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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Il Vangelo, parola che risuona

fra Francesco Ielpo
27 agosto 2019
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Il Vangelo, parola che risuona
San Francesco riceve le stimmate, Giotto, 1295-1299 circa, dettaglio affresco, Basilica superiore di San Francesco, ad Assisi

Dio ha rotto il silenzio in Gesù Cristo e continua a dire il suo amore per ciascuno di noi. Per questo in Terra Santa, oltre al testo del Vangelo, è utile avere con sé un diario per annotare le «risonanze» della Parola nella nostra vita.


Per ben tre volte, la regista Liliana Cavani si è cimentata nel proporre san Francesco attraverso la narrazione filmica. Nell’opera del 1989, attraverso i ricordi di Chiara e dei primi compagni, viene raccontata la vita del santo dalla conversione fino alla morte.

Interessante è la scena del monte La Verna – prima di ricevere le Stimmate – dove la regista ci presenta un Francesco provato, sofferente e in piena crisi. È allo stremo delle forze e gli sembra di non poter più sopportare la situazione in cui si trova. Francesco urla verso Dio: «Parlami!». Più volte, quasi alle lacrime, implora una parola da parte di Dio. Ha bisogno di sentire la sua voce, ha bisogno di una parola che illumini la situazione che sta vivendo. L’uomo da sempre cerca una parola, la Parola.

Qualche anno fa, in occasione della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, papa Benedetto XVI tenne una meditazione dal titolo «Dio ha parlato. Ma come può saperlo l’uomo?». E soffermandosi sul significato del termine evangelium diceva: «Dietro il silenzio dell’universo, dietro le nuvole della storia c’è un Dio o non c’è? E, se c’è, questo Dio ci conosce, ha a che fare con noi? Questo Dio è buono, e la realtà del bene ha potere nel mondo o no? Questa domanda oggi è così attuale come lo era in quel tempo. Tanta gente si domanda: Dio è una ipotesi o no? È una realtà o no? Perché non si fa sentire? “Vangelo” vuol dire: Dio ha rotto il suo silenzio, Dio ha parlato, Dio c’è. Questo fatto come tale è salvezza: Dio ci conosce, Dio ci ama, è entrato nella storia.

Gesù è la sua Parola, il Dio con noi, il Dio che ci mostra che ci ama, che soffre con noi fino alla morte e risorge. Questo è il Vangelo stesso. Dio ha parlato, non è più il grande sconosciuto, ma ha mostrato sé stesso e questa è la salvezza».

Dio ha parlato e ha rotto il grande silenzio. Dio, nella persona di Gesù, ha detto – e continua a dire – il suo amore per ciascuno di noi.

Senza questa parola, senza questa «buona notizia», non si può vivere con speranza.

La Terra Santa è il luogo di questa strepitosa e inaspettata rivelazione; è il luogo della parola che Dio ha rivolto e continua a rivolgere all’uomo. È la terra della salvezza perché qui Dio si è mostrato, è entrato nella storia, ci ha parlato e ha manifestato tutto il suo amore per noi fino alla croce.

Il cuore dell’uomo è abitato dall’urlo rivolto al Cielo: «Parlami!» e da sempre i pellegrini si sono messi in cammino fino a Gerusalemme per sentire ancora una volta una parola di salvezza, una «buona notizia» data alla loro vita.

Ecco perché sono sempre più persuaso che bisognerebbe camminare verso la Città Santa tenendo in una mano il Vangelo e nell’altra un diario. In una mano le «fragranti» parole (come le amava chiamare san Francesco) cioè «le parole del Signore nostro Gesù Cristo, che è il Verbo del padre, e le parole dello Spirito Santo, che sono spirito e vita» (Regola non bollata 22,39). E, nell’altra mano, un diario dove appuntare le «sante parole» che ciascuno riconosce come rivolte personalmente a lui perché in quel preciso momento illuminano il cammino e danno «spirito e vita». Infatti, il Vangelo, la buona e definitiva notizia, è la persona di Gesù Cristo, Verbo di Dio fatto uomo.

A Betlemme, nel complesso della basilica della Natività, si trova la cappella crociata di san Girolamo. Qui il santo dottore della Chiesa trascorse gli ultimi anni della sua vita traducendo la Bibbia in lingua latina a pochi metri dal luogo dove il Verbo, la Parola di Dio, si manifestò al mondo. Nel prologo al commento del profeta Isaia san Girolamo scrive: «Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo».

Il pellegrinaggio in Terra Santa è un’ottima occasione per conoscere sempre più Gesù, per entrare in familiarità e amicizia con Lui attraverso la lettura della Parola nel luogo dove la stessa Parola si è rivelata; e, tuttavia, un pellegrinaggio nella Parola è possibile ovunque.

«Dio ha parlato, ma come può saperlo l’uomo?», diceva papa Ratzinger. Il Vangelo, infatti, non può essere letto come qualsiasi altro testo. Il concilio Vaticano II afferma: «La sacra Scrittura deve esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta» (Dei Verbum n. 12). Senza un tale criterio interpretativo, ci ricorda san Francesco, essa rimane «lettera morta» e mortificante, che non dona «spirito e vita».

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