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Francesco Lorenzi. La nostra strada verso il sole

Giuseppe Caffulli
23 novembre 2016
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Francesco Lorenzi. La nostra strada verso il sole
Un poster dei The Sun. (foto Silvia Dalle Carbonare)

Già affermati musicisti, a un certo punto i The Sun iniziano un cammino di conversione, che li porta a raccontare la fede (e la Terra Santa) in musica. Abbiamo incontrato il leader del gruppo.


Se vi fate un giro su YouTube, il metro che oggi, tra i più giovani, contribuisce a misurare la popolarità, troverete video che hanno ben più mezzo milione di visualizzazioni e decine di migliaia di condivisioni. Troverete performance in inglese di qualche anno fa, quando i The Sun erano una affermata band punk-rock e giravano mezzo mondo nei circuiti della musica alternativa. E video recenti, in italiano, che danno un’immagine totalmente diversa di questo gruppo vicentino: un’immagine solare, pulita, piena di energia positiva.

Raccontare la vicenda dei The Sun significa necessariamente dire di un «prima e un dopo». Di un prima legato appunto alla frequentazione di un mondo che ha portato Francesco Lorenzi, Matteo Reghelin, Riccardo Rossi e Gianluca Menegozzo sull’orlo di un baratro esistenziale. Di un dopo fatto di una profonda revisione di vita (certo faticosa e dolorosa) e dell’apertura ad una dimensione spirituale che li ha portati a diventare l’esempio di come rock e fede non siano dimensioni antitetiche. Un cammino che si è alimentato anche attraverso l’esperienza della Terra Santa, dove sono stati prima pellegrini e poi protagonisti di concerti e iniziative.

Incomincerei dalla fine. Dall’esperienza della Giornata della Gioventù (Gmg) di Cracovia, in Polonia a fine luglio. Siete stati l’unica band italiana invitata per suonare davanti a centinaia di migliaia di giovani. Cosa avete portato a casa da questa esperienza?
Grazia, speranza e forza. Il venerdì sera in piazza Szczepanski svariate migliaia di giovani hanno cantato le nostre canzoni talmente forte da sovrastare l’impianto audio. C’era una energia positiva esplosiva fatta di entusiasmo, di sorrisi, di pienezza. Respirare quella vivacità autentica e libera ci ha profondamente commossi e ci ha anche confermati nel nostro cammino professionale spregiudicatamente controcorrente. Non è facile essere i The Sun, ma è quanto di più bello potessimo scegliere. Per non parlare poi della domenica al Campus Misericodiae! Suonare e pochi minuti dopo prestare la voce alla parola di Osea, in uno dei passi dell’Antico Testamento che più mi tocca il cuore durante una delle celebrazioni più significative vissute finora, è stato un dono specialissimo del Signore che ricorderò per sempre con immensa gratitudine.

Negli scorsi anni, avete partecipato a diversi eventi ecclesiali in Italia e all’estero… Qualcuno vi definisce una band cristiana. A voi sta bene questa definizione o la sentite stretta? Siete entrati in contatto con altri artisti che cercano di fare musica parlando di fede e di valori?
L’etichetta di Christian rock band tende, come ogni definizione sensazionalistica coniata da esigenze giornalistiche, a ghettizzare, senza promuovere. Noi siamo semplicemente dei cristiani che suonano musica rock. In Italia ci sono diversi artisti nell’ambito emergente e/o dilettantistico che scelgono di parlare di fede, ma purtroppo quasi nessuno in quello professionale.

Nella vostra esperienza avete vissuto due vite: una «spericolata» ma che ha lasciato un vuoto profondo. Poi una seconda, che nasce dalla presa di contatto con la vera essenza delle cose… Cosa ti resta del tuo vecchio mondo? Cosa ti aspetti del nuovo?
Del vecchio mondo mi resta la forza di volontà, la tecnica musicale, l’energia, l’esperienza e la perseveranza. Del nuovo… in questi anni ho sperimentato sulla mia pelle e visto esprimersi su migliaia di persone talmente tanto Bene che non metto più alcun limite alla Provvidenza.

Ogni cambiamento passa attraverso una spogliazione. San Francesco ha abbandonato la sua vita precedente, spogliandosi perfino dei vestiti… Tu di cosa hai dovuto spogliarti?
Mi sono spogliato tante volte e mancano ancora vari indumenti da levare. C’è un cammino che quando comincia pare non finire mai. Mi sono spogliato delle mie sicurezze professionali, del nome che mi ero fatto, della maschera che indossavo e che piaceva a molti, del rispetto che avevo ottenuto, dell’essere guardato con desiderio, del sesso usa e getta, della pornografia, della carne e di tutti quei cibi fatti solo per avidità dell’uomo, dell’orgoglio, della vanagloria… e molto altro che ho descritto accuratamente su La strada del Sole.

