
Nel dopoguerra gli ebrei salvati dall’industriale tedesco si impegnarono perché in Israele fossero riconosciuti ufficialmente i suoi meriti. Ma le cose non andarono secondo i piani. E Schindler, in vita, non ottenne la qualifica di Giusto tra le Nazioni.
Aveva iniziato la sua carriera di imprenditore nazista con pochi scrupoli e l’idea di assumere manodopera ebraica perché costava pochissimo, ma via via che la guerra e le atrocità proseguivano, scelse di lottare con tutte le forze per salvare i suoi 1.100 lavoratori dai campi di sterminio cui erano destinati.
È la storia di Oskar Schindler, universalmente nota grazie al film di Steven Spielberg del 1994, Schindler’s List, vincitore di sette premi Oscar.
Meno noto è invece ciò che accadde al suo protagonista alla fine del conflitto: l’imprenditore-eroe aveva infatti perso tutti i suoi averi e trascorse i primi anni del dopoguerra in una Germania nella quale non riusciva più a trovare il proprio spazio, tanto che nel 1949 partì per cercare fortuna in Argentina.
Ma anche l’avventura sudamericana fu un mezzo disastro e Schindler fece ritorno in Europa.
Nel 1957 a Gerusalemme fu inaugurato lo Yad Vashem per preservare la memoria dei 6 milioni di ebrei uccisi durante il genocidio e ricordare i Giusti tra le Nazioni.
Schindler aveva mantenuto rapporti stretti con gli Schindlerjuden, i «suoi ebrei», molti dei quali dopo la guerra erano emigrati in Israele, e furono proprio loro a caldeggiare la sua nomina a Giusto. Fu così invitato a piantare un albero di carrubo nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem il 1° maggio 1962, in una cerimonia collettiva con altre undici persone. Non era ancora la vera e propria nomina a Giusto, perché la medaglia e l’attestato dell’onorificenza sarebbero stati consegnati nel 1963, ma sarebbe stato il riconoscimento dell’impegno da lui profuso per gli ebrei e avrebbe potuto offrirgli quel riscatto che Oskar non riusciva più a trovare nel lavoro.
Atterrò all’aeroporto di Tel Aviv il 28 aprile e l’accoglienza fu straordinaria: ad attenderlo c’erano 300 Schindlerjuden che si precipitarono a stringergli la mano, molti in lacrime. Ben presto però gli giunse una brutta notizia: lo Yad Vashem aveva deciso di non fargli piantare il suo albero insieme agli altri Giusti. Natan Wurzel e Julius Wiener, due ebrei che avevano incrociato il cammino di Oskar a partire dal lontano 1939, lo accusavano infatti di averli fatti malmenare dai nazisti e il primo sosteneva anche che Schindler si fosse appropriato dei macchinari di sua proprietà per avviare la fabbrica di Cracovia nella quale avevano lavorato gli Schindlerjuden. La commissione che consegnava le onorificenze temeva che i due potessero rovinare l’evento collettivo e, quindi, chiese a Oskar di piantare il suo albero da solo, l’8 maggio, in una cerimonia a parte.
Ma la vera brutta sorpresa arrivò alla fine del 1963, in una lettera dello Yad Vashem nella quale si diceva che le testimonianze raccolte sulla disputa con Wurzel e Wiener erano inconcludenti (la vicenda non fu mai chiarita) e che, data la situazione, non poteva essergli assegnata l’onorificenza di Giusto. Sarebbe morto il 9 ottobre 1974 senza averla ricevuta.
Fu sepolto nel cimitero cattolico sul Monte Sion, unico membro del Partito nazista a riposare in Israele. Solo nel giugno 1993 lo Yad Vashem dichiarò Emilie e Oskar Schindler Giusti tra le Nazioni e la moglie ricevette la medaglia con entrambi i nomi e la scritta «Chi salva una vita salva il mondo intero».
Terrasanta 5/2026
Il sommario dei temi toccati nel numero di settembre-ottobre 2026 di Terrasanta su carta. Nelle sedici pagine centrali del Dossier suor Maria della Trinità, la mistica clarissa di cui è in corso la causa di beatificazione a Gerusalemme.
Suor Maria della Trinità, mistica e clarissa a Gerusalemme
Il 2026 concentra tre elementi che rendono la storia di questa monaca particolarmente attuale: il centenario della sua conversione; la fase diocesana della causa di beatificazione; l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, di cui la vocazione clariana di Luisa è in qualche modo frutto.
























