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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.
Non solo pellegrinaggi, che pure restano il principale scopo di un viaggio in Terra Santa, ma anche l'incontro con le realtà locali che patiscono povertà e incertezza per il futuro.

Il turista e il prossimo suo

Carlo Giorgi
6 maggio 2008
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Il turista e il prossimo suo
Gruppetto di turiste con una guida locale in un giardino pubblico di Ramallah (Territori palestinesi).

Ci sono due strade diverse che portano i turisti a Gerusalemme: la prima è larga e sempre più trafficata; ed è quella dei grandi tour operator; dei pellegrinaggi «standard» che trasportano comitive di tutto il mondo a pregare nei santuari della cristianità. La seconda strada è invece stretta; ed è quella che passa per città palestinesi e israeliane esterne ai circuiti turistici più tradizionali. Regioni di meravigliosi uliveti, villaggi rurali, ma anche una povertà estrema dovuta anche alla completa assenza dell’indotto turistico. È su questa seconda strada che ha deciso di puntare il cosiddetto «turismo responsabile», un’idea di turismo promossa in Italia dal network di Aitr (Associazione italiana di turismo responsabile) che vede il viaggio non tanto come un «prodotto da vendere» quanto un momento di incontro tra chi viaggia e chi accoglie; e ha come regola d’oro l’utilizzo di piccoli alberghi e l’ospitalità in famiglia, per garantire lo sviluppo economico locale.

Da tre anni l’agenzia Viaggi & miraggi di Padova propone un viaggio di turismo responsabile in Palestina, (con ben sei partenze durante l’anno) che ha il merito di portare i turisti a scoprire una Terra Santa del tutto inedita. «Il nostro viaggio, infatti, fa tappa a Hebron dove i turisti hanno la fortuna di incontrare gli studenti dell’università locale – racconta la guida Lawad Bassima, italo-palestinese responsabile di Al Quds, istituto di cultura con sede a Padova -. A Hebron si trovano anche le tombe dei patriarchi; è un sito archeologico e religioso importantissimo. Ma nessun turista ci mette più piede da anni per via della tensione tra arabi ed israeliani. Portarci una comitiva significa dare lavoro e speranza alla gente. A Hebron si mangia bene spendendo anche solo due euro, mentre a Gerusalemme a volte ne occorrono venti. Segno che in alcuni posti della Palestina passa così poco turismo da far smarrire anche il significato economico dell’accoglienza. Per garantire lo sviluppo, è fondamentale tornare a visitare tutta la Palestina, non solo la parte più nota».

L’itinerario di Viaggi e miraggi non trascura i luoghi santi della cristianità; al tempo stesso però consente al turista di aprire gli occhi sui problemi della popolazione: «Sono un’araba cristiana e il mio desiderio è che i pellegrini possano incontrare le persone, oltre ai santuari – spiega Lawad Massima -. Andare a conoscere cristiani e musulmani di Palestina, o le associazioni che si occupano di dialogo tra i credenti, è un modo per andare incontro al mio prossimo, come ci ha insegnato Gesù».

Il turismo responsabile, oltre alla Terra Santa, propone viaggi in alcuni altri Paesi del Medio-Oriente. Da segnalare, itinerari di trekking sulla via Licia, in Turchia (www.boscaglia.it), e in Marocco, alla scoperta della vita dei nomadi del deserto, delle realtà dei migranti, delle meravigliose città di cultura araba (www.viaggisolidali.it).

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