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Le croci di Betlemme, teologia nella roccia

padre Eugenio Alliata ofm
19 settembre 2008
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Tutti i pellegrini, e quanti amano la Terra Santa, conoscono bene il simbolo delle cinque croci, disposte secondo lo schema della «croce cosmica», che accompagna da secoli la presenza del cristianesimo in Terra Santa. I quattro bracci principali, di uguale forma e lunghezza, marcano la divisione del mondo in quattro parti, secondo i punti cardinali, mentre le quattro croci più piccole  indicano l’universalità della salvezza attraverso la morte redentrice di Cristo.

Sollecitano i più curiosi le varie forme di croci usate da altre istituzioni e in particolare dalle confessioni orientali: per esempio quella di Malta con i suoi bracci triangolari e le estremità appuntite, quella armena dai fasci di fogliame che ne avvolgono il basamento, quella copta le cui quattro estremità si aprono a formare tre lobi contrapposti.

Nelle nostre città moderne si ha forse qualche volta paura di mettere troppo in vista la croce, ma in Terra Santa, in certe parti almeno, il simbolo della croce è diffuso. Per rendersene conto, basta spingersi per i vicoli del quartiere cristiano di Gerusalemme o di Betlemme, o di qualunque altra delle aggregazioni cristiane rimaste nella terra di Gesù.

A Betlemme, per esempio, se si prende la strada che scende a lato dell’Ospizio francescano (Casa Nova) in direzione di Beth Sahur e poi si risale per El-Atan in direzione della «Casa di san Giuseppe», si arriva a un certo punto a un gruppo di case dalle caratteristiche assolutamente peculiari. La maggior parte delle case di Betlemme sono state recentemente restaurate con grande cura in occasione del Giubileo. Sulla destra si succedono, adiacenti l’una all’altra, due o tre abitazioni diverse, solidamente fondate sulla viva roccia. Paiono opera del secolo XVIII e XIX. Su tutte le porte domina scolpito il simbolo della croce. In un caso (forse il più antico) il segno è rappresentato da due semplici linee incavate che si intersecano vicendevolmente, un’altra volta è composto invece da un disegno in rilievo più accurato che segue sostanzialmente il modello delle quattro braccia uguali contenute in un cerchio. Una terza volta la croce, dalle estremità espanse, si presenta fissata su di una protuberanza trilobata nella quale bisogna vedere la roccia del Golgota, mentre i due luminari creati (il sole e la luna) fiancheggiano sui due lati il patibolo glorioso. Quattro piccole foglie sembrano germogliare e voler distendersi alla luce e all’aria in forma di raggiera dal centro stesso della croce, vera fonte della vita. Di fronte, sulla sinistra della via, c’è una abitazione più recente edificata nel caratteristico stile «neo-orientale», tipico della fine del XIX e inizio del XX secolo. La decorazione dell’architrave sopra la porta centrale, decisamente più ricercata e complessa delle altre, comprende una croce di forma più «latina» al cui fusto centrale è annodato, per mezzo di un bel nastro a borchie in rilievo, un lungo e sinuoso tralcio di vite che copre tutta la luce della porta sui due lati. Nel centro il germoglio si sviluppa con ampio fogliame mentre sui lati si trovano scolpiti dei fiori. Anche qui è presente il concetto della croce come «albero della vita».

Si può girare per altri quartieri di Betlemme, fermandosi magari particolarmente al Hosh al-Deik, che si trova nelle immediate vicinanze della piazza della basilica, a sud, e ritrovare ancora questi medesimi temi (che possiamo a ragione chiamare teologici oltre che decorativi) rivissuti in tante forme differenti.

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