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Il francescano fra Anselmo Paparella per trentacinque anni è stato il responsabile del cimitero latino del Cairo, un incarico che lascia proprio in questo mese di ottobre.

Il guardiano della città dei morti

02/10/2007  |  Milano
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Il guardiano della città dei morti
Fra Anselmo Paparella.

L’appuntamento è fissato per il 4 ottobre: a nome della Custodia di Terra Santa fra Anselmo Paparella consegna il cimitero latino del Cairo alla Provincia francescana d’Egitto, che da ora in avanti ne avrà cura. Per lui sarà l’ultimo giorno di lavoro da custode del camposanto. Giorno e notte ha montato la guardia perché tutti dormissero sonni tranquilli, sia i morti nelle loro cappelle, sia i vivi che da anni hanno lasciato il Paese.

Conosco fra Anselmo dal ‘73, da quando andai al cimitero monumentale di Shatby ad Alessadria, dove cominciò il suo impiego da custode. Berretto in testa, jeans, sigaretta in bocca e i cani che gli stanno alle calcagna. Così l’ho visto in quell’occasione e così lo ritrovo ogni volta. Sempre concentrato nella guida della sua Fiat Uno con la quale raggiunge il cimitero ogni mattina alle otto. La sua colazione la divide con i cani: sono animali indispensabili, soprattutto la notte, quando i ladri tentano di rubare i morti o violare le tombe.

Quando fra Anselmo arrivò nel cimitero del Vecchio Cairo, che sorge vicino all’imponente acquedotto, vi trovò la metà del terreno libero. Con l’aiuto del capomastro Muhammad Ramadan cominciò a costruire cappelle funerarie, chiamate «ville». Sono centinaia, di diverse dimensioni nell’antico stile egiziano. Hanno la parte inferiore destinata ai morti, mentre in quella superiore i vivi si ritrovano alla vigilia delle festività per ricordare le gesta dei loro cari. Grazie al paziente lavoro di fra Anselmo il cimitero latino del Cairo ha riacquistato il suo antico splendore e un’aria ordinata: viali alberati, marciapiedi puliti, corridoi e cappelle numerate. E poi il suo lavoro metodico, la sua presenza costante, giornaliera, il suo controllo di tutto quello che avviene nel recinto, fanno di lui una persona rispettata dai tanti francesi e italiani che gli affidano i propri cari defunti prima di lasciare l’Egitto.

Lo scorso 17 luglio, in occasione dei 50 anni di vita religiosa di fra Anselmo, la comunità francescana di San Giuseppe ha celebrato con lui una messa di ringraziamento, presieduta dal Custode di Terra Santa. Per l’occasione fra Anselmo ha chiamato solo qualche amico e non ha voluto tanti fronzoli: niente celebrazione cantata, né manifestazioni esterne. Semplice, impassibile come quando accompagna un corteo funebre. Fa le condoglianze ai parenti e con uno sguardo ricorda agli operai, che stanno sigillando la tomba, di lasciarli in pace.

Così viene da chiedersi: come ha fatto fra Anselmo a passare 35 anni, quasi la metà esatta della sua vita, come responsabile dei cimiteri latini di Terra Santa di Alessandria e del Cairo? Che cosa farà adesso: continuerà la sua missione oppure andrà in pensione? Lui intanto rassicura tutti coloro che hanno dei cari sepolti nel «suo» cimitero: anche dopo di lui saranno rispettati.

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