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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Nella concretezza tutta umana della vita lungo le rive del Lago di Tiberiade, Gesù chiama un gruppo di pescatori a farsi suoi discepoli. Ma l'invito è per tutti noi.

La chiamata si fa incontro

suor Enrica Serena
18 gennaio 2008
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La chiamata si fa incontro
Particolare della Vocazione di Pietro e Andrea, Duccio di Boninsegna, National Gallery, Washington.

Lago di Galilea. È proprio qui, dove la luce del sole accarezza la superficie quieta dell’acqua e le reti a riva regalano ai pescatori il quotidiano nutrimento, qui, dove l’azzurro lacustre restituisce al cielo il riflesso delle dolci colline palestinesi, qui è ricominciata  – definitiva – la straordinaria storia di alleanza tra Dio e l’uomo.

Qui è risuonata la voce del Maestro «che parla con autorità» (Mc 1,27), l’unico convincente, di cui fidarsi, per il quale è valsa la pena giocare la vita. Colui che per l’uomo ha giocato tutta la sua vita, rivelando così il cuore di Dio.

Qui «il Figlio di Dio si è fatto nostra via» (santa Chiara) e finalmente una strada e una meta sono state donate al cammino dell’uomo.

«Seguite me!»: è la parola che in chiare aurore o in assolati meriggi o in dorati tramonti, lungo il mar di Galilea Gesù di Nazaret rivolse a Simone, Andrea, Giacomo, Giovanni e poi ancora a Levi, Filippo,  Bartolomeo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota.

In quell’invito approda il desiderio più vero di ogni uomo: il cuore umano attende un Tu amante che si affianchi al suo andare e, incrociando la sua confusa ricerca di senso e di felicità, lo attiri, lo introduca in una pienezza d’esistenza, gli sveli il suo destino di gloria.

Le rive del lago di Tiberiade danno un sapore di estrema concretezza e semplicità alla vocazione dei primi discepoli, quasi a suggerire che sarà sempre questa la logica di ogni chiamata: concretezza e semplicità. È l’affascinante mistero che qualifica la «chiamata» cristiana, dove l’incontro sacro tra l’offerta di Dio e la libertà umana si realizza in concretissime coordinate temporali, spaziali, relazionali; la chiamata assume la biografia e la geografia, si inscrive nei contorni di un tempo, di un luogo, di un volto, di…«una riva di lago».

Sì, è sempre la scintilla di un incontro ciò che origina il discepolato. Il Figlio si rivela e il suo sguardo o la sua parola penetrano come «spada a doppio taglio, fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, scrutando i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12). Affacciatosi sulle sponde di un piccolo lago, progressivamente svelatosi, folgorante nell’evento pasquale, è il suo amore che disarmò e conquistò i dodici. Da allora, lungo i secoli, è lo stesso personale e folle amore che ha continuato a raggiungere e afferrare una schiera innumerevole di uomini e donne, spingendo a lasciare ogni cosa per seguire lui, il Signore Gesù. Ed è la stessa esperienza di comunione vissuta con lui la testimonianza che tutti  i santi consegnano: «Oh, come è santo, come è delizioso, piacevole, umile, pacifico, dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello e figlio, il quale offrì la sua vita…» (san Francesco); «Te veramente felice! Ti è concesso di aderire con tutte le fibre del cuore a Lui…Il suo amore rende felici, la sua soavità pervade tutta l’anima, il ricordo brilla dolce nella memoria» (santa Chiara).

La vocazione, che è essenzialmente sequela di Gesù, è veramente regalo per tutti. Nessuno ne è esente. Non c’è uomo sulla terra a cui Dio non rivolga la sua chiamata, a cui sia negata la possibilità di rivivere la stessa avventura che un giorno i Dodici iniziarono sulle rive del lago per «comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza ed essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef  3,18-19).      

E se la chiamata è incontro, è sempre un incontro reale, che si dà nella carne; è offerto col linguaggio della storia che il Dio di Gesù non cessa di assumere. Il Vangelo apre orizzonti al desiderio umano suscitando quella risposta – unica ed irripetibile!- che ciascuno poi darà nella sua storia, a partire dalla situazione, dalla «riva», in cui si trova. Sono proprio la qualità, la radicalità, la creatività, la fedeltà con cui si corrisponde all’amore fattosi vicino in Gesù, che sempre trasformeranno l’esistenza, aggiungendo sorprendenti capitoli… alla storia di alleanza tra Dio e l’uomo!

(L’autrice è claustrale nel monastero Santa Chiara, a Milano

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