un secolo è stata curata e assistita l’infanzia abbandonata della città.

Visito il museo assieme a Sara, una volontaria italiana che per conto dell’organizzazione non governativa Volontariato Internazionale per lo Sviluppo (Vis) affianca i salesiani nella gestione della struttura. «Il museo è composto da dodici sale e la sua realizzazione è stata possibile grazie alla sponsorizzazione dell’Unesco, l’agenzia dell’Onu per la cultura. Il complesso è stato inaugurato nel 1999, presente l’allora presidente dell’Autorità nazionale palestinese Yasser Arafat e l’allora presidente del Consiglio italiano Massimo D’Alema. Tutte le opere presentate sono state donate da artisti e collezionisti privati.Visitarlo è compiere un viaggio nelle tradizioni del Natale di molti Paesi del mondo».

Nelle teche del museo sono in esposizione preziosi presepi in legno, in stile napoletano, sacre famiglie in cartapesta, statue rivestite di sete  preziose dalle Filippine, terrecotte, porcellane finissime, austere natività africane e gioiose rappresentazioni latinoamericane, sculture in pietra e perfino vetrate dipinte e sfere di vetro rotanti. Insomma, il genio creativo dell’uomo applicato al tema della nascita di Cristo.

«Il museo – spiega la nostra "guida" – è stato realizzato grazie all’interessamento all’intervento di Alfredo Troisi, promotore della Rassegna internazionale del presepe nell’arte e nella tradizione, che si svolge ogni anno all’arena di Verona. L’ultima sala è dedicata all’esposizione di alcune delle creazioni del Centro artistico salesiano, il Centro di formazione all’artigianato artistico annesso all’Opera salesiana di Betlemme. Un luogo dove i ragazzi si formano nell’antichissima arte di lavorare legno d’ulivo, ceramica e madreperla. Peccato che…».

Peccato cosa? «L’idea dei salesiani di Betlemme era di farne un centro al servizio del pellegrini. E nell’anno del giubileo effettivamente è stato così. Ma con la seconda intifada i pellegrini sono spariti e siamo stati costretti a chiudere il museo. Ora che i pellegrinaggi sono ripresi ci auguriamo di poter nuovamente offrire ai visitatori l’opportunità di vedere le nostre opere. Ma non è facile, perché Betlemme è sempre più città di passaggio e solo una minima parte dei gruppi si ferma per una o più notti. Per questa ragione vorremmo lanciare un appello ai pellegrini, alle guide e alle agenzie di tutta Italia: prevedete una visita al nostro museo. Si tratta di un modo concreto per aiutare la comunità cristiana di Betlemme e di entrare in contatto, proprio nella città del Natale, con una straordinaria ricchezza artistica e di fede».

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