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Dopo otto giorni di vaggio i pellegrini lasciarono Israele con le lacrime agli occhi...

Un pellegrinaggio speciale insieme con novanta sordomuti

padre Mario Tangorra
1 aprile 2007
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Un pellegrinaggio speciale insieme con novanta sordomuti
Una foto d'archivio del gruppo di pellegrini sordomuti in partenza per la Terra Santa nel settembre 1984.

La recente canonizzazione di don Filippo Smaldone – un sacerdote napoletano proclamato santo da Benedetto XVI il 15 ottobre 2006 e che spese gran parte della sua vita (1848-1923) nell’evangelizzazione e nella cura dei sordomuti – mi ha riportato alla mente il pellegrinaggio in Terra Santa organizzato nel settembre del 1984 per un gruppo di novanta persone sordomute: era la mia prima esperienza del genere.

La richiesta di organizzare un tale viaggio, arrivò al nostro Ufficio pellegrinaggi della delegazione di Terra Santa a Roma, dai religiosi della Piccola missione per sordomuti di Bologna. L’impegno era delicato e difficile: la particolare condizione fisica e il numero elevato dei partecipanti non rendeva agevole muoversi nei tanti santuari e nelle vie strette di Gerusalemme. Inoltre bisognava trovare un linguaggio adatto sia per le visite ai Luoghi Santi sia per l’illustrazione storica e per la riflessione spirituale. Dovevamo pensare anche a come non annoiare novanta persone nei lunghi tragitti in pullman ed era necessario offrire loro una spiegazione adeguata delle località che si incontravano lungo il viaggio.

Un’altra grande difficoltà la si poteva trovare negli aeroporti, specialmente a Tel Aviv, dove le formalità di sicurezza sono così assillanti e minuziose da confondere chi ha la lingua per rispondere… figuriamoci chi è sordomuto!

Mi affidarono l’organizzazione di questo particolare pellegrinaggio e mi misi all’opera con entusiasmo: per far conoscere facilmente i santuari e stilare allo stesso tempo un programma del viaggio, preparai una piccola guida dei Luoghi Santi da distribuire ad ogni partecipante, utile per chi non riusciva a vedere la spiegazione con i segni della guida specializzata. Durante le visite infatti io spiegavo con il parlato rivolto a tutti, mentre un sacerdote della Missione traduceva nel linguaggio dei sordomuti.

Qualche giorno prima di partire, mi sono messo in contatto con le autorità di polizia e di dogana di Tel Aviv per segnalare l’arrivo di questo particolare gruppo, facendo tante raccomandazioni perché facilitassero i controlli. Il successo del pellegrinaggio è stato grande, tanto per l’organizzazione come per la gioia, per la soddisfazione e in particolare per il frutto spirituale dei partecipanti. La loro presenza è stata ovunque una testimonianza di fede. Dopo otto giorni di viaggio, i nostri cari pellegrini hanno lasciato quella terra con le lacrime agli occhi: per loro era stato un sogno poterla visitare.

Era bello vederli tra loro scherzare o raccontarsi delle barzellette quando eravamo a tavola o in un bar. Vi assicuro che mi ero abituato a capirli e ridevo delle loro battute. I nostri francescani, custodi dei santuari, hanno riservato a quei «prediletti figli di Dio» un’accoglienza amorosa, ricca di calore e affetto. Così mi scriveva una suora del gruppo: «In un raduno avvenuto a Bologna presso la nostra Casa, dopo il pellegrinaggio, abbiamo potuto notare che quel santo viaggio è stato per loro un’esperienza unica, capace di procurare una gioia tutta nuova e contagiosa. Molti infatti si chiedono quando si potrà ripetere un tale viaggio?».

Sono passati tanti anni e fra non molto torneremo con altri non udenti in Terra Santa. Al nostro ufficio di Roma è arrivata la richiesta di organizzare un nuovo viaggio per altri cinquanta sordomuti. L’esperienza maturata nel 1984 servirà di certo per questo nuovo speciale cammino.

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