Tu inizi il libro la Strada del Sole con un capitolo dedicato al Male e al Bene. Oggi, nel mondo, c’è una grande confusione tra bene e male… Tu come vivi oggi questo costante discernimento tra ciò che è umano e ciò che invece ostacola la nostra umanità?
Ad un certo punto del mio cammino mi sono reso conto che la confusione assume caratteri disumanizzanti e pericolosissimi quando la creatura si allontana dal Creatore, ritenendo di avere tutte le facoltà per interpretare e dirigere la propria vita.
Ora la relazione quotidiana con il Signore è diventata la mia bussola. La Parola, la preghiera, l’Eucarestia, l’Adorazione, il rosario, la meditazione, l’ascolto dei fratelli e l’incontro personale, la contemplazione, il rapporto con la natura, sono il mix necessario che mi permette di discernere, di essere felice e vero.

Il vostro sogno di ragazzi era quello di fare musica. E per molti anni avete girato l’Europa come band di punk-rock… Il vostro cambiamento spirituale e artistico ha comportato un prezzo dal punto di vista personale? Ancora oggi in rete si leggono feroci critiche da parte di chi, un tempo vostro fan, non ha approvato la svolta…
C’è sempre un prezzo da pagare quando si fa una scelta di vita come la nostra. Le critiche, anche feroci e violente non solo nelle parole, sono solo una parte di quel «prezzo». Ci tengo però a sottolineare che quanto stiamo ricevendo ora, ripaga quel prezzo il centuplo ogni giorno grazie a una pienezza di vita inestimabile (sotto l’aspetto spirituale, relazionale, artistico e anche professionale!).

Nelle vostre canzoni e nella vostra storia più recente, emergono con forza i temi dell’autenticità e dell’amicizia. Cosa rappresentano per te? 
L’amicizia e l’autenticità maturata nella verità, sono due pilastri per i quali vale la pena vivere e morire. Questo ti fa capire cosa rappresentano per me, anche perché scriverlo ora richiederebbe alcune ore a chi legge questa intervista.

Cosa diresti oggi a tanti giovani che sono smarriti e che cercano una via?
Ci sono molti giovani smarriti, e alcuni di loro lo sanno. Per questi che cercano una via, ma che non vogliono ancora sentire nominare la parola «Dio» o, ancora di più, Gesù Cristo, suggerisco – tra moltissime cose che potrei citare – di spegnere la televisione (possibilmente di venderla o regalarla di modo da evitare il problema in casa), di usare internet solo per cose realmente utili, di smettere di farsi i fatti altrui sui social network, di ritagliarsi un tempo di silenzio ogni giorno, di coltivare con costanza almeno un proprio talento, di investire tempo e forza nell’amicizia, di alimentarsi in modo sano e di smettere di mangiare porcherie che annebbiano mente e cuore, di fare delle esperienze di viaggio in Paesi che noi qui giudichiamo «di serie B» – meglio se per scopi umanitari, di evitare l’alcol anche in piccole dosi (men che meno droga, ecc), di darsi una regola d’amore nella gestione della propria sessualità, di frequentare persone positive e possibilmente felici, di scoprire la natura… Queste piccole ricette, messe assieme, dopo alcuni mesi produrranno degli effetti che apriranno orizzonti ora non immaginabili.

Nelle vostre canzoni (penso a «1972») trattate i temi dell’amore in maniera non banale. In Onda perfetta e Il mio miglior difetto, parlate dei sogni e dei desideri che devono alimentare ogni vita… Come nascono queste canzoni?
Mi è ancora difficile spiegare come nascono le canzoni che scrivo, anche se credo che nascano per servire. So perfettamente che c’è una dose importante e fondante di, chiamiamola, «Presenza», dono che mi viene concesso esterno a me, che non sento assolutamente come merito. Dopodiché io ci metto degli ingredienti tratti dalle esperienze che vivo, un poco di tecnica misurata attraverso una naturale predisposizione alla costruzione melodica e armonica che mi è stata impressa fin da piccolo. Diciamo che quindi fatico a spiegare come nascono le canzoni perché, per la maggior parte, è come se le ricevessi. Io gioco il mio ruolo più che altro svolgendo l’incarico di essere un’antenna pulita e ben sintonizzata.

