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Meditare, un verbo di movimento

fra Matteo Brena ofm
6 luglio 2022
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Meditare, un verbo di movimento
Beato Angelico, Vergine annunciata (dettaglio), 1450-1455 ca., Institute of Arts, Detroit (Usa)

Riunire, mettere d’accordo, comporre: come in un mosaico abbiamo bisogno di trovare senso e unità per tutte le tessere, gli elementi della nostra vita. In questo, Maria ci insegna, umile e grata, che meditare è tutt’altro che un’azione statica.


Come spesso accade nei pellegrinaggi, dopo essere partiti nel cuore della notte dalla propria casa, dopo un lungo viaggio tra volo aereo, scali e tragitti in autobus, si approda alla città di Nazaret o di Betlemme dove l’itinerario all’interno del «Quinto Vangelo» (come papa Paolo VI chiamò la Terra Santa – ndr) ha veramente inizio.

Partire per un itinerario di fede da una di queste due città non è un caso. La casa di Maria e la grotta della Natività sono i luoghi per eccellenza che permettono di meditare il mistero dell’Incarnazione del Dio che si fa vicino e Parola che è in grado di mettere in movimento l’esistenza di ogni uomo. È inevitabile quindi partire per il viaggio dalla figura di Maria che da buona «padrona di casa» consegna al pellegrino il verbo giusto per accogliere i «segni» della Terra Santa: meditare.

Apparentemente questo verbo richiama una situazione di raccoglimento e di staticità, ma in realtà non è così. È infatti il primo verbo di movimento necessario per tutti coloro che vogliono comprendere e fare della loro vita un percorso ricco di senso e di significato. L’evangelista Luca, nel secondo capitolo, ci presenta l’arrivo dei pastori che trovano Maria, Giuseppe e il bambino Gesù che giace nella mangiatoia e dopo averlo visto, pieni entusiasmo, raccontano ad altri la loro esperienza.

A proposito di Maria, l’autore annota con poche ma dense parole che: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Meditandole, è traducibile dal greco con «e le confrontava». Maria ci insegna che attraverso la meditazione grata e umile degli eventi della vita, essi vengono uniti, accettati anche se a volte non compresi, guardati e confrontati nella loro complessità e ampiezza. L’atteggiamento di Maria non è solo quello di una persona dedita alla preghiera e non si limita al semplice meditare statico, ma è un movimento che mette insieme, avvicina parti separate, incastra tra loro pezzi diversi come in un mosaico.

Nella mentalità comune il custodire è inteso come l’atteggiamento di chi, avendo scoperto qualcosa di prezioso, lo vuole proteggere vegliandolo con attenzione. Nei racconti biblici si custodisce ciò che è importante e possiamo dire che solo ciò che è custodito può essere meditato! Maria, dopo gli eventi di Betlemme, dovrà continuare a custodire nel suo cuore tanti altri eventi e tra questi le parole di Gesù a Gerusalemme in occasione del suo smarrimento e ritrovamento tra gli anziani del tempio. Il «custodire nel cuore» è spesso parallelo al «fare memoria», dove la memoria non è il mero ricordo. Nella Torah significa richiamare continuamente al proprio cuore e alla propria mente la bontà delle azioni di Dio e delle sue promesse. D’altra parte, per l’uomo, il fare memoria è un riattualizzare qualcosa di continuo, nella quotidianità e nei gesti di ogni giorno.

Ancora oggi a Betlemme agli occhi del pellegrino appaiono le situazioni paradossali che sono in un certo modo eco di quelle che Maria ha dovuto meditare nel suo cuore. Il muro di cemento che circonda e chiude la città negando il posto alla vita; uomini e donne che aprono spazi per accogliere gli orfani e gli indifesi; la brillantezza dei mosaici della basilica della Natività che raccontano la stirpe davidica. Per comprendere il mistero di fragilità e bellezza di Betlemme e del suo messaggio è necessario riunire e mettere d’accordo tutta questa realtà diversa e frammentata.

Maria ci suggerisce silenziosamente come dobbiamo avvicinarci alle nostre situazioni paradossali della vita, come sono state, ad esempio, per lei la visita dei pastori e dei magi alla mangiatoia di Betlemme e, qualche giorno dopo, la fuga verso l’Egitto a seguito del sogno fatto da Giuseppe. Quante volte sperimentiamo che la ragione umana e anche il «dio dei manuali» sono spesso insufficienti per darci la forza per comprendere e affrontare gli interrogativi che popolano la nostra vita; interrogativi mai riducibili a casi facilmente risolvibili, ma sempre nuovi e inaspettati che non si risolvono con risposte preconfezionate.

Abbiamo bisogno di trovare senso e unità a tutte le tessere di mosaico che ci sono nella nostra vita e che nell’immediato sembrano non essere utili per comporre una figura chiara o qualcosa di buono. Questo può avvenire accogliendo e facendo proprio, come ha fatto Maria, il verbo meditare.

(Fra Matteo è Commissario di Terra Santa per la Toscana)

 

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