Nel raccontare la tua, le vostre storie, non hai avuto paura? Mettersi a nudo, dirsi fragili, bisognosi di aiuto… Parlare di sesso, droga, alcool, sballo, senza aver paura di dire che non c’entrano nulla con la felicità…
Ho avuto paura prima di scrivere La strada del Sole, cioè prima di mettermi a nudo in modo assoluto, grave. Fino a quel momento lo avevo fatto ma in modo diverso, più lieve, anche perché le canzoni lasciano spazi all’interpretazione, mentre quel libro no. Sapevo che era un passo definitivo. Quel passo mi ha insegnato che nelle scelte definitive fatte per amore e verità c’è una grazia introvabile altrove. Per questo oggi parlo con tanta serenità di qualsiasi cosa.

Un capitolo toccante della vostra storia è l’incontro con la Terra Santa. Mi raccontate come è avvenuto? Quale importanza ha avuto? Quale canzone esprime meglio questa vostra esperienza?
L’incontro con la Terra Santa è avvenuto in modo inaspettato, in un momento in cui la nostra carriera musicale era tutta proiettata verso il territorio italiano. Al contempo nelle nostre vite non c’era nemmeno lontanamente l’idea di un viaggio in Terra Santa. Come capita talvolta con le cose inaspettate, si è rivelata una delle esperienze più importanti e significative delle nostre vite. Ha ridisegnato il nostro rapporto con noi stessi, con Dio e con l’altro. Da quell’esperienza è nato il disco Luce, ispirato anzitutto da quel viaggio. Di quel nostro album, le parole contenute nel brano Betlemme credo riassumano pienamente il messaggio che oggi ci trasmette la Terra Santa: «Io sono un uomo, libero figlio di un sogno vivo e sono in viaggio. Accolgo il mondo, non mi spavento, e anche se sbaglio, con Te son salvo».

Avete partecipato ad un pellegrinaggio di 200 giovani in Terra Santa. Consigliate anche ad altri questa esperienza? Coltivate il sogno di ripetere questo viaggio?
Nel 2014 prima e nel 2016 per la seconda volta abbiamo lanciato insieme ad alcuni amici sacerdoti e con il nostro fan club Officina del Sole l’iniziativa: «Un invito, poi un viaggio», promossa in collaborazione con il patriarcato latino di Gerusalemme. In seguito al grande interesse che si era manifestato nei confronti della nostra esperienza, abbiamo deciso di condividerla con tanti giovani, ragazzi e ragazze che per tanti motivi difficilmente avrebbero vissuto un viaggio del genere con una diocesi o una parrocchia. Quindi abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura e abbiamo portato oltre 200 giovani, incuriositi dai nostri racconti. È stata un’esperienza straordinaria di condivisione e di Grazia, ma il vero miracolo è stato constatare come tutti in un modo o nell’altro siano tornati da questo viaggio cambiati, con maggiore consapevolezza di se stessi e con una nuova luce negli occhi. È un’esperienza che, a Dio piacendo, ripeteremo, anche se ci vuole il giusto tempo per prepararla e una gran dose di buona volontà e spirito di servizio – perché non siamo un’agenzia viaggi né la pastorale giovanile nazionale!

 


 

Spirito del Sole

Francesco Lorenzi, classe 1982, fa musica fin da ragazzino. Nel 1997 fonda con Riccardo Rossi i The Sun Eats Hours, band punk di successo internazionale. Nel 2007 inizia un percorso di fede personale che pian piano coinvolge gli altri membri del gruppo, portandoli alla scoperta di un nuovo modo di vivere e di fare musica: nascono così i The Sun. 

Autore e compositore della band sin dalla nascita del progetto, con oltre 100 brani da lui firmati, nel 2014 pubblica l’autobiografia La strada del Sole, edita da Rizzoli in Italia e successivamente tradotta in 6 lingue. Tra i dischi più recenti: Spiriti del sole (2010), Luce (2012) e Cuore aperto (2015). 

Terrasanta 6/2016
Novembre-Dicembre 2016

Terrasanta 6/2016

Eccovi il sommario dei temi toccati nel numero di novembre-dicembre 2016 di Terrasanta su carta. Tutti i contenuti, dalla prima all’ultima pagina, ordinati per sezioni. Buona lettura!

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fra Eugenio Alliata ofm

Il restauro dell’edicola del Santo Sepolcro

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